Mine Vaganti nasce da un’idea di Andrea Seganti, psichiatra e psicoanalista che purtroppo qualche anno fa è venuto a mancare, lasciandoci una grande vuoto e anche una ricca eredità. Ho avuto il privilegio di conoscere il dott. Andrea Seganti durante la preparazione della mia tesi all‘università specialistica e rimasi interessata dalla sua teoria delle mine vaganti descritta nel suo libro “Teoria delle mine vaganti. Come maneggiare il lato oscuro della forza“.
Il pensiero di Andrea Seganti
Il pensiero di Andrea Seganti si svolge a partire dalla constatazione dell’inevitabilità di una negoziazione, delle reciproche esigenze tra individui e gruppi sociali. A livello individuale, questo processo è stato descritto, fin dall’inizio della vita extrauterina da studiosi come Stern e Tronick, ma assume grande importanza anche nei rapporti tra gruppi sociali organizzati, dalle forze politiche, ai sindacati, agli stati stessi.
In ognuno di questi casi la negoziazione porta, in misura più o meno estesa, a mettere in secondo piano, con l’accordo di entrambi i partecipanti, i sentimenti negativi derivanti dal mancato allineamento, in una certa misura inevitabile, degli stati d’animo dell’uno con quelli dell’altro. In termini più adulti, essenzialmente sensazioni di inganno e tradimento.
Quando questa operazione riguarda aree piuttosto estese ed importanti della relazione, ma soprattutto non esistono mai occasioni per entrare in contatto con i contenuti messi in secondo piano, si vengono a creare quelle che Seganti definisce mine vaganti, zolle indigerite e impermeabili di esperienza, pronte ad “esplodere” laddove, nonostante gli sforzi dei partecipanti, la relazione giunga ad un momento di crisi. In qualche modo paradossalmente, gli accordi sotterranei organizzati per proteggere la relazione, finiscono per rendere sempre più probabile la crisi, non solo per l’accumulo di sentimenti negativi non elaborati, ma per l’impercettibile, progressiva costruzione di sentimenti derivati, essenzialmente l’aspettativa sempre crescente di un risarcimento da parte di chi ha messo da parte le proprie esigenze, e la sgradevole sensazione di debito da parte di ha accettato il “sacrificio” delle esigenze dell’altro.
La teoria delle mine vaganti
Non poche persone che apparentemente aderiscono alle proposte altrui conservano, infatti, nel profondo del loro animo, la sensazione più o meno sgradevole di subire massicciamente l’influenza delle loro controparti. Rimangono quindi, in attesa del momento in cui verrà riconosciuto loro, il diritto di manifestare una posizione personale e verrà loro ripagato il dispendio di energie e di tempo speso a seguire l’iniziativa altrui. Questa asimmetria nei rapporti interpersonali è, entro una certa misura, un fatto fisiologico che avviene grazie alla formazione di un accordo inconsapevole, tra noi e gli altri, volto a portare in primo piano gli stati d’animo che stabilizzano le nostre relazioni ed a mandare in secondo piano le emozioni contrastanti, in attesa che si creino le condizioni per la loro emersione.
Questi accordi inconsapevoli si stabiliscono, a livello non verbale, già tra madre e neonato permettendo il rapido allineamento degli stati di organizzazione interna dell’uno con quelli dell’altro. Si forma in questo modo fisiologicamente la sensazione di un’identità personale in primo piano legata alla capacità di creare dei rapporti stabili e di una seconda identità, lasciata in secondo piano, che rimane silente e vive in attesa del momento in cui sarà possibile l’espressione delle sensazioni di disagio e l’eventuale richiesta di modificazione degli accordi interpersonali contratti.
La falsificazione degli stati d’animo
Se non vengono create le condizioni culturali adatte per far emergere il contenzioso interpersonale, gli accordi per la stabilizzazione rimarranno in buona parte inconsapevoli e verranno rafforzati dal linguaggio e dall’educazione, mentre continueranno a produrre, in sottofondo, un accumulo di sentimenti di colpa e di rabbia non riconosciuti che finiranno per assumere la forma della mina vagante. In questi casi può succedere che una persona rimanga intrappolata all’interno di rapporti insinceri, facendosi essa stessa promotrice di una falsificazione dei propri stati d’animo. Questa persona non utilizzerà, le occasioni culturali per fare emergere la propria soggettività, ma le utilizzerà per mascherarla ulteriormente e continuare a procurarsi un benessere di facciata.
L’originantesi
La patologia individuale viene chiaramente definita come originantesi in termini relazionali, e non solo rispetto alla vita infantile, nella sua condizione di dipendenza che, anche se non è totale, come sottolinea Seganti, certamente è maggiore che in seguito. Gli accordi collusivi sotterranei stipulati in età infantile, infatti, si ripropongono continuamente nella vita adulta, nell’ambito scolastico, nell’ambito coniugale, nell’ambito lavorativo, e possono essere rafforzati, confermati, oppure messi in discussione a seconda degli incontri che facciamo.Nell’adulto la soluzione principe per disinnescare tali mine vaganti, sarà di restituire al linguaggio la sua funzione di sincerità, aprendo uno spazio introspettivo che permetta di andare ad una ricontrattazione.
Il benessere sostanziale, viene infatti legato alla possibilità di portare in luce, le sensazioni di inganno e tradimento che la persona trasporta nel sottofondo della coscienza.In questo contesto, assume un ruolo importante la dimensione introspettiva e la funzione di pratica sociale della psicoanalisi, basata appunto sulla sistematica indagine introspettiva per mettere a fuoco, attraverso il metodo narrativo, “quelle sensazioni negative sprofondate nella coscienza del soggetto a causa di precedenti accordi, inconsapevoli o solo parzialmente consapevoli, contratti tra se e gli altri” (Seganti A., Teoria delle mine vaganti. Come maneggiare il lato oscuro della forza, 2009).



