Vaso di Pandora

Sopravvivere alle vacanze, parte seconda: la pura vida

Sono di fronte alla spiaggia di Koviou, nella Penisola Calcidica. Mare piatto, riflessi smeraldo. A farmi compagnia gli amici, il sole, una penna e un quaderno. Il taccuino è stata una scelta, resasi necessaria data l’instabilità della connessione internet. Ho capito che avrei trascorso le mie giornate di vacanza in assenza di linea. Fuori dalle meraviglie del web. Ne è derivato un esperimento personale che sta ampliando il senso di questa pausa greca. Inizialmente ho pensato di produrre qualcosa di sensato e di interessante, magari con riferimenti di spessore. Ho deciso invece di scrivere delle righe che traducessero in pratica le intenzioni del mio articolo precedente (Sopravvivere alle vacanze). Ho consumato il viaggio di andata tra la visione di una puntata di una serie e la stesura di un articolo, immersa nei pensieri e nelle parole dei progetti settembrini. Il riscontro dei problemi di connessione mi ha catapultato nel mondo della pura vida, grazie alla lettura dell’omonimo libro di Gianluca Gotto, che è stato sottofondo di riflessione delicato e profondo.

Qualcosa di leggero ma prezioso è emerso dalla sua scrittura pulita e carica emotivamente. La mia attenzione è stata catturata dal paradosso dello yogurt. Spesso non ricordiamo che il senso e la bellezza risiedono solo in ciò che ha una data di scadenza. La stessa vita. Attraversarla ignorando che abbia un limite intrinseco è molto pericoloso. I desideri non hanno una etichetta che ne definisca il limite, ma spesso li ignoriamo. Preferiamo non far scadere lo yogurt piuttosto che inseguire i nostri sogni o vivere il momento. La nostra settimana è fatta di scadenze che scadenze non sono. O meglio, niente è improrogabile, anche i nostri preziosi appunti contengono liste di ogni genere, compresi impegni che dovrebbero essere di piacere. Incrociare le agende è diventato un obbligo per rivedere quegli amici così impegnati. Memento mori è un incitamento a considerare la sola e prioritaria scadenza. 

Come? Sperimentando come le cose accadano. Provando a vedere quello che succede. 

Pensieri in libertà

È successo che abbiamo discusso in famiglia per i giga byte in esaurimento. Poi è successo che abbia usato un vecchio block notes di mia figlia al posto del cellulare. Il taccuino, dal titolo “Pensieri in libertà”, aveva un mandato scolastico: “Scrivo ciò che penso e ciò che provo”.

Ho letto dunque le seguenti frasi“ Oggi sono felice perché tra cinque giorni è Pasqua”, “ Oggi sono felice perché vado a ginnastica”, “Oggi sono felice perché domani vado da una mia amica”, “Sono felice perché gioco con il gatto”. La forza straripante e commovente della semplicità.

Sono successe anche altre cose. Dopo una siesta post-prandiale, ho fatto una inaspettata passeggiata con mio figlio adolescente per raggiungere un beach bar. Ci siamo fatti un chilometro a piedi perché avevo bisogno di un caffè. Un chilometro di insperate chiacchiere e domande. Dalle curiosità sull’educazione dei figli (del tipo “ se io fossi il genitore farei..”) alle considerazioni sull’essere chill. Mi ha spiegato col suo fare ciondolante che non vale la pena arrabbiarsi per le cose di cui di solito discutiamo noi genitori. Ho capito che i più fortunati tra i giovani di oggi soffrono il nostro modo di concepire la vita, pur essendone immersi. Che siano fortunati poi è da vedere. È sicuramente un bene che non capiscano le nostre complicazioni e contrappongano ad esse una semplificazione , pur se con una deriva a tratti nichilista. In ogni caso, nella lentezza della disconnessione, si sono creati attimi di condivisione reciproca. Il rischio? Essere troppo vicini, voler appianare a tutti i costi i contrasti, linfa vitale del rapporto genitori-figli. 

Son sopravvissuta alle vacanze grazie alla pura vida

Come sono dunque sopravvissuta alla vacanza? Con la pura vida, trascorrendo momenti con una data di scadenza, lasciando i programmi a Settembre con la fiducia di ricordarmeli. Col silenzio, con parole non forzate, rispondendo con latenza, fermandomi al bisogno. Allargando gli spazi, stando a vedere quello che succede. E quello che è successo mi è piaciuto. 

“Pura vida” (nella lingua della Costarica), è un saluto che vale anche come filosofia. 

“È universale come certi gesti che non conoscono la barriera del linguaggio verbale. È come un abbraccio, un bacio, una gentilezza: non hai bisogno di farti spiegare cosa significa, lo sai nel profondo della tua umanità, in quel posto puro in cui le parole non servono”. 

Tutto questo è fiducia, passione, lentezza, natura, semplicità e spontaneità. Quanto di più difficile. 

Nel contatto lento della vacanza è anche successo che mi sia alterata per le insistenze di mio figlio. Ho tuonato: “ Non fare il bambino!”. Mi sono sentita rispondere: “..e tu non fare la mamma!”. La sorella minore ha allora aggiunto: ”Mamma, questa sì che è una frase da scrivere!”. Come dargli torto, ma non glielo dirò mai.

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