Vaso di Pandora

Psicologia Analitica e complessità: un incontro

La Psicologia Analitica, la versione Junghiana della Psicoterapia psicodinamica, è sempre stata aperta a prospettive scientifiche e culturali altre, a volte anche in modo rischioso, e tale da mettere in discussione la sua coerenza e la sua validità, e comunque aprendo il campo a correnti e tendenze piuttosto diverse tra di loro, basti pensare alla teoria degli e hetipim che è uno dei fondamenti del modello junghiano, e che nell’ opera di Jung viene descritto in quattro modi differenti di pensare all’archetipo, come ci mostra bene  Knox  e tutti e quattro ben rappresentati e appartenenti a paradigmi diversi. 

Tuttavia questo, oltre a essere un problema, affrontato nel corso del tempo in vari modi, rappresenta anche senza dubbio una risorsa, perché permette sguardi nuovi e diversi anche in contesti ben consolidati.

Il ruolo della ricerca in psicoterapia

Uno degli aspetti è senza dubbio quello della ricerca in psicoterapia, un tema caldo per tutti gli ambiti e per tutte le scuole, ma soprattutto per l’ambito psicodinamico, in cui se da un lato vi sono oramai da tempo studi consolidati che ne attestano la validità in generale, risulta sempre difficile per tante ragioni scendere più nello specifico.

Così, a partire da una insoddisfazione emersa con degli allievi della scuola milanese della Associazione Italiana Piscologia Analitica (AIPA), abbiamo cominciato a pensare a quello che avrebbe potuto essere un modello di ricerca più utile e ci siamo imbattuti nei Sistemi Adattativi Complessi (CAS).

I Sistemi Adattativi Complessi

I Sistemi Adattativi Complessi sono modelli di descrizione di sistemi appunto in un paradigma di complessità, che vengono utilizzati per studiare sistemi sociali ma anche biologici, e che vengono studiati con strumenti computazionali. Ho trovato anche un lavoro ben congegnato in cui un Dipartimento di Salute Mentale era studiato come un CAS.

Le caratteristiche fondanti dei Sistemi Adattativi Complessi sono l’essere dinamico, l’essere in rete, la relazione tra gli elementi che costituiscono il sistema e gli agenti, che sono come l’ elemento fondante della vita del sistema e attraverso la quale le relazioni tra gli agenti si modificano e modificano le regole di relazione tra gli elementi che lo costituiscono per adattarsi alla evoluzione del sistema stesso, nel contesto in cui si trova, e in questo senso va considerato come unitario, un intero. Infine la rete, per organizzare il sistema, è decentralizzata, cioè non ha un elemento che organizza il sistema.

Si vede bene come molte di queste caratteristiche sono condivise da altri sistemi come gli esseri viventi, ma anche con la relazione analitica, con ciò che accade in seduta, per non parlare (ma non è argomento qua) del lavoro istituzionale psichiatrico. 

Così abbiamo cominciato a pensare a come organizzare una ricerca su queste basi e abbiamo coinvolto due professori del politecnico di Genova,    che si sono interessati alla nostra idea.

Le strategie di tipo statistico

Inoltre indagando abbiamo scoperto delle strategie di tipo statistico che inventate da Bayes nel settecento sono diventate utilizzabili con gli strumenti computazionali ora disponibili, che Markov ha poi sviluppato e che permettono di creare modelli previsionali. L’obiettivo qui di è quello di costituire dei modelli di rappresentazione del processo, in questo  caso analitico, che ci diano indicazione su come stanno andando le cose rispetto I nostri criteri di rappresentazione, che derivano dalla nostra formazione, ma anche, in ambito emotivo dai modelli relazionali che abbiamo appreso all’origine In particolare ci siamo rivolti relativamente ad una funzione psichica di base che è centrale nell’apprendere dalla esperienza, modificare gli schemi previsionali nostri e che ha la stessa natura del gioco e dell’arte, che vedremo meglio tra poco.

Il sogno rappresenta l’elemento di riferimento, in relazione ai contenuti della seduta.

Abbiamo cercato poi di sviluppare degli strumenti utili per identificare gli agenti e le regole in particolare due griglie:  una per la definizione della situazione iniziale, una per definire gli agenti del sogno.

Il processo di selezione degli agenti, e quindi di semplificazione del sistema, rappresentano un elemento delicato, (ma proprio per questo anche interessante nella misura in cui ci può mettere a contatto con degli errori che potrebbero aiutarci a rivedere l’impianto teorico) e così la definizione delle regole di relazione tra gli agenti, che definiscono il funzionamento del sistema e la sua direzione.

La prospettiva complessa e quella dei CAS, ci ha indirizzato verso una possibilità di valutazione più integrata di alcune funzioni psichiche.

Le caratteristiche dei CAS

Cercando di essere più precisi, i CAS hanno queste caratteristiche secondo Holland (2010):

  • una rete di connessioni
  • cambiamenti indotti dalle scelte dei singoli agenti
  • equilibrio del sistema,  che in termini biologici potrebbe essere la omeostasi
  • adattamento dinamico
  • la relazione come elemento centrale
  • il potere della interazione decentralizzate per organizzare il sistema. In pratica non un principio organizzatore centrale del sistema.

Queste caratteristiche, che sono fondanti del vivente, ci hanno colpito perché ci sono sembrate le caratteristiche fondanti di alcune cose che ci riguardano da vicino, e apparentemente non collegate ma che tutte ruotano intorno all’essere cambiati dalla esperienza. E quindi non tanto l’imparare  inteso come assumere nuove competenze, ma anche e soprattutto diventare, con tutto se stessi, ciò che si è in relazione con le esperienze della vita, col corpo che agisce, con l’emozione che sente, con le parole che ci guidano  e quindi il gioco, innanzitutto, con la sua caratteristica di ambiguità e che attraverso una rete relazionale fatta per es di gesti e parole permette di, e questo è il secondo elemento collegato, crescere e cambiare con l’esperienza.

Il linguaggio, per esempio attraverso la metafora è un meraviglioso esempio di ambiguità, o meglio di come se, e di questa finzione di per riassestare il sistema verso una organizzazione  più efficiente, e produrre quindi degli schemi previsionali, che possiamo chiamare complessi, o modelli operativi interni, migliori, e senza catastrofi. L’arte entra a pieno titolo in questo. In questo modo imparare diventa un elemento di questa complessità Ma anche la mentalizzazione se la intendiamo come la capacità di fare esperienza dell’altro come vivente si trova in questa dimensione di rappresentazione dell’altro. Così ci è sembrato di poter provare a definire in modo unitario una forma di esperienza che sta alla base di tutte queste diverse attività umane.

La capacità finzionale

Abbiamo quindi individuato, niente di nuovo come al solito, ma con una organizzazione un po’ diversa, una funzione psichica di base che dà forma all’apprendere dalla esperienza ed è basata su quella che in termini più filosofici potrebbe essere chiamata capacità finzionale, e in termini più propriamente psicoanalitici capacita di giocare  e di utilizzare la ambiguità, due funzioni psichiche che se riunite forniscono un terreno comune ad arte, gioco e più in generale all’apprendere dalla esperienza, e infine alla capacità di entrare in relazione con il vivente  con le sue caratteristiche di omeostasi, evoluzione e apprendimento, e infine, ciò che chiamiamo mentalizzazione e che hanno in comune, abbiamo visto, le caratteristiche dei CAS.

Così abbiamo pensato che questo potrebbe essere l’elemento di confronto del percorso analitico, il miglioramento di questa capacità che permette di integrarsi meglio e quindi di individuarsi, oltre a migliorare le capacità di stare al mondo imparando dalla esperienza.

Il sogno

L’altro elemento di riferimento nostro è il sogno, in quanto elemento in qualche modo terzo nella relazione analitica e relativamente poco sotto controllo dell’Io e quindi come elemento di una certa oggettività psichica.

Perché il sogno? perché se rappresenta comunque il luogo del processo, può diventare da un lato un elemento autonomo di rappresentazione del dialogo, dall’altro un  un elemento per così dire più oggettivo, di rappresentazione attuale della psiche e anche un elemento in grado di organizzare intorno a sé il momento di incontro accogliendo gli agenti in una maggiore completezza.

Il sogno quindi diventa l’elemento pivotale del procedere del CAS nella relazione analitica non tanto per gli elementi oggettivi alla maniera di Propp, quanto per la relazione dei suoi agenti tra loro e nel sistema relazione analitica come potrebbe essere l’attività cerebrale nella vita del corpo.

La prima fase del progetto

Così abbiamo cercato di organizzare la nostra ricerca intorno a questa prospettiva, che ci è sembrata interessante:

Il Progetto prevede una prima fase, che deve portare alla definizione del modello di studio del CAS costituto dal percorso analitico in relazione agli effetti del sogno e nella relazione e nel percorso.

Si parte con un confronto con la intelligenza artificiale cui si propongono un CDI per insegnare alla macchina come tradurre nelle griglie il testo della intervista e costruire insieme le regole di sviluppo del modello. Questo fa sì che si possa ottenere un modello di traduzione della seduta o della valutazione iniziale su base algoritmica e standardizzato.

Così si definisce da un lato una una procedura standard di traduzione nelle griglie dei testi e nel dialogare con la AI  si possono verificare aspetti critici delle griglie. successivamente si potrà applicare lo stesso principio anche alle sedute e anche ad altri casi  Questo lavoro infatti inizialmente verrà applicato a un caso singolo per favorire un processo di apprendimento più lineare. Successivamente potrà essere esteso appunto  a una comunità di casi favorendo una generalizzazione.

La seconda fase del progetto

La seconda fase del lavoro consiste nell’utilizzo di questo modello nei casi in modo da poter sviluppare conoscenze sotto due aspetti:

Il primo è studiare la relazione tra il percorso terapeutico e ciò che accade tra il sogno e nella relazione terapeuta paziente

Il secondo è quello di mettere a confronto il processo di valutazione clinica, fondato sulle premesse teoriche ed epistemologiche del terapeuta, e che guida la sua partecipazione alla seduta,  con ciò che effettivamente accade in seduta, ciò che un modello bayesiano potrebbe fare con efficacia.

Gli agenti del CAS in questione sono sono in realtà due, terapeuta e paziente, gli elementi della griglia sono quello che descrivono il sistema nella sua semplificazione, e sono costituiti dagli elementi di due griglie, una che riguarda la partenza e le sedute, e l’altra che riguarda il sogno. Entrambe sono fatte per esplorare questa capacità nel loro ambito e poterci dare informazioni sulla evoluzione del sistema.

Naturalmente al momento non sappiamo se la semplificazione che abbiamo messa in atto funzionerà, bene o male, ma in un paradigma come questo questo non è un difetto, proprio perché uno degli obiettivi della ricerca è quello di trovare le incongruenze tra ciò che mettiamo , a partire dalle nostre teorie, in ciò che non sappiamo, e ciò che realmente accade.

Come accade in scienza è dagli errori che si impara, e potrebbero proprio essere gli errori che ci possono mostrare come certi elementi teorici cui siamo così affezionati, non siano in realtà importanti come crediamo, anzi…

Argomenti in questo articolo
Condividi

Lascia un commento

Leggi anche
7 Gennaio 2026

La dittatura di Crono

Mi sono, di recente, imbattuto per caso in un articolo de Il Foglio, risalente ai giorni immediatamente successivi alla morte improvvisa di George Michael, avvenuta nel giorno di Natale del 2016.

Nasce Mymentis

L’eccellenza del benessere mentale, ovunque tu sia.

Scopri la nostra rivista

 Il Vaso di Pandora, dialoghi in psichiatria e scienze umane è una rivista quadrimestrale di psichiatria, filosofia e cultura, di argomento psichiatrico, nata nel 1993 da un’idea di Giovanni Giusto. E’ iscritta dal 2006 a The American Psychological Association (APA)

Studi e Ricerche
Leggi tutti gli articoli
19 Dicembre 2025

Tutto chiede stanchezza, parte 1

"Sono stanco". Ho ormai smesso di contare le volte che, in studio, ho sentito questa frase pronunciata da qualche mio paziente: la stanchezza a cui si riferivano non era quella fisica, né la tipica stanchezza…

9 Dicembre 2025

Ricordi rimossi oppure soltanto dimenticati?

Io penso che tutti i tentativi di chiarire aspetti controversi, come quello dell’ “Inconscio”, preso in esame da Danilo di Diodoro, nell’articolo comparso sul Corriere della Sera di domenica 26 ottobre, siano prova di buona…

Storie Illustrate
Leggi tutti gli articoli
8 Aprile 2023

Pensiamo per voi - di Niccolò Pizzorno

Leggendo l’articolo del Prof. Peciccia sull’ intelligenza artificiale, ho pesato di realizzare questa storia, di una pagina, basandomi sia sull’articolo che sul racconto “Ricordiamo per voi” di Philip K. Dick.

24 Febbraio 2023

Oltre la tempesta - di Niccolò Pizzorno

L’opera “oltre la tempesta” narra, tramite il medium del fumetto, dell’attività omonima organizzata tra le venticinque strutture dell’ l’intero raggruppamento, durante il periodo del lock down dovuto alla pandemia provocata dal virus Covid 19.

Pizz1 1.png
14 Settembre 2022

Lo dico a modo mio - di Niccolò Pizzorno

Breve storia basata su un paziente inserito presso la struttura "Villa Perla" (Residenza per Disabili, Ge). Vengono prese in analisi le strategie di comunicazione che l'ospite mette in atto nei confronti degli operatori.