Riprendo la Figura 7, già incontrata nell’episodio precedente, per soffermarmi sul piccolo soggetto transizionale posto sul vertice della testa del neonato-Africa. Una linea collega il cuore di questa figura intersoggettiva all’orecchio, all’occhio e all’intestino del neonato morente di fame. Sembrava che un contenuto perturbante volesse emergere, chiedendo di essere visto, ascoltato e digerito; ma allora né Claudio né io eravamo ancora in grado di riconoscerlo. Eppure, il soggetto intersoggettivo che prendeva forma tra me e lui — pur non concepito da noi, né dalla psicoanalisi dell’epoca — stava già tracciando un percorso, affinché quel perturbante potesse trovare forma e venire alla luce.

Nel disegno si nota anche lo sguardo del neonato-Africa rivolto verso la scritta IO, dentro la cui O compare la lettera J (Fig. 7). Fu lo stesso paziente a spiegarmi il significato: Io era per lui il nome di una delle lune di Giove, che associava a Laura, una donna intravista solo per pochi minuti anni prima, ma destinata a diventare la compagna della sua vita, capace di colmare di amore il suo vuoto interiore. La lettera J, invece, rimandava a Jerusalem — un altro luogo di atterraggio degli extraterrestri — e al tempo stesso a Jesus.
Per Claudio, quel disegno era una rivelazione: gli extraterrestri che attendeva a Basilea sarebbero potuti atterrare anche a Gerusalemme, per conferirgli poteri straordinari e l’amore di Laura. Mi raccontava che così era accaduto nell’anno 0, quando lui era Gesù e gli extraterrestri gli avevano donato i miracoli e l’amore della Madonna. Io lo ascoltavo in silenzio, riflettendo sullo sguardo del neonato affamato rivolto verso la scritta Io. Dietro quelle immagini cosmiche e grandiose percepivo la sua fame di amore e il bisogno di un’identità solida a cui aggrapparsi, un Sé capace di dare forma e contenimento a un mondo interiore che, senza legami affettivi, restava sconfinato e dolorosamente vuoto.
Poco dopo, Claudio — che, come molti cittadini svizzeri, parlava correntemente tedesco, italiano, francese e inglese — disegnò la luna Io, il satellite di Giove (Fig. 8). Al centro della sfera scrisse la parola Moi, il termine utilizzato dagli psicoanalisti francesi per tradurre “das Ich”, l’Io freudiano.

Poi mi spiegò che l’alone rosso che circonda Moi, l’Io, rappresentava per lui l’amore di Laura, da cui cominciava a sentirsi contenuto. L’alone sembra originare da due poli più intensamente colorati di rosso. Sovrapposte a questi poli si leggono le lettere M e T. La scritta Moi è attraversata da una freccia grigia a doppia punta, una rivolta verso il polo M e l’altra verso il polo T.
Pensai che la reciprocità della comunicazione terapeutica, simboleggiata dalla freccia tra M e T – “me e te” – stesse lentamente scaldando, proteggendo e consolidando il nucleo del Moi, avvolgendolo in quell’amore che Claudio, fino a quel momento, aveva cercato disperatamente nelle fantasie deliranti in cui immaginava che gli extraterrestri avrebbero potuto donargli l’amore di Laura, colmando il suo vuoto esistenziale. Ora quell’amore iniziava a prendere forma reale: capace di accogliere, sostenere e contenere.



