Vaso di Pandora

La cura delle persone affette da disturbi mentali e/o dipendenze patologiche denunciate per maltrattamenti familiari – Parte 1

La legge 69 del 19 luglio del 2019 (Codice Rosso) prevede un rapido intervento delle Autorità competenti che devono ascoltare la vittima entro 3 giorni dall’acquisizione della notizia di reato: violenza, maltrattamenti, diffusione illecita di immagini private (c.d. “revenge porn”), deformazione dell’aspetto della persona tramite lesioni permanenti al viso, lo stalking. 

La legge, oltre a perseguire il reo, opera in senso preventivo mediante diversi strumenti, come l’ammonimento, l’assegnazione di divieti di avvicinamento anche con l’utilizzo di braccialetti elettronici, fino a misure cautelative come l’arresto o l’allontanamento forzato del presunto colpevole. Al contempo possono essere fornite indicazioni per un eventuale trattamento.

Le misure di protezione delle vittime mediante linee telefoniche dedicate (“1522”) e i Servizi Sociali sono costituite dai Centri Antiviolenza che sono in grado di fornire supporto psicologico, assistenza legale e ospitalità d’emergenza (“case rifugio”) e promuovere programmi di reintegrazione sociale e l’accesso al c.d. “reddito di libertà”.

È indubbio che con queste complesse norme la giustizia entri in un ambito domestico, relazionale molto intimo e ciò richiede solerzia ma anche grande cautela. È pertanto comprensibile come possano esservi richieste di collaborazione ai servizi del welfare e in particolare ai DSM-DP. Si tratta di domande nuove molto diverse da quelle che riguardano persone prosciolte in quanto di norma le persone sono imputabili.

L’impegno dei dipartimenti di salute mentale dipendenze patologiche

Attualmente, già in fase istruttoria i DSM-DP, sono oggetto di richiesta di informazioni da parte dell’Autorità Giudiziaria. In particolare viene richiesto se si tratta di persone note e in cura. In caso positivo vi è la domanda di accesso alla documentazione sanitaria e la sua acquisizione. 

Il DSM-DP si trova così a dover seguire la persona vittima e/o l’autore della violenza e al contempo a nella necessità di dover fornire d’ufficio all’autorità giudiziaria la documentazione in suo possesso. Questo avviene senza riferimenti chiari come ad esempio se, come e cosa comunicare all’utente. Un punto questo, cruciale per la relazione di cura, che deve avvenire nella trasparenza e nella fiducia.

Se la persona non è nota si può verificare un accesso ai Centri di Salute Mentale per motivi di cura ma spesso per “attenuare”, su consiglio legale, il peso della questione giudiziaria o con modalità strumentali e manipolatorie 

Gli autori di violenza possono iniziare un percorso di trattamento nei Centri Liberiamoci dalla Violenza (LDV) o Centri di Ascolto per Uomini Maltrattanti che è normato da specifici protocolli (“protocollo di Achille”) mentre lo è molto di meno se la persona si rivolge ad un Centro di Salute Mentale anche per quanto attiene la tutela della vittima. Queste possono accedere oltre che ai servizi sociali anche ai centri di salute mentale per possibili percorsi di cura con tutti i risvolti di tipo legale in termini di obblighi per i clinici.  

In termini generali si rilevano due diverse situazioni:

  • Violenze nelle relazioni di coppia (tra partner o ex) incentrate di solito su possesso/sottomissione, relazioni tossiche;
  • Maltrattamenti in famiglia nei quali, oltre a violenze e abusi sui minori che hanno una loro configurazione specifica, molto spesso sono presenti problemi di tipo genitoriale, legati alla crescita, educazione e cura (o mancate cure) e difficoltà nell’acquisizione di ruoli adulti e autonomia. Quindi ci si trova di fronte ad aggressioni e violenze operate dai figli verso i genitori.

Mentre per le tipologia a) vi sono programmi per la protezione delle vittime e interventi di riabilitazione per aggressori vi è ancora da strutturare l’intervento nella tipologia b).  Infatti, salvo le condizioni traumatiche e le esperienze sfavorevoli dell’infanzia che rimandano alla tutela minori, il tema si pone quando i maltrattamenti riguardano adolescenti e giovani adulti sia come autori e sia come vittime. Ciò richiede un lavoro sistemico ed ecologico e non incentrato solo sull’autore di reato per il quale il sistema di welfare non può essere una famiglia sostitutiva adottiva. 

Maltrattamenti in famiglia 

Il reato di maltrattamenti in famiglia è previsto dall’articolo 572 del Codice Penale, riguarda i familiari e i conviventi. È caratterizzato da una certa abitualità e fanno parte del reato tutti gli atti prevaricatori, oppressivi e vessatori reiterati nel tempo, che producono nella vittima sofferenza fisica o morale. Il reato può essere integrato da: minacce ripetute, restrizioni della libertà di movimento, percosse, vessazioni e sofferenze nei confronti dell’altro, sia di tipo fisico sia di tipo morale, costringere l’altro a un regime di vita umiliante, compromettere lo sviluppo della personalità, le attività dell’adolescente e le funzioni genitoriali.

In una fase, come l’adolescenza, nella quale sono comuni i conflitti tra figli e genitori, specie nei casi “borderline”, diviene difficile tracciare il confine tra condotte e relazioni culturalmente accettabili e quelle patologiche e/o di natura antigiuridica. 

I conflitti in adolescenza

Conviene quindi accennare alle principali cause della conflittualità che sono da ricondurre alla fase puberale cioè al presentarsi nell’adolescente di nuovi bisogni fisiologici e psicologici quali l’eccitazione sessuale e motoria, un particolare interesse per l’immagine del proprio corpo e il desiderio di sperimentare forme di autonomia. Questo comporta un conflitto con le figure adulte, messe alla prova nell’ambito di una fase di individuazione-separazione caratterizzata dal dilemma autonomia-dipendenza. La relazione con i genitori è basata su un legame di dipendenza in parte inconscia, che rende la presenza dell’adulto necessaria e condizionante ma al tempo stesso negata. In queste dinamiche emergono significative differenze etniche e culturali nel rapporto tra genitori e figli, i generi e nei modelli educativi. 

A questo punto non vanno però dimenticati gli aspetti di tipo reale in particolare di tipo sociale e culturale che rendono assai difficile e ritardano, talora a lungo, l’acquisizione di autonomie. Rispetto al passato mancano modelli di riferimento e lo testimoniano il tardivo accesso al mondo del lavoro, spesso connotato da precarietà, e le difficoltà nel reperire alloggi in affitto. Questo spesso è unito a stili relazionali dei giovani che vedono unioni di fatto e convivenze non formalizzate del tutto compatibili con la permanenza nella famiglia di origine. Caduti i tabù sessuali, la questione si è spostata sul versante autonomia- indipendenza nell’ambito dello stile (e del progetto) di vita.

La risposta genitoriale

Se la crisi adolescenziale è tra le motivazioni della ribellione contro i genitori la risposta di questi ultimi è fondamentale. Il conflitto e la richiesta di libertà possono trovare risposte molto diverse e senza cercare di essere esaustivi le principali sono:

Genitori di tipo autoritario

Molto frustranti con gli adolescenti che finiscono con il non sopportare le restrizioni e le imposizioni dei genitori sentiti come ostili e egodistonici (rispetto all’immagine di sé, alle proprie emozioni e ai propri bisogni). Si tratta di uno stile genitoriale diventato meno frequente nei paesi di cultura occidentale (dove fino a pochi decenni fa vi erano conflitti per la lunghezza dei capelli nei maschi, o delle gonne…)  ma ancora molto diffuso in altre culture, nelle quali i genitori, in particolare il padre, dispongono del potere assoluto sui figli, specie se femmine, decidendo abbigliamento, matrimoni ecc. In contesti multiculturali di prossimità si può determinare una forte conflittualità tra genitori ancorati alla loro cultura e figli inseriti in abitudini e culture “occidentalizzate” dei coetanei del nostro paese. 

Genitori “esigenti” e controllanti che mandano il messaggi contraddittori

Tipo doppio legame: “sìì autonomo, come ti ordino io”. A volte le attese sono molto elevate e gli aspetti narcisistici frustati hanno conseguenze sia sul minore che sui genitori (mancato successo nello sport, spettacolo ecc.) incapaci di comprendere come si possa dare senso alla presenza nella propria comunità, o si possa coltivare un interesse, una motivazione.

Genitori “permissivi”

Che non pongono alcun limite: i genitori sono “amici”, pari e quindi incapaci di mettere in atto un confronto, un senso critico. L’adolescente desiderante non avverte confini e non è in grado di distinguere le conseguenze delle azioni e talora persino tra bene e male. Genitori alleati dei figli anche nelle rivendicazioni verso la scuola o le autorità. Un genitore “sindacalista”, “avvocato”, “adultescenti” (Ammaniti) i genitori che sembrano teenager che restano perennemente adolescente e che mantengono i figli in una condizione di minorità, sostanzialmente infantile rinunciando ad essere di modello per un ruolo adulto. L’inadeguatezza genitoriale diviene anche quella dell’adolescente. La strutturazione personologica è compromessa e quindi diventa difficile sperimentare senso di colpa, responsabilità.

Genitori assenti

Si possono verificare situazioni nelle quali i genitori si autodimettono dal ruolo, diventando così, “assenti”. Poi vi può essere la deriva abbandonica o quella delegante pensando o pretendendo che i servizi si debbano sostituire. Un atteggiamento che va molto oltre le comprensibili difficoltà relazionali e viene a configurare una sorta di delega ai servizi controllante e pretenziosa, talora scaricando su di essi frustrazione e fallimenti e pretendendo dagli operatori di porvi rimedio. Un’ impostazione che è di per sé inaccettabile e fonte di molteplici problemi. I genitori restano tali per sempre, pur modificando le loro funzioni. I servizi mai potranno essere una famiglia sostitutiva per quanto si possano sviluppare relazioni significative.

Genitori conflittuali

Profondo disaccordo dei genitori altamente conflittuali tra di loro, sugli stili educativi che tendono ad utilizzare gli adolescenti per regolare le relazioni tra di loro e a dare messaggio fortemente contrastanti, contraddittori e reciprocamente svalutanti. Gli adolescenti possono cercare altri riferimenti nel tentativo di instaurare relazioni e funzioni genitoriali parallele. Talora si giunge alla rottura dei legami familiari, fino a forme di mobbing genitoriale che può comportare arrivare ad essere una “violenza psicologica” nei confronti dei minori.

Il tema è complesso per l’aumentata variabilità nelle tipologie di famiglie e convivenze, la loro fluidità e la presenza di figure diverse frutto di più relazioni, nonché le differenti culture che influiscono sui processi educativi e su condizioni di studio, lavoro, abitative. Una ricchezza che però può diventare una babele di lingue, di precari rapporti, instabili e senza prospettive che configurano adolescenze interminabili e modelli di vita “borderline” o “narcisistici”.

In questo ambito vanno tenuti presenti i reali problemi sociali per il raggiungimento delle autonomie e dell’indipendenza portando di conseguenza a forzate convivenze di fatto. Si assiste spesso ad una crisi delle funzioni genitoriali, adulte e normative incapaci di accompagnare la crescita dei figli, con conseguenti riverberi educativi e relazionali in assenza di modelli evolutivi, emancipanti e ritualizzati. Sembra cioè che la crisi familiare sia lo specchio di quella a livello sociale. Si determina un vuoto riempito solo di “potenzialità individuali” che assume quindi i valori del neoliberismo, denaro e potere, e determina la necessità di arrangiarsi, la povertà come colpa fino a “vite di scarto” e nel terzo escluso o ridefinisce appartenenze identitarie intorno a modelli regressivi, razzisti o persino violenti (gang, criminalità ecc.). 

L’atmosfera sembra segnata dalla cultura del narcisismo, consumismo, giovanilismo incentrata sul presente in quanto il futuro appare nebuloso e il passato non solo è lontano e poco conosciuto ma non costituisce un riferimento nemmeno ideale. I giovani così sono apparentemente ritirati nello spazio privato reso parallelo e sconosciuto agli adulti e solo occasionalmente reso pubblico mediante i social network dove sostanzialmente vanno a risiedere.

Le traiettorie evolutive

In questo quadro le traiettorie evolutive sono diverse e all’attenzione dei DSM-DP arrivano quelle problematiche, disfunzionali, fonte di sofferenza. Quindi quanto si rileva non è una rappresentazione dell’insieme dei giovani. In quelli che vengono nei servizi del DSM-DP si rileva spesso un’elevata precarietà ed una parcellizzazione delle abilità e autonomie che sono separate e non coerenti. I tempi della maturazione sono molto diversificati e così le tappe evolutive. 

Frequentemente si rileva che già in ambito scolastico vi erano stati problemi di apprendimento e comportamento il che ha portato ad uno sviluppo intellettivo al limite, ma senza una chiara disabilità intellettiva ma piuttosto con “limitazioni dell’Io” (Anna Freud). Ne risultano profili di funzionamento non coerenti, i problemi nella autoregolazione, nella previsione delle conseguenze e nella modulazione dell’affettività. Elementi su cui agiscono anche le nuove tecnologie, che modificano attenzione e più in generale il funzionamento mentale.

Questo porta ad incoerenze, a profili di funzionamento non lineari, a richieste di autonomia più frutto di pretese e quindi di dipendenze piuttosto che di percorsi di impegno, maturazione e autodeterminazione. Ne deriva un ruolo adulto apparente, in realtà molto fragile, dipendente ma con una forte propensione ad agire pur essendo incapace di cogliere le conseguenze degli atti e le relative responsabilità.  

L’accento sui diritti, svuotati dei doveri, li trasforma in pretese talora rivendicate anche in modo aggressivo etero diretto anche violento (ad esempio per ottenere denaro per beni alla moda e/o sostanze psicoattive o alcool) ma anche autodiretto in modo esplicito (TS) o implicito (disturbi della nutrizione). Fenomeni facilitati dal web e talora fortemente esacerbati da uso di sostanze che da un lato compromettono funzionamento e ruoli e dall’altro hanno una funzione di attenuare la sofferenza. Un quadro con elementi di narcisismo, borderline e talora di psicopatia. È spesso su questo substrato che in termini regressivi e disfunzionali, talora patologici che viene a configurarsi il reato di maltrattamenti in famiglia. Quindi questo potrebbe essere l’epifenomeno di problematiche di sistema che rendono difficile (e talora) l’acquisizione dei ruoli adulti adeguati, cioè capaci di cogliere il limite, effettuare l’esame di realtà e di costruire con impegno il futuro. Sprofondati in presente, instabile e alla ricerca di attività per uscire dalla noia, vuoto, indifferenza, rivendicazione (languish). Internet diventa una via per riattivarsi, con stimoli continuamente diversi, fino al fenomeno del “brianrot” (uno scadimento dello stato mentale conseguenza di un consumo eccessivo di internet).

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