Vaso di Pandora

Influenzati dagli influencer: il mestiere del “far vedere”

Nell’attuale panorama digitale si osserva un crescente divario intergenerazionale riguardo le abitudini di consumo, in particolare per i modelli alimentari ed estetici adolescenziali. Da qualche tempo mi trovo a riflettere sulla distanza che mi separa dai miei figli rispetto a cosa mangiano, guardano, apprezzano. Nelle occasioni di riunione familiare, si ritrova quel tempo prezioso per parlare, spesso davanti ad un pasto e/o ad un video di personaggi a loro familiari. Questi nuovi formati digitali, in cui la quotidianità viene esibita in maniera frammentata, stanno sostituendo le forme narrative tradizionali, come la televisione o il cinema. Raramente si riesce a vedere insieme un film, che richiede una attenzione costante ed una scelta che difficilmente mette tutti d’accordo. 

Si nota come si sia consolidata una nuova categoria professionale in cui viene spettacolarizzato il quotidiano.

Chi sono gli influencer che stanno influenzando i nostri figli? 

Questi personaggi si riprendono mentre giocano, mangiano, insomma “fanno cose “di vita quotidiana, adottando modelli comunicativi da reality show, in stile “grande fratello” .

Mangiano cibi, cucinano o comparano prodotti del supermercato. Lanciano delle sfide (challenges) demenziali che occupano lo spazio di 24h o di una settimana. Farò ora riferimento, ad esempio, ad un video in cui due fratelli si dividono un compito: uno di loro mangerà solo cibi surgelati mentre l’altro solo quelli piccanti. Cerco di capire quale strana malattia faccia divertire i miei figli nel guardare queste scene. Mi immergo anch’io nella sfida. Noto la disinvoltura con la quale i due fratelli si muovono davanti al video ed usano una dialettica accattivante per coinvolgere il pubblico. Gli influencer sono divertiti dalle loro stesse idee. Sembra di tornare a quelle scempiaggini che si facevano da piccoli, lontano da occhi indiscreti. In alcune scene compare il padre, che viene coinvolto nelle imprese dei figli, supportandole. La figura genitoriale appone dunque una validazione ai contenuti proposti.

Ma torniamo alla sfida. Sono curiosa di vedere le loro reazioni. I due influencer ridono per ogni prodotto che comprano e assaggiano. Ne conseguono le smorfie di disgusto di colui che compra piccante e le espressioni variegate di quello che mangia surgelati. Il tutto per una settimana. Ogni boccone di cibo viene commentato. Lo spettatore immagina quale sia questo gusto. Mi spavento quando penso che mi stia venendo voglia di mangiare surgelati di vario tipo. I miei neuroni specchio iniziano a dirmi che ho voglia di fare quello che vedo. 

L’attivazione dei neuroni specchio

La vista di un personaggio che compie una determinata azione o gode di qualcosa mette in moto i neuroni specchio, deputati ad attivare le medesime aree cerebrali coinvolte nell’azione che osserviamo. Mi spaventa anche il fatto che questi video facciano venire voglia di fare o essere quel qualcosa che quella persona rappresenta o che sta mettendo in atto. Il tutto riscuotendo un notevole successo con rispettivi cospicui guadagni. Nel cercare di cogliere aspetti evolutivi, mi viene in soccorso il ricordo di altri video in cui due giovanotti si recano alla scoperta di luoghi abbandonati, tipo vecchie discoteche anni 80. Quello sì che mi aveva interessato. Il topos era quello della scoperta, del proibito, far finta di aver profanato un luogo privato.

Il mestiere del far vedere

In definitiva c’è sempre qualcuno che fa qualcosa e che mostra quello che fa. Si sta delineando e perfezionando il mestiere di far vedere. Mostrarsi richiede anche coraggio. Molti di noi fanno diverse cose, ma non tutti fanno vedere ciò che fanno. Con la scusa del quotidiano si dà il via ad una rappresentazione, probabilmente molto simile alla vita dei personaggi che la interpretano. 

La visione in ogni caso induce delle conseguenze nello spettatore, un adolescente che sta perfezionando le sue reti neurali. 

Se i neuroni specchio riproducono l’esperienza che viene osservata, si aprono due possibilità: l’imitazione, oppure una soddisfazione ‘riflessa’ che limita l’azione stessa. In altre parole, è come se l’avessimo già vissuta, e questo ci basta. Ne deriva una passività strisciante: diventiamo spettatori della vita senza parteciparvi davvero. Alla visione consegue infatti un rilascio di dopamina che ci appaga, ma non abbastanza da spingerci ad agire. Il rischio maggiore è proprio questo: l’imitazione, ma soprattutto l’inerzia. Una inerzia ancora più subdola poiché porta in sé una quota di gratificazione che elude la motivazione ad agire. 

In conclusione, chiedo dunque a mio figlio 15enne di leggere una bozza dell’articolo. “Ci sta”, esclama a voce bassa, “ma hai messo solo le critiche”. Non posso dargli torto e allora mi viene in mente la stessa coppia che profanava luoghi abbandonati. Questa sera abbiamo visto un loro ennesimo video. Raccontavano di come la loro passione per i fast food li abbia portati ad assaggiare prodotti sempre diversi anche in varie parti del mondo per 5 anni. Ascoltandoli ho avvertito il solletico della passione, la spinta alla progettualità, l’originalità delle loro idee. Ho saputo che apriranno un fast food a Milano ed il loro best seller sarà un panino a forma di ufo!

Argomenti in questo articolo
Condividi

Commenti su "Influenzati dagli influencer: il mestiere del “far vedere”"

  1. Articolo molto interessante, credo che sottolinei un problema che poi spinge essenzialmente una persona che non è della generazione attuale a criticare questo tipo di format, ovvero la prevalenza della forma sul contenuto. Come giustamente sottolinea l’autrice, questi spettacoli spingono a una passività senza alcuna azione: sono divertenti ma non innescano quel meccanismo chiave che stimola l’essere umano , ovvero l’imitazione. In questo è paragonabile allo scarto che ci fu quando dai giornali si passò alla televisione: un tipo di apprendimento passivo che stimola meno la nostra parte creativa ma che ci rende recettori di contenuti. In molti casi, i temi e le sfide che vengono offerte all’utenza sono un po’ come quei regali di Natale sotto gli alberi dei centri commerciali durante le feste: bellissimi pacchetti ma dentro naturalmente vuoti. L’esplorazione delle case abbandonate invece, sebbene auspicabilmente non spinga all’emulazione, attiva quel senso di mistero che alla chiave dell’esperienza con la trascendenza. Proprio in questo sta forse la riflessione finale sulla curiosità: essa è il motore che ci permette di passare da recettori di contenuti a agenti creatori degli stessi , anche solo per noi stessi e per i pochi che ci sono accanto nella quotidianità.

    Rispondi

Lascia un commento

Leggi anche
allenamento neurale
30 Gennaio 2026

Allenamento neurale: cos’è, come funziona ed esercizi

Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di allenamento neurale, soprattutto in ambito sportivo, riabilitativo e del benessere mentale. Il termine può sembrare tecnico, ma indica un concetto piuttosto semplice: allenare il sistema nervoso…

Nasce Mymentis

L’eccellenza del benessere mentale, ovunque tu sia.

Scopri la nostra rivista

 Il Vaso di Pandora, dialoghi in psichiatria e scienze umane è una rivista quadrimestrale di psichiatria, filosofia e cultura, di argomento psichiatrico, nata nel 1993 da un’idea di Giovanni Giusto. E’ iscritta dal 2006 a The American Psychological Association (APA)

Attualità
Leggi tutti gli articoli
27 Gennaio 2026

Commento ai fatti di Rieti

L’omicidio di un paziente di 72 anni da parte di 21enne anch’egli ricoverato, avvenuto mercoledì 21 gennaio 2026 nel Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) di Rieti ha colpito tutti, suscitato dolore e interrogativi.…

nuovo mondo
26 Gennaio 2026

Brave New World: da Orwell a Haidt

In questi mesi si parla tanto del Grande Fratello e delle accuse che Fabrizio Corona ha mosso nei confronti di Alfonso Signorini. Si aspetta il nuovo episodio di Falsissimo come l’avvento di un messia foriero…

Storie Illustrate
Leggi tutti gli articoli
8 Aprile 2023

Pensiamo per voi - di Niccolò Pizzorno

Leggendo l’articolo del Prof. Peciccia sull’ intelligenza artificiale, ho pesato di realizzare questa storia, di una pagina, basandomi sia sull’articolo che sul racconto “Ricordiamo per voi” di Philip K. Dick.

24 Febbraio 2023

Oltre la tempesta - di Niccolò Pizzorno

L’opera “oltre la tempesta” narra, tramite il medium del fumetto, dell’attività omonima organizzata tra le venticinque strutture dell’ l’intero raggruppamento, durante il periodo del lock down dovuto alla pandemia provocata dal virus Covid 19.

Pizz1 1.png
14 Settembre 2022

Lo dico a modo mio - di Niccolò Pizzorno

Breve storia basata su un paziente inserito presso la struttura "Villa Perla" (Residenza per Disabili, Ge). Vengono prese in analisi le strategie di comunicazione che l'ospite mette in atto nei confronti degli operatori.