Settembre arriva quasi sempre all’improvviso, travolgendoci con la sua promessa di un nuovo inizio e con le delusioni della permanenza dei vecchi schemi. Affacciarsi alla linea di partenza delle molteplici attività può caricarci di ansie e stress ancor prima che gli eventi si siano manifestati.
I gruppi social cominciano a risvegliarsi, lo smartphone ci mette presto in uno stato di allerta.
Il Back to School
Il “Back to School” è un evento da onorare, una corsa ad ostacoli tra le offerte delle cartolerie e le immancabili spese folli per gadget colorati e dalla dubbia utilità. Li gettiamo nel carrello, sfiniti dalle richieste. Un consumismo instillato fin da piccoli, con la complicità di genitori stanchi e indeboliti dalla routine monoparentale e dai video social in cui vengono mostrati gli ultimi ritrovati di qualsiasi cosa. Le attività riprendono inesorabili, l’agenda si complica. Ma dove erano i miei genitori con la mente mentre vivevo la mia vita di studentessa? Lavoravano. Come me, anche parecchio. Ma non compravano al mio posto, non anticipavano (semmai procrastinavano o frustravano ) i miei desideri. Sicuramente presenti nelle difficoltà con i loro mezzi, ma non affannati a cercare soluzione a quel problema scolastico o alla permanenza di quel prof così severo. Lavoravano. Anche noi lavoriamo e nel tempo libero gestiamo le rispettive agende, organizziamo cene e convivi, prenotiamo la pasta fresca e i cesti di frutta e verdura. Perché bisogna pur mangiare bene, e ritirarla da mia madre a volte è più complicato. Richiede un tempo che non esiste, a meno che non lo creiamo.
L’arte del lasciar andare
Ma è possibile e mai come ora imprescindibile allenarsi a lasciar andare. Una persona, un social, un amico, un desiderio, una discussione, un pensiero. Prendo spunto a tal proposito da un articolo del 20 Agosto comparso nel settimanale Sette del Corriere della Sera, a cura di Daniel Lumera.
Il lasciar andare è un un viaggio nel distacco che può essere intrapreso, appreso ed esercitato quotidianamente. Un processo dinamico che coinvolge diverse aree cerebrali in una danza che ha come obiettivo il riequilibrio, sino al dissolvimento, delle diverse tensioni che ci tengono legati ai pensieri.
Gli attori in gioco sono principalmente l’amigdala, centro nevralgico emotivo del cervello e la corteccia prefrontale, con il suo ruolo di controllo. La loro relazione armonica riduce l’attivazione del sistema nervoso simpatico e dunque il rilascio di ormoni dello stress (adrenalina e cortisolo).
Un buon allenamento al lasciar andare risiede nel rafforzare una capacità notevole del nostro cervello, ovvero identificare le priorità. Di fronte all’affollamento dei pensieri, un buon punto di partenza è provare a chiedersi quale sia il problema principale. La cosiddetta rete di salienza (SN) neuronale, che risiede nel lobo dell’insula, ci orienta in questa fase di filtraggio delle stimolazioni. La pratica del lasciar andare rinforza anche la corteccia prefrontale, sistema di controllo preposto volto ad indirizzare l’attenzione , distogliendola dai pensieri disturbanti. Alleati della pratica del distacco sono la mindfullness e la meditazione. La prima, attraverso l’allenamento a concentrarsi sul momento presente, osservando passare i pensieri come da un finestrino. Senza resistervi, ma accettandone la presenza. La seconda, focalizzandosi sul respiro o sulle percezioni del proprio corpo. Entrambe le pratiche rafforzano la corteccia prefrontale riducendo l’iperattivazione dell’amigdala, responsabile dello stato continuo di allerta. Stesso effetto si produce concentrando le proprie attenzioni sul “fare”: portare a termine un compito specifico aiuta ad allentare la tensione proprio nei momenti di maggiore difficoltà.
Il distacco
Il distacco non ci rende indifferenti ma più lucidi.
Sono al supermercato, persa nella corsa tra i banchi colorati che invitano a prendere tutto quello che non mi serve. In testa le storie dei pazienti, i messaggi a cui rispondere, gli appuntamenti da ricordare ancor prima di salutare entrando in casa. L’anno scorso a metà Settembre avevamo già prenotato la settimana bianca, ricordo bene? Stop. E’ così importante decidere cosa mangiare per cena? Allora penso di essere un insignificante essere umano che si affanna insieme a miliardi di altri sugli scaffali di un supermercato. Non sono sola, arriverò a casa e mi fermerò sulla porta. Salvifico è il pensiero che potrò mettermi a scrivere quello che vivo e che penso. Un meraviglioso metodo per lasciar andare.



