Vaso di Pandora

Femminicidi: riflessioni finali

Insomma, parlare di femminicidio significa provare a entrare nel campo della complessità, dove le infinite variabili possibili, qui rappresentate dalle diverse prospettive di osservazione oltre che dall’impossibile classificazione delle singole vicissitudini, non consentono di addivenire, alla fine, a una chiarezza di concetti che permetta con assoluta certezza di sapere di essere dalla parte giusta. Tuttavia, proprio partendo da questo assunto e con l’aspettativa quindi di non giungere a conclusioni assolute, abbiamo visto come la prospettiva socio-culturale e politica sopra riportata nelle considerazioni sul movimento femminista, possa rappresentare un utile approfondimento per capire l’humus sul quale la stessa complessità relativa al concetto di femminicidio si può radicare; l’informazione, che apparentemente dovrebbe avere un ruolo marginale in questo ambito, assume invece e forse proprio per questo, un ruolo fondamentale nell’indirizzare il pensiero comune; l’aspetto giuridico sta vivendo in pieno il suo periodo di maturazione e ridefinizione dei confini, dimostrando quanto ancora sia necessario fare per affinarne i propositi; quindi gli elementi familiari, sociali ed economici, ma anche culturali e, sebbene sia utile ribadire che gli stranieri autori di femminicidio sono sempre una minoranza, anche etnici. Il tutto infarcito di concetti di psicologia delle masse e di vera o presunta psicopatologia dell’omicida.

Con l’esperienza di oltre otto anni della Residenza per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza (REMS) ligure “Villa Caterina”, si potrebbe ampliare il dibattito attraverso alcune annotazioni di carattere terapeutico-riabilitativo del soggetto femminicida, ma non prima di una premessa che ritengo fondamentale, utile anche a comprendere le conclusioni che arriveranno in fondo a questo scritto. La psichiatria, pur essendo annoverata a buona ragione nell’ambito delle scienze mediche, risulta ineluttabilmente diversa da tutte le altre per una questione fondamentale: non disponiamo di dati quantitativi, quali quelli in possesso di internisti, chirurghi o radiologi per determinare con un margine di sicurezza magari non ancora assoluto, ma certamente avanzato un’ipotesi diagnostica, terapeutica o prognostica. Non abbiamo – noi psichiatri – esami del sangue, immagini diagnostiche, campi operatori che ci mostrino una realtà oggettiva. I nostri dati sono quasi esclusivamente qualitativi, influenzati da quanto ci è concesso osservare e da quanto siamo in grado di osservare, con la consapevolezza che appena ci si sente abbastanza sicuri di distinguere un complesso
sindromico a lungo e più volte studiato, le ondate metamorfiche della società e della civiltà inevitabilmente lo trasformano.

Fatta questa premessa possiamo passare a considerare alcuni dei soggetti autori del reato di femminicidio che entrano in una REMS, per essere sottoposti ad un trattamento terapeutico riabilitativo.

Essi non rappresentano la maggioranza: solo coloro i quali siano stati sottoposti ad una perizia psichiatrica che ne accerti l’incapacità totale o parziale di intendere e di volere al momento del fatto accedono a tale servizio. E qui si inserisce un altro elemento di complessità: i criteri di definizione della capacità di intendere e di volere e della pericolosità sociale sono spesso automaticamente connessi ad una qualche diagnosi psichiatrica, talvolta precedente il reato compiuto.

In molti casi si ha l’impressione che la sussistenza di una patologia psichiatrica, anche in asse due, sia la causa non solo del reato, ma anche dell’incapacità di intendere e volere (dal che, con un’iperbole, se ne deduce che qualsiasi persona con diagnosi psichiatrica non sia in grado di capire e gestire il male).

Per continuare a leggere questo articolo, scarica l’ultimo numero del Vaso di Pandora dal titolo “Femminicidio, storie e riflessioni

Condividi

Lascia un commento

Leggi anche

Nasce Mymentis

L’eccellenza del benessere mentale, ovunque tu sia.

Scopri la nostra rivista

 Il Vaso di Pandora, dialoghi in psichiatria e scienze umane è una rivista quadrimestrale di psichiatria, filosofia e cultura, di argomento psichiatrico, nata nel 1993 da un’idea di Giovanni Giusto. E’ iscritta dal 2006 a The American Psychological Association (APA)

Attualità
Leggi tutti gli articoli
1 Luglio 2026

Quando si diventa davvero adulti?

Tempo di esami per i nostri ragazzi, e una delle tracce del tema di italiano si basa proprio su questa domanda: partendo dall'analisi del filosofo Furedi, che teorizza il termine "adultescenti" per indicare individui che…

Storie Illustrate
Leggi tutti gli articoli
8 Aprile 2023

Pensiamo per voi - di Niccolò Pizzorno

Leggendo l’articolo del Prof. Peciccia sull’ intelligenza artificiale, ho pesato di realizzare questa storia, di una pagina, basandomi sia sull’articolo che sul racconto “Ricordiamo per voi” di Philip K. Dick.

24 Febbraio 2023

Oltre la tempesta - di Niccolò Pizzorno

L’opera “oltre la tempesta” narra, tramite il medium del fumetto, dell’attività omonima organizzata tra le venticinque strutture dell’ l’intero raggruppamento, durante il periodo del lock down dovuto alla pandemia provocata dal virus Covid 19.

Pizz1 1.png
14 Settembre 2022

Lo dico a modo mio - di Niccolò Pizzorno

Breve storia basata su un paziente inserito presso la struttura "Villa Perla" (Residenza per Disabili, Ge). Vengono prese in analisi le strategie di comunicazione che l'ospite mette in atto nei confronti degli operatori.