Vaso di Pandora

Atti violenti commessi da persone con disturbi mentali: una prospettiva

L’accoltellamento di Piazza Gae Aulenti: prevenire è possibile? si chiede Paolo Rossi in un importante articolo cui ha fatto seguito Andrea Narracci con “Considerazioni su un “omicidio casuale”? Due interventi che stimolano alcune riflessioni al fine di individuare una prospettiva.

Certamente si può cercare di prevenire e intervenire precocemente ma non vi sono evidenze scientifiche che consentano con certezza di predire e prevenire atti auto ed eteroaggressivi. Questo in tutti i sistemi sanitari che pure hanno diverse organizzazioni: Ospedali Psichiatrici civili e giudiziari, Residenze giudiziarie ad alto, medio, basso livello di sicurezza, possibilità di detenzione sulla base della pericolosità. Tanto che, in questi giorni, fatti isolati commessi da persone con disturbi mentali sono accaduti in Francia (investimento in auto) e Regno Unito (accoltellamento su un treno). Per non parlare delle stragi con armi negli USA. 

La prevenzione, se realizzata solo aumentando il numero dei reati e le pene, ha dimostrato di avere una bassa efficacia nella deterrenza pur comportando un consistente aumento delle persone detenute o limitate nella libertà con gravi conseguenze sul sovraffollamento delle carceri e degli istituti per minori con un crescente impegno umano ed economico. 

La proposta di legge Zaffini

Facendo sintesi della proposta di legge Zaffini, Delibera Commissione Consiglio Superiore Magistratura 12 novembre 2024, Piano Attuativo Salute Mentale 2025-30 (capitolo 3) si può dire che vi è una comune tendenza ad aumentare i posti: nelle REMS, nelle Articolazioni Tutela Salute Mentale (fino al 10% dei posti dei detenuti), mediante l’apertura di strutture sovraregionali UVAP (Unità Valutazione Assessment Prognosi), REMS a diverso livello di sicurezza o funzione, e di qualche luogo (innominabile) per gli “inemendabili”.

Fatti come quello di Milano sono l’occasione per riproporre una lettura securitaria, con i soliti dati sulle liste di attesa, sui posti REMS: più coercizione e custodia per rendere tranquilli i cittadini. Si dimentica che più posti comportano immediatamente la loro occupazione creando un circolo vizioso di espansione che si ferma solo lavorando sui flussi (appropriatezza, accesso e dimissioni) e su misure alternative che ovviamente richiedono investimenti. Inoltre non si può pensare a detenzioni a vita, a nuove forme di ergastoli. Il diritto deve valere per tutti e quindi le persone devono poter tornare libere.

L’utilizzo improprio degli SPDC per ragioni giudiziarie

Poi da una parte della psichiatria si dice che più posti potranno evitare un utilizzo improprio degli SPDC per ragioni giudiziarie. Un modo apparente per recuperare un’appropriatezza mai esistita, per sfuggire alla contraddizione di fondo che è data dalla presenza di oltre il 90% di SPDC restraint e al contempo da una forte modificazione della domanda per l’aumento dell’uso di sostanze, i profondi cambiamenti culturali e relazioni affettive “tossiche”. Una situazione che non è frutto della chiusura degli OPG (nella fantasia che se ci fossero ancora i DSM non dovrebbero occuparsene) ma la conseguenza di una società sempre più complessa che richiede una “psichiatria gentile” (Borgna) capace di tutelare il mandato di cura mediante l’esplicitazione delle condizioni per il suo esercizio, invece di una psichiatria “povera” che può trovare sicurezze nell’obbedienza giudiziaria. 

L’espansione della azione penale

L’espansione della azione penale (quasi centomila persone in misure alternative e circa 90 mila liberi sospesi) non sono oggetto di particolare attenzione a differenza delle poche centinaia in lista di attesa per le REMS di cui circa 40 in regime detentivo. 

Vi sono oltre 62mila persone detenute negli Istituti di Pena che sono sovraffollati, con alto tassi di suicidi, utilizzatori di sostanze, migranti irregolari e senza tetto. Una situazione, ripetutamente denunciata anche dalle massime autorità dello stato ma che non è stata associata alcuna efficace riflessione e quel che più conta da nessun intervento efficace.

In questa “detenzione sociale” (ampliata anche ai CPR), frutto di leggi repressive e abbandono, spesso rientrano anche persone con disturbi mentali. E con loro, anche per la persistenza di una impossibile posizione di garanzia, anche i servizi e gli operatori della salute mentale. Da qui bisognerebbe riprendere il discorso per creare le condizioni di sicurezza del prendersi cura, di cimentarsi nel tentativo di agganciare e coinvolgere le persone in percorsi che inevitabilmente richiedono il consenso e la collaborazione.

Prevenire è possibile

Prevenire seppure con tutti i limiti si può fare: riducendo la circolazione delle armi, limitando i linguaggi di odio, insegnando a come gestire conflitti, dissenso ed affrontare povertà “vitale” e tutti i determinanti sociali, economici, culturale e ambientali che correlano con devianza, criminalità, antisocialità ed anche con i disturbi mentali. Quindi, prevenire con interventi nella comunità, nell’età evolutiva per promuovere i diritti delle persone, cittadinanza, casa, formazione, lavoro. Questo è in linea con le leggi 180 e la 81 che hanno determinato la chiusura degli Ospedali Psichiatrici civili e giudiziari, attraverso il sistema di welfare di comunità e la collaborazione interistituzionale.  

La consistenza e la qualità del sistema di welfare di comunità è uno dei punti chiave che richiede lavoro congiunto e risorse. Poi servono dati e analisi epidemiologiche. Sono fortemente aumentate le misure come la libertà vigilata e si stima che circa 7000 persone siano seguite dai DSM con un ampio utilizzo della rete residenziale (circa 4800 persone con un impegno economico a carico delle regioni di circa 400 milioni di euro/anno). Se questo è il motore della riforma va adeguatamente rifornito anche per dare assistenza a tutti i nuovi casi, a tutti coloro che devono essere assistiti sul territorio. Come farlo nella collaborazione tra servizi sociali, sanitari, UEPE, forze dell’ordine è un obiettivo fondamentale per quanto negletto. L’abbandono, il disconoscimento, la solitudine, le diseguaglianze e la povertà sono importanti fattori di rischio. 

Creare un sistema di cura e giudiziario di comunità

Occorre creare, con pazienza un sistema di cura e giudiziario di comunità che veda anche un forte coinvolgimento di utenti, familiari, garanti, avvocati, società civile. 

Le REMS, in base al DM 1 ottobre 2012, sono strutture sanitarie a gestione interna sanitaria, che devono come scrive Andrea Narracci essere parte dei DSM ed essere in collegamento con tutti i servizi dei DSM del territorio di competenza, di solito la Regione. Una riflessione sulle dimensioni, le caratteristiche, i regolamenti e la qualità delle REMS andrebbe ripresa anche ai fini di un corretto utilizzo vista l’elevata presenza di persone con misure di sicurezza provvisorie, di semimputabili, antisociali. Una riflessione che deve mantenere le REMS in ambito sanitario per consentirne l’evoluzione evitando che entrino e siano assorbite, regressivamente, nella sola sfera penale. Come insegna l’esperienza inglese più si distanziano dai DSM più difficile è le reinclusione sociale.

Come noto la legge 81 è una riforma incompleta e dovrebbe essere completata superando il doppio binario, non imputabilità, pericolosità sociale, misure di sicurezza in favore di un pieno riconoscimento dei diritti delle persone con disturbi mentali. Andrebbe anche previsto il numero chiuso negli Istituti Penitenziari, interventi adeguate per realizzare misure alternative ed una riforma organica dell’intero sistema, REMS comprese. Le proposte di legge dell’on. Magi vanno in questa direzione. Perché non iniziare a discuterne?

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Commenti su "Atti violenti commessi da persone con disturbi mentali: una prospettiva"

  1. Il commento è stato scritto ieri prima del drammatico fatto di Trieste. Il male è diffuso nella comunità e in ciascuno. Circoscriverlo in un unico luogo non è possibile. Credo si confermi quanto scritto nell’articolo. Ora un grande dolore per la morte di un bambino e pietas per la madre… silenzio, poi verranno altre riflessioni

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