Sconcertante, e apparentemente contraddittoria, l’alleanza fra sequestratore e sequestrato. La sindrome di Stoccolma è così eccezionale e inspiegabile?
Una possibile chiave di lettura è fornita dal concetto di “identificazione con l’aggressore”, formulato circa un secolo fa da Sandor Ferenczi. Egli aveva in mente situazioni francamente patologiche, gli abusi sessuali sui bambini, e ne descriveva le molteplici conseguenze anche psicopatologiche:
- incapacità non solo di reagire ma anche di pensare, con adesione al pensiero dell’abusatore;
- negazione dell’accaduto il che facilita la complicità con l’abusatore nel mantenere il segreto;
- movimenti dissociativi, scissionali, regressivi.
La posizione di Anna Freud
Un po’ diversa la posizione di Anna Freud, espressa qualche anno dopo: ha evidenziato che questo meccanismo può avere una funzione positiva, addirittura decisiva nello sviluppo psicoemotivo del bambino. Sappiamo bene che questi non sempre accetta di buon grado istruzioni e prescrizioni, che anzi non raramente lo irritano: “fa i capricci”. E tuttavia forse esce da una condizione di totale impotenza e soggezione cercando in modio semiconsapevole di uniformarsi a ciò che fa e dice l’educatore: “diventando grande”. In altre parole, l’identificazione con l’aggressore potrebbe avere un ruolo importante nel formarsi del Super-io e dell’intera personalità, nel confronto ambivalente con un Altro più forte.
Chi si trova nelle mani di qualcun altro, in condizioni di totale soggezione e impotenza, può tendere a risolvere la conseguente angoscia cercando di essere “come lui”, di condividere le sue idee e i suoi modi di agire, di approvarlo. Non si tratta di consapevole e opportunistica simulazione, volta a salvare la pelle o comunque a evitare peggiori conseguenze: è un sincero e convinto mettersi dalla parte di chi è padrone della situazione, tanto da apparire onnipotente
È un meccanismo che va ben al di là della situazione in cui è stato descritto, con la c.d. sindrome di Stoccolma, dell’ostaggio nelle mani del sequestratore: momento di osservazione “privilegiato”, quasi sperimentale. Si verifica – più o meno oscurato dalla concorrenza di altri fattori – anche in altre condizioni.
La sindrome di Stoccolma a livello socio-politico
Per esempio: a livello socio-politico, potrebbe funzionare nel mantenimento di un potere dittatoriale: il dittatore di solito si impone con la forza e la minaccia, ma se è sufficientemente abile può unirvi una adesione generale o almeno ampiamente maggioritaria: beninteso fino a che ha successo perché, se fallisce, l’adorazione collettiva lascia il posto all’odio e al disprezzo: dalla adorazione acclamante di Piazza Venezia fino a Piazzale Loreto.
Ma vicende limite come questa si innestano nel più complesso problema dei rapporti di potere: ogni governante ci condiziona e forse opprime, ci guida, ci protegge, ci rappresenta: componenti presenti in misura variabile ma di solito compatibili l’una con l’altra anche se in apparente contraddizione. Certo è che di questo insieme di contraddizioni non possiamo fare a meno.
La sindrome di Stoccolma, sorprendente ma non inesplicabile, è una occasione per riflettere su tutto ciò.



