Superare il lutto per un genitore che se n’è andato, magari troppo presto, può essere un processo complesso e doloroso. Non tutti affrontano il momento alla stessa maniera. In fin dei conti, il dolore è personale e ognuno, in base al suo carattere, si rapporta a esso differentemente. Esistono però modalità e strategie ben precise e codificate, che si possono mettere in pratica quando si vive una simile esperienza. Tra queste, le più diffuse e adottate sono la ricerca di supporto, la strutturazione di vie per mantenere attivo il legame con il defunto e l’attivazione di modalità di elaborazione emotiva. Non pensiamo che siano accorgimenti indicati soltanto a che perde un genitore in giovane età. Un lutto di questo tipo è doloroso a qualsiasi età e genera sempre un trauma, anche in caso di scomparsa di un individuo ultracentenario.
Superare il lutto per un genitore e uscire dalla morsa del dolore

Per parlare di lutto bisogna innanzitutto imparare a descriverlo. Non abbiamo a che fare con un fattore matematico e non esiste, di fatto, una gerarchia del dolore. Così come esso non è legato al tempo o al momento storico. Se infatti nostra madre, o nostro padre, scompaiono quando ci troviamo in età adulta, o anche anziana, e non dipendiamo più da loro da molto tempo, il dolore provato non sarà certo inferiore. Facciamo attenzione a questo aspetto perché è davvero controintuitivo: il lutto per un genitore non dipende in alcuna misura dallo stadio della vita in cui ci troviamo. La sofferenza sarà comunque intensa e, a seconda della nostra sensibilità, potrà richiedere un periodo di tempo piuttosto lungo prima di essere effettivamente lenita. Accettare la scomparsa di mamma o papà è uno scoglio che può deviare considerevolmente la nostra rotta, o addirittura lacerare la chiglia a bordo della quale stiamo navigando nella vita.
Il lutto legato alla scomparsa di un genitore è piuttosto particolare. Quando se ne va una persona che ci è tanto vicina, infatti, scompare anche una parte di noi. Assieme alla fisica assenza del defunto si materializza anche il definitivo tramonto di quel tassello della nostra vita che gli è più strettamente legato. La madre e il padre sono i pilastri della nostra vita, dal momento che sono le prime persone con cui stabiliamo un contatto e, di conseguenza, una relazione affettiva. Non di rado, si tratta degli unici due individui che possono effettivamente affermare di conoscerci veramente. Con tutte le altre presenze della nostra vita, dai colleghi agli amici, dai partner romantici ai conoscenti che ci stanno antipatici, indossiamo qualche tipo di maschera. Con i nostri genitori, questo non accade, dal momento che il rapporto è davvero trasparente e cristallino.
Salutare un genitore equivale a salutare il bambino che siamo stati
Quando diciamo addio a un genitore, facciamo lo stesso anche con quel fanciullino di pascoliana memoria che portiamo sempre dentro di noi. È per questo motivo che, dopo la morte di chi ci ha messo al mondo, ci sentiamo orfani, anche se ci troviamo in un’età ormai matura e abbiamo magari figli nostri. Perdere un genitore significa non poter più contare su di lui (o lei, naturalmente) per sentirci sotenuti, protetti, difesi oppure amati. Di nuovo, poco conta se ormai nostro padre, o nostra madre, non era che un gracile anziano, bisognoso di sostegno e supporto nonché incapace di difenderci da qualunque cosa. Nella nostra percezione, il genitore rimane sempre e comunque la roccia alla quale aggrapparsi nelle tempeste e nelle bufere della vita. Una scomparsa di questo tipo ci colpisce sempre, non vergogniamoci di ammettere e mostrare il nostro dolore e la nostra sofferenza.
Superare il lutto per un genitore secondo i propri ritmi
È impossibile stimare un periodo per l’elaborazione del lutto. Non siamo in grado di dire per quanto tempo ci sia concesso guardare una vecchia foto di famiglia o entro quale età vada svuotata la simbolica casa della nostra infanzia che teniamo archiviata in mente. Non c’è fretta. Prendiamoci il tempo necessario a provare tutta la vasta gamma di emozioni che attraversano il nostro cuore. Portiamo pazienza nell’atto di superare il lutto per un genitore e non trascuriamo i sentimenti. Ne andrebbe della nostra salute mentale. Non siamo mai davvero preparati alla morte di un genitore. I processi psicologici alla base del caleidoscopio emozionale suscitato dalla dipartita di una persona così cara si devono a svariati fattori. Consideriamo che il tempo è nostro alleato e il lutto è un fatto fisiologico, che a un certo punto, necessariamente, passerà.
Non combattiamo il dolore, non crediamoci Superman, perché non lo siamo. Accettiamolo e conviviamoci per il periodo necessario a lasciarlo fluire via da noi, magari ricercando supporto in amici, parenti o specialisti della salute mentale. Cerchiamo di riprendere il prima possibile la nostra routine, così usciremo più agilmente dalla situazione ma non affrettiamo questo passo: tutti necessitiamo di qualche giorno per rimbalzare dopo la caduta, difficilmente un datore di lavoro non lo comprenderà. Già dopo un paio di giorni, saremo in grado di riprendere le nostre attività personali e lavorative, anche se il lutto non sarà ancora stato pienamente superato.
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