Musica

Sofferenza Nostra

23 Gennaio 2021
7 commenti
Sofferenza Nostra

Qualche giorno fa un giovane ospite della REMS mi ha affidato le registrazioni di alcuni brani da lui composti e cantati, chiedendomi di pubblicarli sul canale Youtube creato per gli ospiti di questa struttura. Il canale, Rap Emergency MC’s Society, acronimo REMS, conta, a due anni dalla sua creazione, trenta iscritti e quasi mille ottocento visualizzazioni.
(L’argomento è stato trattato dall’articolo “Rap in REMS”).

Si trattava di brani rap, una modalità espressiva utilizzata da quasi tutti i giovani utenti degli incontri di Musicoterapia.

Tra le canzoni mi ha colpito moltissimo una composizione intitolata “Sofferenza mia”, di cui allego il testo e link al brano alla fine dell’articolo.
“Sofferenza mia” racconta dei momenti di difficoltà vissuti da questo ragazzo nel percorso di vita che lo ha portato alle cure della REMS.
Mi ha colpito l’intensità sofferente delle domande che questo ragazzo si pone su se stesso e sul suo destino. Ascoltarlo mi ha fatto riflettere ancora una volta sul mio ruolo di terapista espressivo. Un ruolo che in questo caso, come spesso accade, mi ha fatto sentire più che ascoltatore, testimone.
Testimonianza non è forse un termine “tecnico” ma più volte echeggia nelle mie giornate, in cui raccolgo e accolgo testimonianze di vita e sofferenza trasformate in musica in un processo multiforme e vitale che cerco con il mio lavoro di favorire e stimolare.
Come scrive il Prof. Giusto in un recente articolo pubblicato su questa rivista online, la Comunità Terapeutica da lui immaginata, va intesa anche come un luogo di comunicazione vitale, circolare, tra ospiti e operatori.
Commuovendomi (muovendomi-insieme) nell’ascolto del paziente, riconoscendomi anch’io sofferente, partecipo di questa circolarità e non riesco più a sentirmi “superiore” o “sano”, pur nella consapevolezza del mio ruolo professionale.
Ascoltare la sua canzone forse non lo/non ci guarirà, ma forse potrà salvarci/salvarlo dal senso di smarrimento di essere umano in cerca di senso, condizione che ci accomuna.
Ci ripeteva il mio maestro del corso di Musicoterapia che la qualità della nostra vita dipende dalla qualità delle nostre domande.
Ecco, io leggo nelle domande di questo ragazzo una speranza, per lui e per me.
Auguro a me stesso e a voi Buone Domande!

SOFFERENZA MIA di TAZZ

(Clicca qui per ascoltare il Brano musicale)

Mi taglio
E lo so che sbaglio

Perché soffro
Solo io
E poi rimango solo nell’angolino
A piangere

Come un condannato a morte
Ma forse questa è la mia sorte
Ogni giorno ci provo ad andare avanti
Ma non ci riesco
Provo solo sofferenza
E dolore
E mi piange pure il cuore
Mi sento distruggere in mille pezzi
Non so cosa fare
Allora mi metto a tagliare


Ma poi ci ripenso
Per le parole dette dagli altri
Ma gli altri giudicano male
Perché ti vedono strano
Con l’occhio

Ma a me non me ne frega un cazzo degli altri
Mi interessa solo di me
Perché sono avido
Sono testardo

Ora per colpa dei farmaci divento pure
Una palla di lardo

Ma vaffanculo allora

Provo paura
Tante sensazioni che nemmeno io so
Manco la mia famiglia riesce a capirmi


Nessuno


Hanno provato tanti a entrarmi nella testa
Ma nessuno c’è ancora riuscito
Ho ventidue anni
Quest’anno ne faccio ventitré
E siamo già nel duemila ventuno cazzo
E non sono ancora cambiato
Sono sempre lo stesso
Il Tazz di sempre
Quello che distrugge le cose
Quello che le spacca


Quello che paga

Non mi riesco a spiegare come
Mah
Bah


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7 risposte.

  1. Luigi Ferrannini ha detto:

    Molto bello, vero, coraggioso, emozionante. Grazie per averlo registrato e condiviso

  2. Paola Nuvola ha detto:

    Molto bello il rap, intenso, si sente la sincerità, senza “finte o fughe”. Una presa di coscienza, che trova il modo di esprimersi. E già questo dà speranza. Perché sentirsi ascoltati diminuisce la solitudine. Il mio augurio è proprio questo: che tanti ragazzi si sentano meno soli, con un percorso come questo.

  3. Antonio Maria ferro ha detto:

    Bello e disperato ma riesce a cantare raccontare il suo tagliare la vita è questo , forse, può essere una paradossale apertura perchevcantando il suo tagliare comincia a ricucire, riparare le ferite

  4. Vecchiato Caterina ha detto:

    Si bello! Mi tocca molto come Claudio Bocchi dice del riconoscersi sofferente che lo porta davvero a condividere,si sente… Quanto fa la potenza della musica ? e il testo con un titolo fulminante?anche se non indispensabile ,per quanto comunque esprime,in questa canzone emerge talento …..che aiuta : anch’io provo speranza per Tazz

  5. Remigio Barbarino ha detto:

    Molto intensa la sua sofferenza e molto lucido nell’analisi della sua situazione (vedi i farmaci che lo fanno diventare una palla)
    Chiede aiuto e si apre a chi lo ascolta con una certa fiducia ma con tanta rabbia per il suo stato.

  6. roberta antonello ha detto:

    lo condivido con speranza …. se misurata questa comunicazione funziona….vai Tazz non solo con la musica! te lo dico per esperienza…..

  7. Gg ha detto:

    Intenso certamente.
    La musica accomuna.
    Forse cura.
    Certamente permette di parlare della propria sofferenza e in parte di lenirla.
    Per chi fosse interessato il
    26 febbraio terremo un Webinar, per l’intera giornata, sul tema “Arte che cura”.

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