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Premi e punizioni: la psicologia ci insegna a educare i nostri figli

Nella vita di un uomo, e naturalmente in quella di una donna, la sfida probabilmente più impegnativa, e sicuramente quella più gratificante, è l’accompagnamento di un bambino nella sua crescita. Diventare genitori è un momento chiave nella vita. Sebbene oggi non sia più l’obiettivo di ogni individuo (numerosi sono infatti coloro i quali aderiscono alla filosofia childfree), questa tappa resta una di quelle più memorabili durante l’iter del nostro cammino su questa Terra. Nel corso dei secoli, il compito è stato affrontato in una varietà di modi diversi, dettati dalle circostanze storiche e sociali del periodo. La scienza psicologica moderna ci offre un aiuto importante nell’affrontare questo considerevole impegno. Si tratta del sistema di premi e punizioni, che stiamo per andare ad approfondire.

Le principali difficoltà nella crescita di un bambino

È davvero difficile stabilire un elenco di difficoltà nell’essere genitore che sia comune a tutti. Ogni famiglia ha le sue vicissitudini. Nell’educazione di un bambino entrano in gioco tantissime variabili, molte delle quali sono ambientali. A seconda della condizione sociale, economica e di salute del singolo nucleo, le incognite nella crescita di un bambino, periodo piuttosto lungo, possono aumentare oppure diminuire. Pensiamo all’arco di tempo che va dalla nascita all’adolescenza. Per tutti questi anni il bambino, prima, e il ragazzo, poi, avranno bisogno di appoggiarsi alla famiglia. Come si può favorire uno sviluppo sano e consentire al piccolo di vivere nel benessere in questo intervallo? Occorre superare le difficoltà che la vita ci pone innanzi.

Le delicate fasi dello sviluppo, i cambiamenti ormonali e le pressioni sociali rendono il percorso educativo un terreno accidentato. Crescere un figlio mette a dura prova anche i genitori più esperti. Il tempo e lo spazio da dedicare all’educazione sono sempre di meno. Il modello della famiglia allargata, nella quale i nonni possono dare il loro contributo, sembra faticare a sopravvivere. È inevitabile. Sempre più spesso ci si allontana dalle zone d’origine per inseguire una carriera in città, allontanandosi dalle proprie radici e dalla famiglia di provenienza.

C’è poi la questione dei riferimenti educativi. Molto spesso oggi i bambini sono cresciuti dalla tecnologia più che dalle persone in carne e ossa. Se conoscere il mondo attraverso lo smartphone dà alle nuove generazioni un vantaggio tecnologico praticamente impossibile da recuperare per le generazioni più mature, va anche detto che ciò li rende umanamente più distanti da parenti e coetanei. Questo li rende più chiusi, solitari e introversi.

Suggerimenti psicologici per l’educazione di un bimbo: il modello premi e punizioni

Premi e punizioni: un'insegnante a scuola
Le principali scuole di pedagogia sono divise sul metodo premi e punizioni

La psicologia ci offre dei preziosi suggerimenti per affrontare la sfida della genitorialità con fiducia e competenza. La disciplina ci consiglia di stabilire una comunicazione aperta e autentica con i nostri figli, fornendo un ambiente in cui possano esprimere liberamente le proprie emozioni e preoccupazioni. Vanno adottate strategie di disciplina che portino serenità, come il rinforzo positivo, al fine di modellare il comportamento del piccolo come si desideri. Questo favorisce cooperazione e fiducia reciproca. È poi importante educare i genitori stessi, offrendo sostegno emotivo per affrontare l’inevitabile stress. Occorre mantenere un equilibrio sano tra lavoro, famiglia e vita personale.

Premi e punizioni secondo Maria Montessori

Il concetto di rinforzo positivo è figlio della pedagogia più recente. Esso non è necessariamente un premio, bensì la valorizzazione di un determinato comportamento. Apprezzare quel che ha fatto il bambino e complimentarsi con lui è un’importante conferma che il piccolo abbia tenuto l’atteggiamento corretto. Il modello educativo di premi e punizioni è dibattuto in tutti i principali modelli pedagogici. La filosofia montessoriana si è sempre detta contraria a questo modello. Nell’approccio pedagogico della scuola di pensiero si ritiene infatti che, punendo, non si ottiene un comportamento positivo e consapevole. Premiando, d’altra parte, non si mostra il motivo per cui si è fatto bene, ma si vuole solo inculcare un comportamento.

La filosofia steineriana e il modello premi e punizioni

Secondo Steiner e i suoi seguaci, invece, il castigo ha una sua utilità. Deve però essere chiaramente legato a uno scopo educativo e non può semplicemente rappresentare una ritorsione contro il bambino che infastidisce o danneggia. Questa pedagogia punta sul raggiungimento dell’armonia, del perfetto equilibrio tra educante ed educato. Alla luce di tale principio cardine, la punizione non dovrebbe mai essere necessaria. Qualora si giungesse al punto di doverla somministrare, andrebbe fatto con un chiaro obiettivo educativo e decisa pensando al bambino e alle sue caratteristiche. I castighi predefiniti, uguali per tutti, non sono utili ad alcuna causa.

Il modello comportamentale della Token Economy

La pedagogia che maggiormente punta sul sistema di premi e punizioni è indubbiamente quella della cosiddetta Token Economy. Il nome è traducibile con economia a gettoni e questa definizione dice già tutto. Ogni volta che il bambino si comporta bene, viene premiato con oggetti – spesso veri e propri gettoni – che potrà poi convertire in un premio, non appena ne avrà raccolti a sufficienza. Questo sistema incentiva il bambino a impegnarsi nell’inseguimento di obiettivi specifici (generalmente, sono i genitori o gli educatori a tenerne traccia, senza riferiglieli mai ma guidando il bimbo verso il loro raggiungimento). In questo modello educativo trovano posto i cosiddetti serious games, i quali consentono una valutazione immediata del risultato ottenuto.

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