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Movimento childfree: motivazioni e implicazioni psicologiche

Quello del movimento childfree è un tema tanto attuale quanto complesso. Ciò si deve al fatto che, tradizionalmente, il fine ultimo dell’esistenza dell’uomo e della sua vita di coppia è stato sempre quello della procreazione. Non deve stupire. Ogni specie animale – e l’essere umano rientra in questo insieme – deve riprodursi per evitare l’estinzione. Dal momento che nessuno vive per estinguersi, la natura ha dotato ogni singolo vivente di un istinto innato che lo porta a programmare la propria riproduzione. Alla luce di ciò, va da sé che chi si oppone a questo destino – che potremmo definire naturalmente ineluttabile – compie una scelta controcorrente. Ciononostante, quella di rimanere senza figli è una decisione che si può comprendere alla luce di quel che è la società di oggi e di che cosa comporti vivere al passo con i suoi frenetici ritmi.

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Il movimento childfree

Fanno parte del movimento childfree, consapevolmente o meno, tutte quelle persone che di figli non vogliono sentirne parlare. Ciò comprende sia chi non possa farlo perché preso da altri impegni personali o professionali, sia chi deliberatamente decida di non concepire poiché dà priorità ad altro e ritiene la nascita di bambini un problema da affrontare; un ostacolo ingombrante, quando non insormontabile, lungo la strada per giungere agli obiettivi prefissati. Chi fa questa scelta con cognizione di causa e determinazione arriva a compiere atti irreversibili per mantenersi sterile. Sebbene il fenomeno sia esploso in tempi recenti, in realtà questa corrente di pensiero è sempre esistita. Semplicemente, in passato la società era più chiusa rispetto a oggi e, spesso, si preferiva evitare di ammettere il proprio desiderio di non avere bambini e ci si rifiutava di esternarlo per timore di giudizi o reazioni.

Negli ultimi decenni, questa sorta di tabù si è andata via via sgretolando. La determinazione si è fatta sempre più forte e oggi chi aderisce al movimento childfree lo rivendica con fierezza.

Nel nostro Paese, si parla di questo fenomeno dal 2005. Prima di quella data, non si utilizzava il termine anglosassone per descrivere la scelta di chi raggiungeva l’età matura senza bimbi al seguito. Quando Nemo, la trasmissione di Rai 2, ha dedicato una puntata al movimento childfree, l’opinione pubblica ne ha finalmente acquisito una certa consapevolezza. Questa è poi esplosa in seguito alla pubblicazione del volume Non me lo chiedete più – #childfree, La libertà di non volere figli e non sentirsi in colpa, scritto da Michela Andreozzi e pubblicato da Harper Collins Italia. Da quel momento in poi sono spuntati anche siti e gruppi social in lingua italiana dedicati al tema. Quasi come funghi. Ma chi è l’aderente al movimento childfree? E in che cosa consiste la filosofia di vita che adotta?

Movimento childfree: una donna in carriera
La volontà di concentrarsi sulla propria carriera può essere un motivo per aderire al movimento childfree

Childfree e childless

Il movimento childfree nasce oltreoceano, negli USA. Come spesso accade, questa nuova filosofia si diffonde prima a quelle latitudini (circa 30 anni fa) e poi raggiunge le sponde europee e mondiali. L’aderente tipo al movimento è una persona generalmente, ma non necessariamente, sotto i 30 anni. Si trova nel pieno dell’età fertile, ma è totalmente privo di istinto genitoriale. Non solo non vuole avere figli. Non ne ha proprio mai voluti avere e, probabilmente, resterà su questa posizione per la sua intera vita sessualmente attiva. Ecco la principale differenza tra il childfree e il childless.

La prima tipologia di persone, quella di cui ci stiamo occupando in queste righe, desidera essere libera da figli per un’opposizione personale alla genitorialità. Inizialmente ciò può essere dovuto al fatto che abbia altre priorità nella vita ma, man mano che si invecchia, la scelta diventa sempre meno casuale e più consapevole. Non di rado, si arriva fino alla vasectomia (per gli uomini) e alla salpingectomia bilaterale volontaria (o rimozione delle tube, per le donne), pur di scongiurare fisicamente la possibilità di concepire. Una persona childless, invece, ha in comune con il childfree il fatto di non avere figli, ma le sue motivazioni sono diverse. Possono essere le più svariate, ma mai dipenderà dal fatto di avere portato avanti una scelta precisa e consapevole in questo senso.

Adesione al movimento childfree: una scelta personale

Arrivati a questo punto, alcuni lettori potrebbero non spiegarsi come mai persone giovani, nel pieno della loro salute sessuale, possano prendere una simile decisione. Per quale motivo un trentenne dovrebbe sottoporsi a intervento chirurgico irreversibile (il più delle volte) pur di rendersi sterile? Si tratta di una scelta personale, che non nuocerà a nessuno se non a chi la prenda. Quel che è importante è avere la consapevolezza di che cosa si stia facendo. La decisione è finale e sarà segnante per il resto della vita. Per tal motivo, spesso anche gli stessi medici a cui ci si rivolge intraprendono un colloquio con il paziente, per saggiarne la determinazione. L’aderente al movimento childfree deve sempre essere conscio dell’entità della sua scelta, evitando di prenderla semplicemente perché desidera seguire una moda o accontentare una voglia momentanea.

“La mia libertà finisce dove comincia la vostra.”

Era solito ripetere Martin Luther King. Il pastore sicuramente non aveva a che fare con il movimento childfree, data l’epoca in cui è vissuto e la portata delle sue battaglie, eppure il suo modo di pensare si presta molto bene a situazioni di questo tipo. Se non siamo d’accordo con una determinata corrente di pensiero, se fatichiamo a comprenderla e a motivarla, ricordiamo che la decisione è totalmente personale. Negli anni Settanta le femministe avevano adottato il tagliente motto: “L’utero è mio e me lo gestisco io.” Il movimento childfree, non ha fatto altro che aggiornare questo punto di vista.

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