Studi e ricerche

Perché le donne non sanno leggere le cartine e gli uomini non si fermano mai a chiedere?

Panfilo Ciancaglini
8 Dicembre 2013
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Perché le donne non sanno leggere le cartine e gli uomini non si fermano mai a chiedere?

In un brillante libro intitolato “Perché le donne non sanno leggere le cartine e gli uomini non si fermano mai a chiedere?” uscito alla fine degli anni 90, Allan e Barbara Pease descrivevano il diverso funzionamento mentale dei generi collegandolo allo sviluppo evolutivo della specie. Alla base starebbero i prototipi del cacciatore di risorse e dell’accuditrice della prole, funzioni complementari e finalizzate alla sopravvivenza.

Le differenze riguardano, tra l’altro, la sensorialità, ad esempio le donne hanno una visione periferica e gli uomini “a tunnel”, la cognitività (le donne hanno una media del del Q.I. superiore del 3% e ragionano più per sintesi che per analisi) e l’espressività (le donne emettono circa 20000 input al giorno tra parole, gesti e mimica, mentre gli uomini si fermano a 7000).
A proposito di quest’ultima caratteristica, che rimanda alla capacità della madre di dialogare col neonato che non parla, tra gli studiosi girava questa battuta: “sono stato un mese senza parlare con mia moglie, non volevo interromperla!”.
Al di là del tono leggero e divulgativo questo testo esprimeva lo stato dell’arte della ricerca scientifica sul tema.
Anche i maggiori collegamenti tra i due emisferi nella donna sono stati descritti da tempo.
L’articolo riguarda il fatto che di ciò che conosciamo da tempo oggi abbiamo le immagini cerebrali grazie al grande sviluppo di queste tecniche.
Vorrei ricordare due cose. La prima è che le caratteristiche di genere non sono mai totalmente presenti in un essere umano: ogni donna e ogni uomo del mondo reale presenta sempre, in percentuali diverse, qualche caratteristica dell’altro sesso.
La seconda è, come detto nell’articolo, che la differenziazione dei generi subisce un fortissimo impulso nell’adolescenza, il periodo in cui insorge la grande maggioranza delle patologie psichiatriche. Ciò determina specificità cliniche ed epidemiologiche che non vanno mai trascurate nell’approccio terapeutico e/o riabilitativo.
Gli operatori psichiatrici non devono mai dimenticare anche le dimensioni aspecifiche delle differenze di genere. Un permesso a casa da un SPDC per l’week-end non è la stessa cosa per un giovane uomo che vive con i genitori e per una giovane donna madre di tre figli.

[L’articolo fa riferimento a “Cervello. Quel ping pong tra i neuroni che rende diversi uomini e donne”, di Elena Dusi – La Repubblica 04.12.13 – ndr]



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