Vaso di Pandora

Padre, non vedi che brucio? Il sogno, il sintomo e il Tempo

Freud, nell’ ultimo capitolo dell’ Interpretazione dei Sogni, riporta un sogno di un suo paziente.

Un padre veglia la salma del figlioletto, in una stanza attigua, affidando il corpo a un vecchio guardiano. Stanco, il padre si addormenta.

In sogno, gli appare il bambino, vicino al letto, che gli afferra il braccio e gli mormora con rimprovero: “Padre, non vedi che brucio?”.

Nel frattempo, una candela era caduta e aveva incendiato la camera ardente e il telo che copriva il corpicino. Il padre si svegliò per via del bagliore dell’incendio.

Per Lacan, rileggendo il testo freudiano, il padre non si sveglia per via della frase pronunciata dal figlio in sogno, ma a causa del rumore reale della candela caduta che sta davvero incendiando la stanza accanto. Il sogno, rappresenta, quindi, un omaggio alla realtà mancata, come un velo che protegge dal Reale insostenibile (la morte del figlio). La frase del bambino morto è un appello che si rivolge a quel punto indicibile e irrappresentabile che sfugge al padre.

Il sogno oltre il principio di piacere

Lacan sottolinea, inoltre, come il sogno vada oltre il principio di piacere, infatti, il risveglio onirico mostra il limite dell’interpretazione freudiana del desiderio: ci si risveglia per continuare a sognare, ovvero per mantenere un rapporto strutturale con l’orrore o il godimento del Reale, che la veglia ordinaria non può reggere.

Quale sonno protegge il sogno?

Invece, per Freud, il sogno che ha la funzione di prolungare il sonno, in quel caso aveva la funzione di trasformare la realtà sensoriale esterna (il bagliore del fuoco) in un contenuto onirico. Il sogno, rappresentava l’appagamento di un desiderio: il figlio continuava a vivere nel sogno e si rivolgeva al padre, come faceva da vivo.

Quindi, per Freud, il sogno protegge il sonno. Ma quale sonno, protegge?

Perché si sa, il sonno della ragione genera mostri. Forse esiste davvero la possibilità, che il sogno sia il frammento di una altra dimensione, che ci sveglia dal sonno di questa ?

Il sogno come accesso a un’altra dimensione del Tempo

E se la nostra realtà fosse un lungo e vivido grande sogno che protegge da un lungo sonno?

E se il sogno del bambino che brucia, fosse la possibilità di connettersi per un attimo con un altra dimensione dello spazio tempo. Allora il sogno del padre rivela, la dimensione del Tempo.

Padre, non vedi che brucio?

Padre, come fai a non vedere, non vedi che nell’ altra stanza, accanto a te, ci sono io, che brucio ?

Diciamo per assurdo, che esistano dimensioni parallele dello spazio e del tempo. Dove valgono altre regole. E che il sogno fosse, una possibilità della mente, spento il nostro Io, di connettersi con un altra dimensione. Allora, vedere, diventa un altro tipo di concetto.

Diciamo che il sintomo, sia letto nell’ ordine del tempo. Cioè, se l’ inconscio fosse un grande contenitore in cui il Tempo, fosse qualcosa di oscuro, dove non c’è più distinzione, tra passato, presente e futuro. E il nostro piccolo Io, non fosse altro, che una persistente illusione, che decade appena dormiamo.

Il sintomo come croce sulla mappa

Allora, qual è la funzione del sintomo ?

Diciamo che il sintomo, sia un modo, una croce sulla mappa, che ti dice tu sei qui. La funzione del sintomo è darti una posizione.

Diciamo che entri in un edificio enorme, che non conosci. Varchi la porta e la prima cosa che vedi è una piantina vuota. C’è solo una piccola x segnata con su scritto tu sei qui. È il punto di partenza. Ma ti da una collocazione nello spazio.

Diciamo che questo edificio non abbia le stesse leggi del tempo che noi percepiamo attraverso il nostro Io. Per esempio, decade il concetto di non simultaneità. Cioè, in questo edificio posso trovarmi in due posti diversi nello stesso momento. Non esiste più un passato, un presente e un futuro.

Comincio a girare per le stanze, apro porte, giro corridoi, ma non essendoci un tempo lineare, potrei vedere altri me, che aprono stanze che ho già visto, o altri che aprono stanze che dovrò ancora vedere. Allora in questo edificio come faccio a sapere dove sono? Se nel tempo posso essere ovunque?

Ecco che in una stanza vedo mia madre che cucina. Vedo la mia prima palla da basket. Il mio ultimo cane. Come faccio a sapere dove sono ?

Diciamo che questa sia un realtà che va in parallelo, un edificio latente in ognuno di noi che teniamo illusoriamente a bada attraverso l’ Io.

L’Io come collasso del Tempo

Diciamo che l’ Io coincida con la memoria. Una sorta di macchina fotografica. In questo edificio immenso, per non perdersi e per avere l’illusione del controllo, la Realtà si è inventata il piccolo Io.

L’ Io è il collasso del Tempo. È il collasso della funzione d’onda del Tempo. Ti fa coincidere in un punto di questa infinita scacchiera. Dicendoti, ecco, guarda quella è la macchina del caffè, questa è una tazzina, quello è il frigo, oggi devi andare in studio, ecc ecc.

Il trauma e la cristallizzazione del Tempo

Diciamo che, però, qualcosa si incrina. Arriva un trauma. Una morte. Un abbandono. Una separazione. Un dolore. Il tempo si ferma. Si cristallizza su un oggetto dell’

Edificio. La Madre. Un cappello di paglia. Un aquilone. Lì il tempo si ferma. Montale le chiamava le Occasioni, attimi in cui nel frammento del reale si squarcia la trama del Tutto.

Nel grande edificio del Tempo, il trauma ferma il fluire del tempo, cristallizzando.

Il sintomo come posizione nello spazio-tempo

Apre una porta sulla percezione dello spazio.

Ecco, che il sintomo, il dolore incastonato, diventa una croce sulla mappa. Dice dove il piccolo Io si sia fermato nella grande mente inconscia del Tempo.

Allora il sottinteso simbolico del paziente che va dall’ analista è: trovami.

Potrei dire che, il complesso edipico, pone l’ enigma del chi sono io, ma inteso come posizione geografica nello spaziotempo. Sarebbe meglio dire, dove mi trovo ?

Il sogno come ponte tra le stanze del Tempo

Torniamo al frammento di Freud. Un padre sogna che il bambino ( suo figlio), gli afferri il braccio e gli dica: “ Padre, non vedi che brucio?”

Diciamo che il padre e il figlio si trovano in questo edificio. In una di queste stanze il figlio è morto e il padre dorme. In un altra, il figlio dice al padre: “ Padre, non vedi che brucio?”.

Il padre entra in una terza stanza, dove il bambino morto brucia. Quarta stanza, il padre va da Freud e racconta il “ sogno”.

Il sogno in questo caso è un sintomo. Anche Freud è un sintomo. Se vogliamo anche la morte è un sintomo. Cioè sono tutte architetture ( oggetti) che fermano il tempo. Ci fanno capire dove sono posizionati nella grande mappa del Tempo.

Allora, in una stanza il figlio è vivo e comunica al padre che in un altra stanza sta bruciando. Perché lo fa ?

Diciamo che il sogno sia un ponte tra varie stanze del tempo, perché prendersi la briga di comunicare tra stanze diverse?

E perché l’ Io, si struttura come se avesse una continuità nel tempo, una consistenza?

Diciamo che il trauma della morte del figlio in una stanza dell’ edificio, rappresenti un grande trauma per l’ Io del padre. Un Io bloccato nel sonno ( un io bloccato che vaga nel tempo senza potersi fermare, il sonno è il fluire del tempo). Arriva il sogno custode del sonno. Il sogno mette in moto l’io bloccato facendolo uscire dalla stanza.

Padre, non vedi che brucio?

Ma cos’è che sta bruciando davvero?

Potrei dire che, l’ unica cosa che brucia è il Tempo. Il Padre, nella sua stanza, nel sonno della ragione, fissato nel trauma, sta bruciando il suo tempo ( che è limitato), incastrato nell’ oggetto Perso.

Tanto che il figlio, lo scuote, svegliati, svegliati, dal blocco del tempo. Fai ripartire la clessidra. Non vedi che sono qui, e che il tempo è tutto un illusione.

Se il sogno fosse di Freud

Quarta stanza. Il padre, riporta a Freud il sogno. Che a sua volta diventa un suo sintomo, croce sulla mappa. Non vedete che dietro al sogno, dice Freud, c’è l’ appagamento di un desiderio? Di rivedere il figlio.

Ma se quel sogno fosse di Freud, se fosse lui il padre che entra nella sua stanza? Il figlio chi sarebbe?

Direi proprio, La Psicoanalisi.

E allora il sogno come ponte tra stanze del Tempo, cosa gli sta comunicando?

Padre, non vedi che brucio ?

Padre, non vedi?

Padre, non vedi, che sono morta, ma continuo ad ardere ?

Padre, non vedi, che non hai visto, che il sintomo è una finestra sul tempo?

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