Malattia

ONOTERAPIA: “un asino per amico”

Redazione
18 Luglio 2014
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ONOTERAPIA: “un asino per amico”

ONOTERAPIA:
“un asino per amico”

di Elisa Bertamini

Medico Veterinario

 

Comprendere immedesimandosi nell’altro e dedicandosi a lui con calore. Questa secondo Anselm Grun è l’empatia. Animale empatico per antonomasia è incredibilmente l’asino. E’ dolce, curioso, sereno, sicuro e intelligente, ama le coccole e vive in branco.

 

Tutto questo fa dell’asino uno “psicoterapeuta” naturale. È particolarmente adatto ad instaurare rapporti affettivi. Con i suoi sensi profondamente sviluppati riesce ad entrare in sintonia con le persone. Per lui le relazioni sono facili ed è semplice per gli altri interagire con lui. Bambini e anziani, persone con deficit, audiolesi, tossicodipendenti, soggetti con disturbi della personalità e cardiopatici, portatori di handicap motori, individui ansiosi, stressati, soli e con scarsa autostima: per tutti la pet therapy con l’asino consente l’accesso al mondo delle emozioni e apre nuovi percorsi per arrivare a migliorare la sfera affettiva, comunicativa e cognitiva.

 

Il termine onoterapia deriva dal greco “onos”  che significa asino. Si tratta di una pratica equestre che impiega l’asino come strumento terapeutico. È un complesso di tecniche di riabilitazione ed educazione che mirano ad ottenere il miglioramento di difficoltà sensoriali, motorie, cognitive, affettive, relazionali e comportamentali. È un processo che consente alla persona di relazionarsi con l’animale: il canale di comunicazione corporea si instaura attraverso il contatto, favorendo l’acquisizione di un senso di responsabilità e stimolando lo sviluppo di un’immagine positiva di sé e dunque del proprio valore.

La taglia ridotta,  la morbidezza al tatto, la lentezza nei movimenti e la tendenza alle andature monotone e controllate:  queste sono le caratteristiche fisiche dell’asino che aprono la via al dialogo non verbale con le persone in difficoltà. Poi c’è il resto. L’asino è un animale intelligente e riflessivo. Davanti ad  una nuova situazione, ad un imprevisto, l’asino non scappa, non usa la forza.  E’ coraggioso e paziente: si ferma e riflette. E’ curioso e ha una grande memoria: si ricorda perfettamente delle persone con cui entra in relazione, oltre all’odore memorizza atteggiamenti e gestualità. Per tutto questo gli asini si dimostrano eccellenti “facilitatori nella costruzione di processi motivazionali, essendo in grado di promuovere, attraverso stimoli attivi e positivi, lo sviluppo sia psico-emozionale sia psico-cognitivo delle persone” (De Rose et al, 2011)

L’onoterapia, per sua connotazione,  avviene in un ambiente immerso nella natura, lontano dalla freddezza di ambulatori e studi medici. Così il paziente può entrare in contatto non solo con il suo “psicoterapeuta” a quattro zampe, ma anche con l’ambiente naturale in cui vive. Impara a conoscere l’animale, a prendersene cura. Il primo “step”, come per tutti i tipi di pet therapy, è infatti l’approccio: la persona conosce l’animale, lo tocca, lo accarezza. Poi viene la cura dell’asino, questo è il secondo gradino. Si passa dal semplice contatto fisico, alla cura dell’animale: spazzolarlo, pulirlo, nettargli i piedi e fare  tutto ciò che riguarda il suo benessere. L’asino, che è animale socievole, ama tutto quell’insieme di attività che costituiscono il grooming, è abituato a farlo ai suoi simili e gli piace riceverlo. L’essere umano che entra in contatto con l’asino è “costretto” ad interagire perché il rapporto è bidirezionale. Deve imparare ad osservare le reazioni dell’asino,  ad accettare quando l’animale non vuole relazionarsi e sostenere il rifiuto; così, passo dopo passo, si arriva alla gestione dell’ansia e dello stress, al rispetto dell’ “altro”.

Ovviamente tutto questo avviene sotto il controllo qualificato sia di un veterinario, sia di un terapista. “L’approccio metodologico dei programmi riabilitativi assistititi con gli asini è basato sulla mediazione che è caratterizzata da relazioni multi direzionali” (De Rose et al, 2011).

Il terzo e ultimo step è la salita in groppa all’animale. Qui il contatto è ancora diverso, non è più soltanto coccole e grooming, ma diventa anche capacità di farsi ascoltare diversamente, come accade anche per l’ippoterapia. Per molti pazienti, che hanno problemi di equilibrio non solo psichico, a questo punto l’onoterapia fa accrescere attraverso il movimento dell’animale l’equilibrio fisico, la forza, la stabilità della testa e del tronco, la coordinazione dei movimenti e la postura. “Il ritmo e l’andatura rompono gli schemi patologici di movimenti stereotipati, rigidità posturali e comportamenti aggressivi” (Borioni et al, 2011).

Questa fase di interazione prevede anche lo sviluppo della capacità di dirigere l’animale dove si desidera, facendogli fare ciò che noi vogliamo, incentivando ulteriormente lo sviluppo di capacità di comunicazione non verbale.

 

L’onoterapia e la scienza. “Negli ultimi dieci anni l’interesse per ono e ippo-terapia come terapie innovative di riabilitazione fisica è aumentato esponenzialmente. Questo approccio terapeutico è stato sviluppato e molto utilizzato in Gran Bretagna, Germania, Paesi Nordici e, successivamente, negli Stati Uniti.  Nonostante l’interesse crescente, solo pochi studi hanno cercato di valutarne gli effetti benefici sulle performance fisiche e  ancora meno  si sono indirizzati all’argomento dei benefici psicologici” (Borioni et al, 2011)

Nel 2011 un’ équipe del Fatebenefratelli (De Rose et al, 2011)) ha portato a termine uno studio pilota sui benefici sui bambini dati dalla riabilitazione assistita con gli asini. In particolare sono stati analizzati gli andamenti di due differenti parametri (uso del linguaggio ed espressione fisica) in due bambini che soffrivano di disturbi del linguaggio opposti: uno con iperverbalizzazione e l’altro con un forte handicap della parola. Nel corso di quindici sessioni a frequenza settimanale, il primo bambino si è stabilizzato ad un livello medio di comunicazione verbale, pur mantenendo sempre un alto livello di espressione fisica; quindi, quando il bambino era in compagnia dell’asino, riusciva a controllare e frenare il suo eccessivo uso del linguaggio, mantenendo un buon livello di espressione fisica al fine della comunicazione con l’animale. Il secondo bambino invece, ha cominciato da un basso livello di comunicazione verbale ed ha raggiunto e mantenuto un livello medio di comunicazione verbale, mantenendo sempre un alto livello di espressione fisica come è accaduto per l’altro soggetto.

Inoltre i bambini inclusi nello studio, all’inizio della terapia, dopo tre e dopo sei mesi ,hanno dovuto fornire una rappresentazione grafica della loro esperienza con gli asini per verificare la loro risposta percettivo-emozionale. Nel caso di un bambino in particolare le differenze nel colore e nel dettaglio dei disegni presentati all’ inizio della terapia(T0) e a sei mesi (T2) sono risultati particolarmente evidenti.

 

 

 

Dall’ analisi descrittiva dei disegni emerge che, mentre nel disegno a T0 era stato utilizzato un solo colore per tutti e tre i personaggi e solo il sole era rappresentato con il proprio colore, nel disegno a T2 i colori sono vari e vengono usati appropriatamente  (i volti e le mani sono rosa, i capelli biondi e castani, gli zoccoli dell’asino sono marroni, il sole giallo, il fiore arancione etc.).

Inoltre il primo disegno risulta carente di dettagli, mentre nel secondo sono presenti la bocca, gli occhi, il naso e i capelli. La presenza delle mani, infine, non è di importanza marginale: le mani sono un organo di contatto e la loro mancanza nel primo disegno può indicare l’ incapacità di mettersi in contatto con l’ambiente circostante.

Dalla comparazione dei due disegni risulta quindi evidente come, nel secondo, una maggiore attenzione venga prestata alla realtà e ai dettagli, dimostrando una crescente abilità a mettersi in relazione con il mondo che ci circonda.

 

L’onoterapia non è un semplice percorso terapeutico, ma un’ esperienza di vita, una vita condivisa con questi meravigliosi e sorprendenti animali, che permettono di trovare un luogo dove sia più semplice esprimere la propria personalità e accrescere le proprie capacità relazionali. Uno stimolo continuo, un divertimento, un’ esperienza emotiva: L’asino, docile e sempre pronto a interagire, può aiutarci a vedere e vivere una realtà migliore, una realtà a colori.

 

 

Bibliografia

  • Borioni N.,Marinaro P.,Celestini S.,Del Sole F.,Magro R.,Zoppi D.,Mattei F.,Dall’Armi V.,Mazzarella F.,Cesario A.,Bonassi S. (2011) Effect of equestrian therapy and onotherapy in physical and psycho-social performances of adults with intellectual disability: a preliminary study of evaluation tools based on the ICF classification, Roma, San Raffaele. Disability & Rehabilitation 1-9
  • De Rose P.,Cannas E.,Reinger Cantiello P. (2011) Donkey-assisted rehabilitation program for children: a pilot study, Roma Ospedale Fatebenefratelli. Ann Ist Super Sanità Vol 47, N°4: 391-396
  • www.ipsesrl.com
  • www.fattoriedidattiche.biz
  • www.asinergie.it

3 risposte.

  1. G. Giusto ha detto:

    Attenzione alle facili semplificazioni che da sempre caratterizzano l’ambito “psi”.
    Il postfisso “terapia” rischia di invadere e dequalificare senza certezze scientificamente significative il lavoro specialistico.
    Ho letto di veloterapia, montagnoterapia ecc.
    Tutto ciò che è piacevole è terapeutico?
    Cerchiamo di non scadere a livello degli stregoni o degli imbonitori.
    Il nostro lavoro ne perde in credibilità.
    Con questo non voglio dire che non siano evidenze come quella della terapia con animali come mediatori empatici.
    La ritengo una utilissima esperienza che deve circoscriversi attentamente ad un campione selezionato ed adeguatamente verificato.

    Gg

  2. FELICE ALESSANDRO SPATA ha detto:

    Concordo con il Prof. Giusto: tutto quello che ci fa star bene perché dobbiamo farlo rientrare in un modello di “trattamento terapeutico”? Mi permetto di aggiungere alle sue considerazioni la constatazione del consolidarsi di due ideologie contrapposte secondo me:da un lato proliferano i sostenitori del trial clinico, gli integralisti della tendenza terapeutica delle soluzioni fondate su modelli cognitivo-comportamentali; si affermano sempre più orientamenti terapeutici che sottintendono l’idea del “trattamento”,cioè di una psiche che si può trattare o misurare come una qualsivoglia parte del corpo. Psicologi che si trincerano dietro fantasie mediche o statistiche e che sempre meno si occupano di psiche. D’altra parte, a questa deriva psicologico-organicista-fattoriale si oppone una idealizzazione indiscriminata e tassativa quasi della cultura umanistica una sorta di fondamentalismo umanistico che mal si concilia con l’umiltà intellettuale, con la coscienza dei propri limiti culturali e formativi. Nel bel mezzo di questo mondo in cui gli psicologi stanno smettendo di occuparsi di “psicologia” per mettersi a imitare medici e statistici appassionati sostenitori dei modelli “circomplessi” non trovo tanto bislacca l’idea che per avere un minimo di comprensione le persone con una sofferenza interiore si rivolgano agli asini, quelli veri. Se negli animali le persone rischiano di trovare le uniche risposte in grado di compensare la pochezza di psicologia nella società umana allora vale la pena di fermarsi a riflettere un po’.

  3. obliqua ha detto:

    Penso di dover guardare con rispetto ogni attivita’ esperienza fatta con competenza, attenzione e verifica.
    Lo spontaneismo e le mode non si adattano a nessuno tanto meno a chi ha problemi. Anche andare in montagna con una persona con disagio richiede garbo e sensibilita’ (l’esperienza me lo insegna)
    Non solo l’asino ma anche l’asino in questa visione!!!!!

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