Studi e ricerche

Linguaggio prenatale

Federica Olivieri
31 Marzo 2015
Nessun commento
Linguaggio prenatale

Quando nasce il pensiero?

Si discute da anni sull’ipotesi di una vita mentale ed emozionale del feto. Ma allora cosa accade, quando l’apparato mentale si attrezza per fronteggiare i bisogni ma ancora non possiede nessuna altra esperienza diretta? I recenti studi ecografici sulla vita fetale evidenziano come la continuità genetica esista anche fra la vita postnatale e prenatale, sia dal punto di vista dei comportamenti che del temperamento dell’essere umano.

Si è osservato un certo numero di coppie di gemelli in utero durante le ecografie di controllo, evidenziando il comportamento e le posture che assumevano e le emozioni che provocavano nella madre. L’osservazione sui gemelli è continuata per due anni all’interno del loro ambiente familiare per verificare come l’attività emozionale prenatale abbia influito sui loro rapporti futuri, verificando analogie con la vita prenatale. La coppia che si sfiorava attraverso il sacco amniotico, riproduceva questo contatto toccandosi a 12 mesi attraverso una tenda nel corridoio di casa. Un’altra coppia che come postura prenatale era sovrapposta, rimanendo il maschio quasi per tutta la gravidanza sottostante la sorella, quindi meno libero nei movimenti, riproduceva questa postura anche in una sudditanza psicologica dopo la nascita fino ad un affrancamento dopo il primo anno, iniziando un rapporto un po’ turbolento; il tutto però rientrava alla scuola d’infanzia, dove i fratelli erano sempre conniventi verso gli attacchi degli altri bambini, difendendosi a vicenda!
Attualmente le straordinarie precisioni delle immagini trasmesse dall’ecografia insieme agli studi di neuro fisiologia, offrono la possibilità di individuare e ipotizzare con molta chiarezza la crescita del feto. La sensibilità cutanea è in assoluto il primo canale attraverso cui avviene l’esperienza e la sua comunicazione. All’ottava settimana di gestazione prende il via un importante messaggio ormonale tra la madre e bambino; non è ancora certamente dialogo ma è un canale di comunicazione. Questo è solo l’inizio della conoscenza sensoriale del feto. Successivamente inizia lo sviluppo vestibolare, l’uditivo e infine quello visivo. Alla sesta settimana di gestazione inizia l’attività motoria spontanea, mentre il sistema olfattivo, per effetto delle sostanze presenti nel liquido amniotico, si sviluppa tra la 11° e la 15° settimana; la maturità del gusto si raggiunge alla 14° settimana. Questo sistema è in relazione con la capacità di discriminare gli odori e i sapori, prova ne è che dopo la nascita il bambino riconosce l’odore della mamma, ne è attratto come è attratto dall’odore del suo latte. Questi sono agiti che presuppongono un esclusivo ricordo e contatto con sua mamma, solo con la sua, che lo ha accolto dentro di sé e lo ha voluto con tutte le sue forze, prima col consenso biologico e inconscio del suo corpo, poi con la forza del suo desiderio. Durante la gravidanza si osservano i precursori di quelli che saranno i processi mentali, alcuni feti sembrano voler stringere un rapporto molto stretto con la placenta e con il cordone ombelicale, sembrano precocemente interessati ad entrare in contatto con i loro “compagni di viaggio” nella pancia della mamma. Sono stati osservati mentre si posizionavano di fronte alla placenta,come se non volessero perderla di vista, si aggrappavano al cordone ombelicale mettendo in moto la bocca come a voler succhiare. Verso la 24° settimana l’apparato uditivo è paragonabile a quello di un adulto, riceve molteplici stimolazioni dall’esterno e dall’interno del corpo della madre. Il feto non vive in completa oscurità ma è stimolato da svariati toni di luce, secondo le situazioni e le stagioni, e gira il capo se la stimolazione visiva è troppo violenta. Infine, verso la 23° settimana ha già una attività onirica e dell’esperienze psichiche ipotizzate dalla presenza di movimenti oculari nel sonno REM.
Lo sviluppo del sistema sensoriale avviene quindi per la maggior parte nell’utero; secondo le ultime ricerche si ipotizza allora un possibile processo di apprendimento prenatale avviato nello stare sempre connessi con la madre. L’analisi di queste fasi di crescita ipotizza già una stretta comunicazione con la madre con cui è in completa simbiosi. L’inizio della comunicazione si può definire “una relazione fisiologica” ciò che la futura mamma mangia, beve, assorbe, inala e percepisce giunge attraverso il sangue nella placenta e viene trasmesso al bambino. Vi è la comunicazione della produzione ormonale collegata agli stati d’animo, vengono messi in gioco gli ormoni del benessere, dello stress…
Il bambino sente le emozioni della mamma, ama con lei, soffre con lei ecc…
Una delle modificazioni più universali che la gravidanza produce nella donna è il ripiegamento su se stessa nell’ascoltarsi e mai più sarà cosi in contatto col figlio! Ora se la madre è in contatto con le proprie emozioni, se il figlio è voluto, se le parti più infantili di sé, che sempre emergono in gravidanza, non impediscono un felice percorso, può iniziare fin da ora un dialogo col figlio.
Vi è poi la “comunicazione comportamentale” Accarezzare l’addome , parlare al piccolo, cantare per lui, non sono solo gesti simbolici ma un modo di iniziare un colloquio efficace . Cosi come sono efficaci i suoi calci, quando si trova in una situazione di stress o di fastidio. L’ascolto di una certa musica o di un’altra dà comprova, una volta nato ,di quanto sia efficace nell’addormentarlo come nel calmarlo. Ciò significa che questa comunicazione prenatale sonora non verbale avviene in modo inconsapevole e a livello preconscio , ma avviene ! Numerose sono le sperimentazioni che fanno supporre una comunicazione tra feto e madre. Essa costituisce la prima drammatizzazione della vita relazionale dell’uomo, la funzione materna è di protezione e di filtro tra il feto e il mondo esterno, quindi l’ambiente intrauterino è un laboratorio di apprendimento tramite una comunicazione con la figura materna.
Questa particolare forma di rapporto fisico e psichico, questo modo di essere in sintonia, si chiama “bonding prenatale “ . E’ il processo conscio ed inconscio che unisce la madre al figlio, è il vero legame d’amore che getta la prima pietra della costruzione della relazione parentale. Altro linguaggio non espresso è la comunicazione empatica, sottilissima ma altrettanto efficace. Quali messaggi invia la mamma , quale sarà l’impatto esercitato sul bambino dal suo stato mentale ? Ogni gravidanza è diversa da un’altra, ogni madre manda dei messaggi diversi al suo bambino. Quanti messaggi di amore, di accoglienza, di rifiuto, di paura, di depressione giungono al bambino , se è vero che vive in fusione con la propria madre? Come avviene questa comunicazione? Col pensiero, con la voce, con i sogni, con le emozioni. A 23 settimane il feto riconosce i suoni e la voce della mamma, sente i suoi cambiamenti di umore, la sente attraverso le sue emozioni, perché nella diade le emozioni della mamma sono le sue, perché in questo momento lui è la mamma, con tutti i suoi progetti, le sue speranze i suoi sogni e i suoi timori.


Aggiungi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scopri come vengono trattati i tuoi dati