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La teoria psicoanalitica del delirio a partire da Nacht e Racamier

Antonio Maria Ferro
30 Giugno 2016
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La teoria psicoanalitica del delirio a partire da Nacht e Racamier

PREMESSA

Ho pensato di portare a conoscenza di tutti gli amici e colleghi che leggono IL VASO DI PANDORA online un testo “antico”, che in Italia era stato pubblicato anni fa dalla Newton Compton ed ora è introvabile . Io lo avevo imprestato e non è più tornato ma sono riuscito a trovarlo in francese, lo ho riletto trovandolo più che mai attuale è così ho pensato di farne una sintesi, un po’ attraversata dalla mia soggettività ,e presentarla sulla nostra rivista online come un piccolo dono ed augurio di buona estate a tutti e soprattutto ai colleghi ed amici del Gruppo Redancia.
Il libro è GUERIR AVEC FREUD di S.Nacht (ed Payot Parigi1971) ed il lavoro lì pubblicato che qui riprendo è “LA THEORIE PSYCHANALYTIQUE DU DELIRE” , già pubblicato sulla Revue Française de Psychanalise nel1958, a cura dello stesso Nacht e del mio maestro, allora molto giovane,P.C.Racamier.
Integro questa rivisitazione con quella dei seminari dedicati da Racamier alla Paranoia, ai quali partecipai negli anni 90, seminari dei quali fortunatamente ho conservato la registrazione.

LA TEORIA PSICOANALITICA DEL DELIRIO, in S. Nacht e P.C. Racamier

Nel lavoro, Il delirio è visto come una difesa che permetta al “Moi” di evitare un’angoscia disastrosa per la mente, un vero tsunami, e di mantenere comunque un “ponte” sul e verso il mondo.
Gli autori scrivono: “il delirio è manifestazione di una paura, ma anche difesa contro questa paura”.
Essi si soffermano sulla grande intensità dell’angoscia psicotica: le teorie attuali del trauma avrebbero aiutato i due autori.

GLI STATI MATRICIALI DEL DELIRIO

I) Si caratterizzano per un profondo sconvolgimento del modo di essere, nel comodo mondo del malato, con alterazioni più o meno profonde dello spazio e del tempo vissuto con un massiccio disinvestimento emotivo e progettuale dal mondo degli oggetti e delle relazioni oggettuali privilegiate. Questo “ritorno” verso il soggetto dell’energia psichica progettuale porta ad un terrore (horror terrae) che disintegrerebbe la mente riportandola a una situazione preoggettuale.
Così avviene nelle psicosi acute, nelle bouffees deliranti acute endogene ed esogene, in quelle persone che già si confrontavano con una pregressa fragile struttura dell’Io.

II) Lo stadio primario del delirio viene visto dagli autori come il tentativo di attutire, controllare l’angoscia (psicotica) che annienta l’umano sentire, cercando di ristrutturare un senso dell’essere nel e al mondo che il paziente può così “ritrovare” ma cambiato: il mondo, il paziente stesso, sono cambiati dal nuovo senso, del tutto univoco, del reincontrare il mondo!!

III)Lo strumento è la “Proiezione psicotica” difesa contro pulsioni/angosce inaccettabili ed insopportabili! Sono proiezioni arcaiche che nascono da quell’insopportabile stato di indifferenziazione tra Sé ed il mondo/l’altro da noi.

IV)Il Delirio è visto allora come una creazione, quasi un esorcismo, – scrive Racamier- che ridà vita agli “oggetti” ricreando una relazione con il mondo che tuttavia, il più delle volte, sarà di tipo persecutorio: una costruzione relazionale trasformata, dove si mescolano il reale con l’irreale, le spinte pulsionali con le difese! Questa costruzione può essere più o meno stabile: dalla “mobilità” dei deliri paranoidei alle certezze e stabilità dei deliri paranoici. Queste costruzioni “curano” l’angoscia ma allontanano, non di rado per sempre, il paziente da relazioni condivisibili, dalle capacità di volere bene e di poterlo ricevere. Vi è una fissazione dell’Io pre-psicotico ad una condizione pre-oggettuale che riduce il rischio dell’angoscia insostenibile nell’incontro con il mondo “altro da noi”, quello delle relazioni interpersonali, dei molteplici punti di vista, dei vissuti, delle verità tollerate nella loro relatività “popperiana”.

V) Penso che in realtà non poche persone e non pochi assetti istituzionali – da alcune famiglie, gruppi, gruppi sociali ampi, credi religiosi e/o ideologici, fino a Stati – sono organizzati secondo questo assetto di funzionamento mentale rigido e più o meno persecutorio.

VI) Gli autori ricordano come la proiezione psicotica nasca da uno stato originario/arcaico di non differenziazione tra Sé e l’Altro da Sé! Questo è causa della potenza di questa particolare soggettività assoluta che crea la Produzione Delirante.

VII)Quindi la Produzione Delirante, che sottende una Convinzione Delirante, ha per Nacht e Racamier:
1) Una funzione difensiva dall’angoscia (psicotica)
2) La ristrutturazione comunque del mondo esteriore, essendo il delirio un particolare ponte verso di esso, che riprenderà significato e verità del tutto particolari.
Gli Autori interpretano il delirio con una tecnica simile a quella usata nell’interpretazione dei sogni.La proiezione ponte verso un nuovo mondo reintroduce quindi il “senso” il “significato(ivo)” nel mondo del malato.

VIII) Il delirio è quindi una CREAZIONE per permettere al malato di ricreare gli “OGGETTI” che, in modo fantasmatico, teme, “piange” di avere distrutto per sempre. Per loro il delirio si avvicina all’esorcismo: la relazione con il mondo torna ma si caratterizza per l’aspetto persecutorio, più o meno grave, dove reale e irreale trovano un ambiguo compromesso.
Osserviamo un percorso dalle convinzioni tenaci e/o deliranti dai deliri paranoidei fino alle certezze indiscutibili della Paranoia. Psichiatri dell’800 come Falret e Lasègue avevano rilevato gli aspetti “creativi” del delirio, così come può avvenire con i sogni, al di là del pur interessante e meticoloso, metodo “naturalistico” di descrivere i deliri ed i disturbi psichiatrici gravi in generale (vedi DSM IV e V). Un metodo – ricordano gli autori –che tuttavia non ci aiuta a capire i malati e le loro vite.
K.JASPERS: L’esperienza delirante I^ all’interno di uno stravolgimento massivo (catastrofe) della vita psichica. (Wahnstimmung) da cui nascono intuizioni folgoranti. Questi momenti primordiali sono messi in relazione agli stati oniroidi.
Per Jaspers questi stati si caratterizzano per la assoluta incomprensibilità sia per il creatore che per gli altri. Già allora ne viene colto il carattere difensivo per ridare un senso famigliare ad un’esperienza ineffabile ed inquietante, come è lo stadio primordiale dell’esperienza psicotica di trasformazione di Sé e (quindi) del mondo.

Ecco i deliri paranoidei schizofrenici (C.Schneider):
– Le parafrenie
– Le paranoie

IX) La ricerca fenomenologica si interroga sulle caratteristiche dell’esistenza delirante che tutta assorbe e “significa” la vita ed ilmodo dell’essere nel mondo: DASEIN (analyse) . Biswanger soprattutto legge il delirio come un tentativo di ridefinizione più o meno assoluta della personalità, devastata, traumatizzata da una catastrofe esistenziale. Egli si sofferma sul concetto di Solitudine ed Isolamento del pre-paziente. Anche per lui il delirio è un tentativo di rinnovare il contatto con l’ambiente. Biswanger definisce questo il Mit-sein (la relazione oggettuale) che sintetizza così: “piuttosto
combattere e/o soffrire con il mondo intero che essere soli”.
I fenomenologi ipotizzano una profonda intenzionalità nei processi deliranti, legata appunto ad una insopportabile solitudine in relazione ad una rottura incomprensibile del filo della esistenza con “l’altro da noi”.
Jaspers, Kretschmer, Minkowski, indagano lo sviluppo della personalità.
Kretschmer descrive i deliri di relazione dei sensitivi, deliri psicogenetici in relazione al carattere, ad un conflitto irresolubile, un dolore insopportabile, una passione inconfessabile.

Lo studio dei deliri sensitivi permette di cogliere la possibilità di modifica, di attenuazione, di abbandono dei deliri, via via sostituiti da modalità relazionali più normali, condivisibili, meno difensive, finalmente addirittura curiose e piacevoli.
Si svilupperà allora lo spazio delle esperienze condivise, sufficientemente prolungate nel tempo, attraverso la cura analitica, la terapia relazionale e soprattutto la Cura Comunitaria sostenuta dalla. Terapia Istituzionale FREUD “La perdita della realtà nelle psicosi” (1894-1924) “Il lavoro del sogno e del delirio” ( ).
Per Freud (La Perdita della realtà nelle Nevrosi e nelle Psicosi,1924 e Il Compendio di Psicoanalisi ,1938) , la nevrosi deriva da un conflitto tra l’Io e il Sé (un conflitto intrapsichico) e la psicosi tra l’IO e la realtà esterna.
Il mondo reale è abbandonato di investimento libidico; l’Io ricrea poi un mondo esterno nuovo, a partire da un mondo interno sovvertito dal trauma angoscioso, un nuovo “mondo” che funziona secondo meccanismi fortemente proiettivi (il forcing di Paula Heiman).

Gli Autori ricordano come il caso del giudice Schreber (Freud,1911) fondi la concezione freudiana del delirio di persecuzione dove Freud mette in relazione il delirio con una spinta libidica omosessuale inconscia.
Teoria dell’omosessualità latente:
1) Io amo
2) Io non amo questa persona del mio stesso sesso
3) Io lo odio
4) Io non lo odio
5) è lui che mi odia e mi perseguita

Per i deliri di gelosia: non sono io che lo/la amo, è la mia donna/uomo che lo/la ama.
I Deliri Erotomanici: lei/lui mi ama ma una terza persona impedisce la nostra unione.
In questi deliri osserviamo l’inversione del meccanismo della proiezione.

Per Freud questo è un meccanismo fondamentale del delirio, che realizza un compromesso tra desiderio e difesa dal desiderio: va ricordato come Egli utilizzasse per comprendere le psicosi modalità simili a quelle usate per “leggere” la dimensione conflittuale delle nevrosi!

Egli pone una relazione tra carattere anale e carattere paranoico, per la meticolosità ossessiva, la diffidenza, la ostinazione adialettica che caratterizzano entrambi i caratteri.
Racamier a questo proposito ricorda come i paranoici in realtà si sentono spesso attaccati alle spalle.

La Tesi “omosessuale” perse fortuna presto: piuttosto è l’aggressività, la rabbia furiosa, l’invidia maligna, che sono visti come motori del delirio paranoico. Sono rimaste tuttavia utili le modalità descritte da Freud di proiezione, diniego
e spostamento.

Il “percorso” verso il delirio resta:
1) disinvestimento oggettuale
2) ripiegamento narcisistico
3) perdita del contatto con la realtà (angoscia psicotica)
4) ricostruzione di un rapporto con il mondo attraverso il delirio e l’utilizzo della proiezione massiva!
Ad es. il delirio di grandezza è legato al superinvestimento (narcisistico) sull’IO, sacrificando il mondo e la realtà.
La realtà rifiutata, inevitabilmente ritorna ma con una coloritura penosa, dolorosa, persecutoria ma almeno la vita può continuare.

Per Racamier e Nacht , allora il delirio è un fenomeno secondario della psicosi, un tentativo di autoguarigione attraverso la ricostruzione del mondo perduto e degli “oggetti” prima abbandonati!
Racamier e Nacht ricordano quindi le “macchine deliranti “ di Tausk. La paziente Natalie, schizofrenica, era influenzata da un robot umano che ella vedeva. Il robot si era poi disumanizzato, diventando una macchina fredda e misteriosa con la quale la malata evitava così di riconoscersi.

Questi mutamenti “meccanici” corrispondono, scrive Tausk, ai tentativi di “raffreddare” l’angoscia psicotica (la leggenda del Re Pescatore, film con R.Williams). La macchina era manovrata da uno spasimante che così cercava di convincerla ad accettarlo come amante (il fumetto di Manara IL GIOCO richiamerà molto tempo dopo tale tema).
Natalie e le persone a lei vicine erano vessate dalla macchina ed anche Tausk (transfert psicotico) era finito preda del meccanismo malefico! Per Tausk la macchina rappresentava la paziente stessa, forse i suoi stessi organi genitali: il corpo era genitalizzato, tuttavia in modo minaccioso ma al tempo stesso raffreddato attraverso la robotizzazione .

Questo rimanda alle prime relazioni oggettuali. Siamo ad uno stadio pregenitale dove l’IO non è ancora separato dal NON-IO, dove non c’è ancora separazione tra mondo interno ed esterno. Siamo al narcisismo primario fisiologico pre-oggettuale!
Nel delirio vi è un ritorno di libido narcisistica all’IO; il corpo nel suo insieme massiccio è investito ed alienato come conoscenza.

Ecco il sentimento d’estraneità che potrà portare all’Ipocondria ma anche alle forme più gravi di D.C.A.
Delirio dell’influenzamento:
a) regressione narcisistica e sensazione di cambiamento interno non controllabile (ipocondria)
b) sentimento di estraneità del proprio corpo
c) proiezione verso l’esterno, per liberarsi dell’angoscia psicotica, con la creazione del delirio persecutorio , mentre il mondo perde i caratteri di famigliarità divenendo via,via,strano ed estraneo: non è più quello che si conosceva.
d) ogni “oggetto”, ed anche il corpo, sono vissuti come pericolosi, troppo investiti libidicamente per essere avvicinati relazionalmente
e) l’entourage è contagiato, assimilato all’atmosfera e alla credenza deliranti

Questi meccanismi si animeranno anche nel transfert vuoi nella cura individuale vuoi nella cura istituzionale Federn , negli anni 20 del secolo scorso, è il primo che ritiene si possa lavorare sul transfert negativo: egli ricorda come il sentimento di Sé, “la sensazione presente in modo costante di se stessi come esseri viventi”, si perdano nella psicosi ed in altre patologie gravi.

Di solito questo stato dell’IO è il modo specifico di essere nel mondo, cognitivamente ed effettivamente, con modalità attive, passive, riflessive che assicurano l’unità e l’efficienza del corpo!

Per Federn, nelle psicosi, vi è una frattura di questo investimento narcisistico, fisiologico che tutela una frontiera non rigida, ma neppure “a buchi” tra il mondo interno e quello esterno.
Per Federn gli psicotici non erano inaccessibili, ma conoscibili proprio attraverso il transfert psicotico, (Fromm-Reichman 1939). Per l’Autore esso resta una esperienza “avventurosa” interpersonale che affonda nelle forme più arcaiche dei rapporti oggettuali e della costituzione del Sé.

Qui è utile il concetto di “Introiezione” di Ferenczi (1913) che permette di mettere in relazione la proiezione nel transfert con ciò che si “anima” nel terapeuta, attraverso l’introiezione!
Ferenczi anticipa il concetto di Controtransfert e anticipa il concetto di Bion di Contenuto/Contenitore.
Ferenczi ricorda come in queste forme oggettuali arcaiche emerga, inevitabilmente, la spinta “perturbante” dell’aggressività.

Ecco Melania Klein che analizzerà questi meccanismi arcaici:
a) fase schizoparanoidea addirittura nel periodo preverbale
b) fase depressiva
c) realtà fantasmatica
d) realtà esteriore

Per la Klein le psicosi sono regressioni a forme difensive arcaiche di tipo schizoparanoideo, dove gli “oggetti” frammentati, trasformati, proiettati divengono la materializzazione fantasmatica dei propri istinti aggressivi. La psicosi sintomatica è allora una forma di estrema di difesa dall’angoscia di frammentazione, anche per i Kleiniani.

Per la Sechehaye l’evoluzione psicotica catastrofica è in relazione ad un’angoscia di abbandono (qui anticipa le teorie odierne del trauma da un lato e dall’altro riprende le prime teorie “traumatiche” di Freud sull’Isteria ), rispetto ad un “oggetto materno” frustrante, rifiutante, non accogliente come “contenitore” delle angosce fisiologiche di frammentazione del bimbo addirittura nella fase “preverbale”.

I sintomi psicotici , soprattutto il delirio , ma penso anche ai deliri somatici delle anoressiche, allla psicosi monosintomatica della Selvini Palazzoli, sono visti come una “compensazione” all’abbandono del mondo che ha creato un insopportabile vuoto interiore. Il delirio è un “oggetto immaginario” una difesa contro il “traumatismo abbandonico”.

La Sechehaye evidenzia il ritorno al pensiero magico, animista a/simbolico, con la perdita della dimensione della metafora, del simbolo, del “come se”.
Il delirio riempie un vuoto; anche il “delirio somatico” delle anoressiche riempie il senso di vuoto, dato da un corpo estraniato, vissuto come alienato e minaccioso!
Emerge anche qui la peculiarità del transfert psicotico e delle difese psicotiche.

Per Nacht e Racamier , il Delirio è una:
– soluzione di situazioni intensamente conflittuali, a partire da traumi
relazionali molto precoci o da deficit neuropsicologici, psicogenetici ed
epigenetici!
– struttura mentale
– forma di relazione oggettuale
– narrazione sintetica della storia individuale e/o transgenerazionale.

Il Delirio si compone, si crea come un sogno, ovvero usando il linguaggio del sogno e quindi prevalentemente il cervello Dx, evoca inevitabilmente il tema della realtà (Realtà), della Verità, dell’Autenticità ed è in relazione con “attacchi” e/o traumi provenienti dal mondo interno ed esterno, ai quali il soggetto soccombe con le modalità psicotica e delirante!

All’inizio vi è lo TSUNAMI dell’angoscia psicotica che
a) “scompagina” le modalità presenti delle relazioni oggettuali
b) Produce una specie di disintegrazione dell’IO e dei nessi associatili.
c) Produce il crollo del sistema di riferimento, abituale e condiviso, alla realtà.

Delirio ed adattazione psichica

Il soggetto rinasce poi , attraverso il delirio, al mondo interno ed esterno, che risulteranno profondamente cambiati.
Nella storia del Delirio – ricordavano già allora gli autori – vi è sempre un momento, una fase cruciale (teoria del trauma!) nella fase della vita in cui ci si costituisce come individui. Questa integrazione I^ non riuscita sarà di base allo scacco che, in una fase successiva della vita, condurrà allo scacco della psicosi, di cui il delirio rappresenta un ultimo tentativo di riparazione.

Delirio e Sogno

Entrambi “utilizzano” un linguaggio cifrato, che attende di essere tradotto! Anche il delirio ha un contenuto latente che “il lavoro del delirio” trasforma nel contenuto manifesto : a questo si deve la sua coerenza apparente. Vengono usati lo spostamento, la condensazione, la drammatizzazione, la simbolizzazione.

Il linguaggio è simbolico e – scrivono Nacht e Racamier – poetico/creativo: per questo può sedurre, affascinare, ma anche smarrire, forviare.
Questa è così la funzione difensiva del delirio dove simboli e metafore hanno la forza di fatti. Sono suoi elementi costitutivi: Elementi della realtà esterna e della storia accanto ad elementi della realtà interiore , come desideri, ricordi, paure inconsci, costituiscono la trama del delirio.

L’attitudine alla comprensione del delirio è allora ,per i curanti, una via verso la conoscenza del passato, del presente e dell’inconscio dei pazienti.

La relazione tra delirio e conflitto

Il delirio è un tentativo di soluzione del conflitto (I^ funzione) e soprattutto di una situazione di empasse: ad es. una macchina, che controlla dal piano superiore mentre è in bagno o è a letto con la moglie, offre al paziente una soluzione ad un empasse relazionale e sessuale, ad un’impotenza intollerabile.

Nella terapia inizialmente il delirio si accentua nel transfert, prima che i conflitti possano essere disvelati e non abbiano più ragione di esistere. In realtá il paziente lascia il Delirio se sente finalmente che esso non è una buona soluzione, che vi sono “ponti” finalmente affidabili e non troppo dolorosi verso il ritorno alla realtà condivisibile. Rinvio qui al capitolo ,da me scritto sulla guarigione in “Dialoghi sulle Psicosi” a cura di S. Resnik( Bollati Boringhieri ed. Torino 1988 ).

In realtà nelle persone normali costruire deliri- ricordano gli autori – è difficilmente possibile ,per un sentimento inconscio ma profondo di legame con la realtà e la vita delle cose :questa è la struttura di base della persona legata ad un sentimento ineffabile che la realtà, la verità, esistono; questo sentimento di base , che manca a chi potrà delirare, ha a che fare con le relazioni oggettuali primarie.

Tutto questo peraltro,a mio avviso,non vale che in parte per i deliri collettivi e di massa che mantengono un legame forte con una particolare ma condivisa visione della realtà.

La PARANOIA (a partire da un seminario degli anni 90 con Racamier del quale conservo tutta la registrazione)

Per Racamier, i soggetti suscettibili, sensibili,i sensitivi di Kretschmer, tendono ad operare una introiezione , ad assorbire esperienze e sentimenti dolorosi, magari pensandoci e tormentandosi molto…….ma in silenzio….senza darlo a vedere, fino a delirare.

I soggetti paranoici tendono ad agire, ad evitare uno spazio interno di pensiero riflessivo ed autoriflessivo, utilizzando in modo massiccio, violento ed assoluto il meccanismo della Proiezione che permette loro di “evacuare” il pensiero ed il dolore mentale.

Sono entrambi,i paranoici ed i sensitivi, esageratamente sensibili: gli uni sono più inclini alla proiezione, gli altri all’introiezione.

Il paranoico ci sconcerta, ci paralizza perché noi, anche per la scelta professionale, siamo più inclini all’introiezione! La capacità di introiezione (Ferenczi 1913) può funzionare come una specie di digestione e metabolizzazione della vita psichica nostra e degli altri.

In questo caso ci avviciniamo all’empatia che non è tuttavia il confondersi con l’altro da noi, ma riconoscerlo cercando di comprendere il suo mo(n)do di vivere, sentire e pensare.
Saper comprendere, sviluppare una attitudine empatica , è cosa diversa dal “tollerare tutto” che in realtà confina con una onnipotenza sacrificale, del tutto innaturale.

Ad esempio nel lavoro istituzionale c’è il rischio di pensare di potere fare imprese “grandiose….” di tollerare e comprendere tutto….poi, in realtà, si troverà una misura ed una distanza/vicinanza terapeutiche possibili.

Racamier scrive che talvolta occorre una “distanza” anche fisica da un paranoico, per ridurre l’intensità della pressione interna e ritrovare la capacità di pensare evitando di entrare in un meccanismo di “follia a due”.

Egli ricorda che:
Proiezione richiede distanza
Introiezione richiede vicinanza
L’identificazione adesiva richiede contatto
La “distanza” talvolta, la separazione, magari passeggera, quando ci si confronta con sistemi molto chiusi possono essere utili/necessarie!
La Paranoia è un’organizzazione psichica che si trova tra il registro delle psicosi franche e quello delle perversioni morali: egli la definisce anche una perversità.
Per l’Autore il paziente paranoico è raro mentre sono più frequenti i pazienti con tratti paranoici.
Analizza poi la traiettoria psichiatrica , la organizzazione del pensiero e delle difese messe in atto .

Egli richiama ancora la “traiettoria psichica e “psicopatologica” che, in Victor Tausk , sottendono “il delirio di influenzamento. Secondo Tausk, come sopra descritto, il corpo sessuato, erotizzato è poi privato del suo aspetto carnale,
corporeo, perché l’aspetto erotico perturbante è scisso e negato: la conclusione è un apparecchio delirante, metallico, meccanico, che “parla” al paziente.

Questa è la “traiettoria”, che può essere “percorsa” in toto o in parte dei pazienti paranoici e paranoidei:
a) Una proiezione intracorporea
b) Una proiezione che è privata dell’aspetto carnale
c) Una proiezione che crea il delirio: questa è una delle possibilità della paranoia, non l’unica (rinvio a “Il Genio delle Origini”, pg 317 “Complementi clinici della paranoia” ).

L’ Autore precisa che il pensiero paranoico non tollera l’ambiguità, il “registro ambiguo” dove una stessa cosa può presentare due diverse nature, si può situare tra l’interiore e l’esteriore come peraltro accade con gli Oggetti Transizionali (es. amore e grande rabbia o addirittura odio contemporaneamente).

Per i Paranoici c’è il bianco o il nero perché essi non sopportano le cose con doppi o più risvolti, ovvero non sopportano la complessità delle “cose umane”.
Per questo, non possono amare, perché per loro è un sentimento debole, che instaura dipendenze insopportabili.
Essi rifiutano gli affetti, la tenerezza, l’amore sessuale, soprattutto non tollerano l’amore-tenerezza perché provoca, appunto, sentimenti per loro “deboli”, che rendono deboli!

I sentimenti sono una “malattia terribile” che essi non sono in grado di metabolizzare.
Racamier ricorda come in realtà non ci sia mai un amore puro, senza ambivalenza, perché nell’amore c’è ambivalenza ed anche talvolta una parte di odio.

I paranoici si organizzano solamente nell’odio: la loro aspirazione è di fare una vera cultura dell’odio.
E’ un’aspirazione che non può mai riuscire del tutto.
Qui l’Autore richiama due concetti
1) Il processo di erotizzazione
2) Il processo di omosessualità inconscia

Si tratta di una particolare omosessualità, non certo normale amore e/o desiderio omosessuale dove esiste l’altro come soggetto/oggetto del desiderio e anche dell’amore, ma piuttosto una omosessualità dove non esiste desiderio, amore ed affetto,dove può esistere solamente la fascinazione per l’identico(omo)ed il rifiuto per l “altro da sè”.

Una particolare omosessualità perversa, così come può avvenire nell’eterosessualità: sono tutte forme di perversione, dove “l’analità” è prevalente.
Può essere un registro non espulsivo, ma che colorerà la vita quotidiana e che talvolta esplode poi con processi di focalizzazione su di un oggetto ben determinato: nelle anoressiche gravi ad es. il corpo! nei paranoici classici una
persona, un insieme di persone, ma anche una razza, un popolo!

Nasce così un pensiero pre-potente che esclude altri pensieri e punti di vista: questa sarà la rigidità paranoica che porta a ritenere che ciò che è valido per loro è la legge!

Spesso denunciano, si impegnano in processi, in battaglie per fare prevalere il loro pensiero. Ecco ad esempio il FANATISMO! Esso può contagiare un gruppo, una società e può affascinare per la sua linearità, semplicità, omogeneità che lo fa sentire un messaggio potente che fa sentire potenti!

Ho pensato alla potenza del sistema paranoico “discreto” come a quella dei buchi neri, che sono estremamente compatti, densi, concentrati e tutto e del tutto inglobano quanto giunge nelle loro vicinanze.

Questa organizzazione viene erotizzata: ricordo la perversione delle anoressiche nel rapporto con il loro corpo divenuto ormai cosa “altra da loro”.
Questo sistema di controllo è fonte di piacere in quanto tale ed in quanto tale è erotizzato: perversione narcisistica con aspetti paranoici/paranoidei.

Il piacere quindi è legato al controllo: del proprio pensiero, delle proprie emozioni, del proprio corpo, dei pensieri, delle emozioni degli altri. Diviene perversione quando diviene il piacere unico, perché ad ognuno piace “controllare” un po’ il mondo, ma questo non diviene l’unica modalità relazionale.

Qui l’erotizzazione viene rafforzata, coronata, perché il sistema di difesa diventa non solo una difesa ma fonte di grande piacere e soddisfazione!
Il sistema difensivo, solitamente eretto contro l’appagamento del piacere, diventa cosí fonte di piacere esso stesso, piacere “anche” legato al controllo del pensiero e dell’ambiente e, nelle anoressiche, del corpo alienato.

Vi è per Racamier una relazione tra paranoia, psicosi narcisistica e anoressia mentale. Nella anoressica c’è una difesa dura contro il desiderio di mangiare : è un modo per credersi più forti del proprio corpo. Così anche i paranoici vogliono
essere più forti di tutto, non avere bisogno di nulla e di nessuno se non di questo “potere”.

Gli anoressici mentali attaccano la bio-logia, la vita e questa difesa estrema diviene fonte di piacere: “Il piacere della fame”. Evelyne Kestemberg lo definiva “L’ORGASMO della FAME”.

Il piacere si insedia allora nella difesa contro il desiderio (de-siderus): si tratta di un piacere perverso. Per Racamier nella paranoia vi è quindi un’attivazione del canale della libido omosessuale, perché questi pazienti non sono in grado di attivare il canale della passività, della tenerezza, della spinta ad “un’omosessualità” passiva, sentita da loro come insopportabile: essa quindi non può essere integrata nell’esperienza più complessiva di Sé e del desiderio di passività!

Qui l’omosessualità non viene integrata nell’esperienza del vivere come non è possibile sentire la benefica utilità di essere aiutati (passività), senza sentirsi mortificati o insopportabilmente deboli.

Per Racamier I paranoici non sono, paradossalmente, abbastanza omosessuali. Egli ricorda, partendo da Freud, due correnti della vita psichica:
quella passiva e quella attiva che, se le cose vanno bene, si integrano nelle
esperienze del vivere!

I paranoici, che non hanno possibilità di integrazione, sposano la forza, il sopruso, ed hanno terrore della passività, della passività omosessuale. Essi odiano l’imprevisto, l’attrazione per la passività e l’omosessualità.
Essi – dice Racamier – temono gli incontri imprevisti, non sono curiosi, non provano piacere di fronte alle novità. Lo scenario va programmato prima e deve essere sempre uguale. Ecco l’angoscia “nell’andare per strada”, il “sentirsi minacciati”, “spiati”, “controllati”.

In realtà sono loro che vorrebbero potere controllare tutto e, se non sarà così, ci sarà il rischio della frammentazione e dell’angoscia psicotica. Per Racamier la paranoia è l’anti-passeggiata.

A questo proposito M.Balint distingueva quelli che adorano l’otto volante e quelli che non lo amano e preferiscono rimanere ben saldi a terra: sono due pre-disposizioni psichiche di base, elementari.
I paranoici sono curiosi solo di sapere cosa avviene nel pensiero degli altri, non per scoprire cose nuove ma per controllare e trovare conferma a quello che pensano a priori ; spesso poi trovano quello che cercano, avendo visioni puntuali e non ampie a 360°, fiutando e vedendo solo quello che è utile alla conferma delle loro ipotesi.

Il rischio è farsi trascinare nel loro terreno, quello dei processi, delle
argomentazioni, delle “verità” a priori.
Esempio
Paziente: “Lei ce l’ha con me”
Terapeuta: “No non è assolutamente vero”
E così via……su un terreno dove il paranoico andrà a nozze.
Piuttosto:
1) “Non mi sembra di avercela con lei però è pur vero che a lei sembra così”
Oppure:
2) “E’ vero che lei mi irrita, arriva ad irritarmi, ma nella mia testa non c’è solo questo… ma è drammatico come lei veda solo questo: è la sua disgrazia…non riesce a vedere altro!”

Il silenzio con questi pazienti non va bene, perché essi trovano nel silenzio sempre una conferma alle loro opinioni.
Va ricordato che “l’oggetto/soggetto” (l’altro da noi) è minaccioso, perché può fare nascere dei bisogni, dei desideri, curiosità : è minaccioso perché potrebbe mandare in crisi il sistema paranoico, dove non c’è spazio per avere dei bisogni, per la passività, l’aiuto, la fratellanza, l’amore!

La fantasia, soprattutto nell’Anoressia, è che, se essi dessero libero sfogo, libero accesso ai bisogni, ai desideri, diventerebbero dei Divoratori delle “bestie” con una fame senza fine, una fame mostruosa!Diventerebbero dei
veri vampiri!

Tornando a Nacht e Racamier , essi affrontano poi il tema delle separazioni, dei cambiamenti, delle esperienze traumatiche durante la vita: queste esperienze possono fare nascere deliri, piuttosto che stimolare il confronto con l’assenza, con la mancanza, il bisogno psico-biologico . Gli autori fanno riferimento a quella dipendenza benigna, che è poi quella che ci può fare crescere e preparare, in seguito, ai processi di separazione ed individuazione che molte volte affronteremo inevitabilmente nelle nostre vite. Rimando qui a “Sotto la pelle” di Alessandra lemma ed al concetto di” percezione materna benevola” che permette l’esperienza di una dipendenza benigna.

Essere divoratori, essere divorati: una specie di autocannibalismo con fantasie “mostruose” che abitano il mondo interno di questi pazienti, che devono quindi mettere in atto, attraverso potenti dinieghi, sistemi difensivi “corazzati” e inespugnabili.

Il terrore in realtà è nascosto nel profondo ed è lì che noi dovremmo potere arrivare, arrivare al terrore “traumatico” di prime esperienze non sopportabili e negate quindi per sopravvivere ……..nell’Anoressia, nelle Psicosi Narcisistiche, nelle Paranoie, soprattutto in quelle “discrete”, camuffate e in parte nascoste, dove i pazienti non frequentano magari le strutture psichiatriche e conducono vite apparentemente normali, ipernormali…..fino a quando…..!
Per noi essi non conducono vite soddisfacenti ma non è detto che vivano esistenze difficili, con sofferenze libere.

Racamier invita a tenere conto , nella nostra valutazione clinica, sia della struttura dei sintomi ai quali è delegata la sofferenza, sia della sofferenza libera ancora presente.
Sono registri più o meno presenti, mai omogenei, se non nella mente dei paranoici che mirano all’uguale, all’omogeneità.
Essi infatti vorrebbero che i registri 1) del modo difensivo, 2) del modo di pensiero, 3) del modo di relazione, fossero omogenei e non ci fossero differenze tra difese, affetti e pensieri!!

Ad esempio nelle patologie ossessive gravi il sistema si basa sulla rimozione ed il ritorno ostinato che è diverso dal diniego ;esso non è così risolutivo per cui il principio resta tornare continuamente indietro, per verificare che la rimozione funzioni!
Nei sistemi ossessivi e paranoici tutto deve essere organizzato allo stesso modo e per sempre. Il fine è lo stesso: il controllo, sempre e comunque, contro l’ambiguità, l’imprevisto, le emozioni, il pensiero curioso, creativo, riflessivo.

Contro il dubbio come forza vitale e creatrice trionferà l’Isomorfismo che è antipensiero, perché –ricorda Racamier – la psiche ha bisogno di una certa unità, ma la salute dell’IO consiste nel sopportare, tollerare, forse desiderare una certa eterogeneità!
Gli Autori tornano sul concetto di passività omosessuale e la prospettiva della passività del neonato che poi passiva non è ma è base vitale, nutrimento, base di crescita, base dei sistemi empatici dell’apprendimento cognitivo/affettivo.

L’autoerotismo precoce nel bimbo si organizza in realtà a partire dalle tenerezze materne, dalla felice esperienza della passività primaria nell’incontro con una “madre” sufficientemente affettuosa (Winnicott).
Se non si ha questa esperienza I^, se non la si può integrare, se per una voracità I^ nessun affetto ed attenzione bastano mai, non si avrà questa esperienza positiva ma si vivrà un esperienza traumatica: allora si costruirà precocemente una lotta contro il calore affettivo, omosessuale, contro il piacere (per loro antipiacere) di “ricevere” aiuto e quant’altro.

Gianna Polacco/Williams descrive questo fenomeno come “vietato l’accesso”, soprattutto alle emozioni.
Certe madri non esteriorizzano l’amore attraverso le carezze, il contatto caldo, le parole che contano, etc., sono madri che si aspettano molto dal bambino, hanno una grande attesa narcisistica ed una freddezza emotiva.

In realtà per me è ancora più rischiosa la situazione di quelle madri che non si aspettano nulla dal bimbo , che non hanno slancio vitale, interesse, curiosità per i loro bimbi sui quali proiettano ben poco, se non forse il vuoto, l’esperienza del vuoto, del “deficit”, di una drammatica mancanza!

Queste esperienze susciteranno difese simili a quelle sopra descritte:
– difese anti-relazionali
– difese anti-edipiche
– difese anti-bisogno e desiderio.

Racamier e Nacht ritornano infine sul tema di: Scissione e Paranoia : Per Freud una rottura nella percezione dell’Io, per M.Klein una rottura nelle rappresentazioni e nei fantasmi di oggetti parziali, per Racamier scissione e squartamento quando l’Io del bambino è sottoposto dall’ambiente circostante ad affetti, vissuti, rappresentazioni, processi di interiorizzazione del tutto incompatibili con la sua vita di piccola creatura appena aperta sul mondo.

Ad esempio madri alternativamente vicine e molto distaccate, invasive e distanzianti insieme….danno ai bimbi compiti, “cibi” da metabolizzare impossibili. Come restare in piedi? Come sopravvivere? Separando, scindendo,negando, raffreddando, organizzando un mondo basato sulla diffidenza, la non fiducia la mancanza di speranza ed infine sul controllo pre-potente dell’altro da Sé e del mondo.

Forse capiamo allora di più perché i Paranoici, ma anche le Anoressiche, i Pazienti Border Line, i pazienti affetti da psicosi narcisistiche aspirino ad un blocco degli affetti/sentimenti, un annullamento del pensiero riflessivo , senza minaccia di ambigue scissioni poiché hanno un estremo bisogno di UNIFORMITA’ senza mai cambiamento di registro.

E’ un mondo disperato, un deserto dove sembra non esserci spazio per la speranza, ma……

Le cose anche quelle negative, per fortuna non riescono quasi mai in modo perfetto e quindi la speranza che non hanno loro, forse la possiamo avere noi, senza grandiosità, ben temperata, modesta ma presente sempre e comunque.

Le nostre terapie, i nostri luoghi della cura e la terapia istituzionale tendono a rimettere in un flusso evolutivo le disarmonie evolutive e le esperienze, bloccate, fortemente traumatiche di Squartamento del proprio Io.

Concludo con gli Autori ricordando come sia difficile lenire le nostre ferite nel rapporto con questi pazienti, senza rispondere ferendo a nostra volta.

Vi è quindi , nel nostro lavoro , la necessità costante di garantire una spazio terzo di supervisione o almeno di regolare discussione nel gruppo di lavoro di quanto avviene fuori e dentro di noi ,nelle nostre pratiche e relazioni di cura:
Questa è la base della Terapia Comunitaria e dalla Terapia Istituzionale di P.C.Racamier , questa è anche la base del modello di Cura Comunitaria del Gruppo Redancia , modelli che sono ancora oggi punto di riferimento per il mio operare in psichiatria ed in psicoterapia istituzionale dove il soggetto/oggetto della attenzione terapeutica è quel particolare gruppo formato dall’insieme degli operatori e dei pazienti.



3 risposte.

  1. luigi ferrannini ha detto:

    GRAZIE, Antonio!
    Un po’ di MEMORIA non fa mai male ed aiuta a pensare, con i se e con i ma….
    Luigi

  2. Antonio Maria ferro ha detto:

    Grazie luigi : in realtà la nostra storia e cultura psichiatrica appare un po’ démodé mentre in r alta è più che mai attuale. Il viaggio attraverso il delirio e il vi viaggio attraverso le vicissitudini del comprendere ,del cercare di incontrare l’altro da noi o piuttosto il rifiutarlo o addirittura esorcizzarlo.sono le storie poi di oggi.
    IlVdP rappresenta la cultura psichiatrica umanistica e questo è buono
    Una bella domenica
    Antonio

  3. Gg ha detto:

    Sarebbe bello che intorno al prezioso articolo di Antonio si sviluppasse un dibattito sui metodi di cura e di ciò che ci si aspetta dalla terapia sia dal punto di vista di colui che cura che di quello che è curato
    La storia insegna e da essa possono trarsi elementi di sviluppo o di involuzione.

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