Il 16 marzo del 78 ero con un gruppo di amici, allora adolescente studentessa delle scuole Superiori.
Qualcuno sente la notizia del rapimento di Moro e presto tutti rimaniamo increduli.
Quella parola “ Brigate Rosse” e quel luogo, via Fani di Roma mi sono risuonati dentro con una potenza che ancora oggi mi fa tornare alla mente il posto esatto in cui mi trovavo e addirittura con chi ero.
Ciò che mi ha maggiormente colpita però è stata la notizia dell’uccisione dei 5 uomini della sua scorta.
Proprio in questi giorni un’amica mi parlava di un uomo, amico suo, figlio di un agente della scorta del Magistrato Francesco Coco, anch’essi uccisi dalle Brigate Rosse durante gli anni di Piombo a Genova.
Quell’orfano, insieme al fratello sono stati cresciuti dalla mamma.
Immagino il loro dolore, la forza della mamma in quel periodo.
Sono uomini già di una certa età oggi ma non dimenticano.
Certe storie ti rimangono addosso e ti forgiano il futuro a loro piacimento.
Intorno alla triste storia del rapimento ed uccisione di Moro si sono succeduti varie ipotesi, moventi, implicazioni che nel corso della mia vita ho letto ed analizzato con interesse, cosi come la storia politica di quel periodo.
Segni indelebili nella storia di molti.
Nessuna lotta, nessuna idea, nessun ideale giustifica il togliere la vita.




Ottimo, grazie Monica.
Aggiungerei che si è trattato di una perdita incolmabile e tragica per il paese, che è rimasto senza un “padre”, visto che, nei fatti, si è proceduto nel senso del “Compromesso storico”, cioè dell’Unione delle forze democratiche che, tutt’ora non bastano a contrastare le derive antidemocratiche.