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Mamma pancina: qual è il profilo psicologico?

L’espressione “mamma pancina” si riferisce a quelle donne che vivono l’esperienza unica della gravidanza, e degli aspetti ad essa correlati, in un modo particolare. Le convinzioni della mamma pancina spesso sfidano le convenzioni sociali e, in alcuni casi, sono in contrasto anche con le direttive medico-scientifiche.

Si tratta di un fenomeno che ha avuto diffusione recente, strettamente legato ai social media.
La mamma pancina fa parte di una comunità virtuale, costituita da sole donne che condividono particolari visioni e convinzioni sulla maternità e i rapporti coniugali tramite gruppi chiusi o segreti creati sui principali social media.
I racconti che emergono da questi gruppi e i consigli che le mamme pancine si scambiano tra loro sono spesso bizzarri, a volte assurdi ed opinabili e sicuramente fuori da ciò che siamo abituati a considerare come “normale”.

Il profilo psicologico della mamma pancina è complesso, proprio perché complessa è l’esperienza stessa della maternità e la percezione del ruolo della donna nella società contemporanea.

Il fenomeno della mamma pancina

Eterogenee per età, provenienza ed estrazione sociale, le mamme pancine si caratterizzano per un profondo coinvolgimento emotivo durante la gravidanza e i primi anni di vita dei figli, spesso così eccessivo da risultare morboso.
I gruppi social sono il luogo in cui condividono tra loro consigli, punti di vista ed esperienze personali.

Il fenomeno delle “mamme pancine” è stato messo all’attenzione popolare in anni recenti, quando alcuni blogger hanno scoperto l’esistenza di questi gruppi sui social media e hanno iniziato a condividerne pubblicamente screenshot di post, conversazioni e commenti.

Su questi gruppi vengono condivisi consigli, punti di vista ed esperienze personali – che in molti casi rasentano l’assurdo – su temi quali la maternità, il rapporto con i figli, la sessualità, le relazioni coniugali e familiari e tutto ciò che è correlato all’universo materno e casalingo.

Il significato psicologico insito nel termine “pancina”

Il termine è “pancina” indica oggi, in linea generale, quelle donne particolarmente ossessionate dalla maternità, che perseguono il modello della moglie e madre devota al marito, all’accudimento dei figli e della casa. Ma l’aggettivo “pancina” è stato utilizzato per la prima volta dalle stesse mamme per autoetichettarsi e denominare i gruppi social da loro stesse creati.

“Pancina” sottintende l’esaltazione dello stato di gravidanza, ma svela indirettamente una caratteristica particolarmente significativa di questi gruppi di donne: la mamma pancina tende a utilizzare termini infantili e allusivi per riferirsi a tutto ciò che riguarda la sessualità per promuovere una visione della donna pura e innocente.

Il fenomeno, in tempi recenti, ha fatto parlare così tanto di sé da essere diventato parte del linguaggio comune ed è presente anche in diversi dizionari o enciclopedie.

foto in bianco e nera della pancia di una donna incinta
La gravidanza è un momento importante nella vita di una donna che chiama in causa emozioni nuove ed intense.

Le caratteristiche principali della mamma pancina

Il profilo della mamma pancina è complesso e ancora oggi poco chiaro, ma si possono riconoscere alcune caratteristiche comuni.
Per essere accettate all’interno dei gruppi delle mamme pancine è fondamentale condividere alcune convinzioni riguardanti diversi aspetti dell’essere madre, moglie e donna in generale: la maggior parte dei gruppi social utilizzati dalle mamme pancine sono chiusi o segreti e l’accesso di un nuovo membro è consentito solo dopo una verifica di idoneità del profilo da parte degli amministratori.
Di seguito, abbiamo raccolto alcune delle visioni maggiormente condivise e caratterizzanti dalle mamme pancine, nonché le più controverse.

Allattamento prolungato o utilizzo stravagante del latte materno

Tra gli aspetti più conturbanti condivisi dalle mamme pancine, vi è la tendenza ad allattare al seno i propri figli per diversi anni, contrariamente alle indicazioni mediche ufficiali in merito. Il latte materno è visto come un alimento prezioso e quasi magico, tanto da essere utilizzarlo addirittura in ricette e pietanze destinate a tutta la famiglia.

Il culto della placenta

Come per il latte materno, anche la placenta è oggetto di convinzioni bizzarre e infondate. La mamma pancina vede la placenta come simbolo di connessione quasi sacro e soprannaturale tra madre e figlio, tanto da renderla protagonista di rituali e celebrazioni. Questa viene conservata in luoghi particolari o addirittura utilizzata per fare gioielli, fiocchi nascita o amuleti, di cui esistono anche tutorial online per indicare i diversi impieghi o metodi di conservazione della placenta.

Promozione di terapie alternative e pratica del “free bleeding”

La mamma pancina tende spesso a diffidare dalla medicina tradizionale, soprattutto per tutto ciò che riguarda la procreazione e il ciclo mestruale. I gruppi delle mamme pancine sono intrisi da consigli e rimedi fai da te relativi alla gravidanza o alle mestruazioni. Tra le pratiche più bizzarre in merito vi è quella del “free bleeding” (sanguinamento libero) che consiste nel non utilizzare alcun tipo di assorbente durante le mestruazioni.

Tabù della sessualità e del piacere femminile

Tra le mamme pancine è diffusa la convinzione che il sesso rappresenti qualcosa di impuro, tanto da essere relegato alla procreazione o alla soddisfazione degli obblighi coniugali. Il linguaggio sessualmente esplicito non è ben tollerato e vengono utilizzati termini infantili e allusivi per indicare gli organi genitali, il ciclo mestruale o altri aspetti della vita sessuale. Tale caratteristica rivela la volontà di presentarsi come donne pure, innocenti e prive di malizia.

Mamma pancina: un fenomeno da condannare?

In conclusione, la mamma pancina rappresenta qualcosa di esclusivamente negativo o un modello da condannare in toto? Rispondere a questa domanda ed esprimere un giudizio obiettivo non è possibile: il fenomeno è recente e le considerazioni in merito si basano su elementi diffusi ed estrapolati dai social media, privi di sufficienti riscontri nella vita vera o di esempi e casistiche concrete da prendere in analisi. Delineare un profilo psicologico preciso o fare valutazioni fondate e univoche non è dunque possibile.

Spesso che ciò che traspare dai contenuti condivisi virtualmente appare più estremo di quanto sia effettivamente nella vita reale. È probabile infatti che alcune donne si uniscano a questi gruppi per periodi limitati, per gestire le emozioni nuove e intense che derivano della gravidanza e ricercare una rete di supporto in cui sentirsi protette e non giudicate.

Se è vero che il profilo della mamma pancina può apparire come negativo sia per la madre che per il figlio, è anche vero che esprime un coinvolgimento speciale e profondo nella gravidanza. Apprensione e attaccamento materno eccessivo possono essere deleteri per il bambino, ma bisogna considerare anche che la capacità di stabilire legami profondi con il nascituro già durante la gravidanza, favorisce la creazione di un ambiente emotivamente sicuro e protetto per il bambino.

Rispettare e comprendere la diversità delle esperienze di gravidanza è fondamentale, poiché ogni donna vive questa fase in modo unico e personale. Un sostegno empatico e un ambiente di comprensione possono contribuire a bilanciare gli aspetti positivi e negativi, consentendo alle mamme pancina di vivere questa fase in modo più sereno e soddisfacente e smussando gli aspetti più estremi di questo fenomeno.

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