Studi e ricerche

Il bimbo che dice bugie è più intelligente

Pasquale Pisseri
12 Gennaio 2018
1 commento
Il bimbo che dice bugie è più intelligente

Commento all’articolo pubblicato su La Repubblica l’8 gennaio 2018
Nulla di sorprendente. Dire la verità è una operazione mentale relativamente  semplice: c’è una immediata corrispondenza di ciò che dico con  la realtà fattuale ( o almeno con quella che ritengo tale: posso non mentire dicendo una cosa errata e pensando che sia vera, o a contrario dire accidentalmente cosa vera  mentre sto soggettivamente mentendo).

Al contrario, la menzogna è chiaramente una operazione complessa:  significa saper agire su due  registri,  distinguendo ciò che è vero da ciò che  devo  all’altro, in base a quelle che ritengo siano le sue aspettative: devo quindi saper formulare una pur semplice teoria della mente. La menzogna è al servizio di un progetto, di una intenzione, di un desiderio. Implica dunque un riconoscimento di sé stesso, dell’altro, dei loro relativi progetti di solito fra loro confliggenti.
La bugia ha un intricato rapporto col concetto di verità. E’ ovvio che definire la verità non è sempre operazione così semplice come quella descritta in questa ricerca: ci si scontra con tante diverse definizioni di ciò che intendiamo per vero. Pensiamo – per  lasciarla subito  da parte – all’impervia discussione sulla “verità” della interpretazione  psicanalitica. Ma nel caso della ricerca di cui parla l’articolo,  ci si può attenere alla definizione più semplice e più ampiamente impiegata: verità è corrispondenza di una affermazione al dato di fatto; bugia è la non corrispondenza.
Diversi i tipi e le motivazioni della menzogna: quella pietosa che si rivolge a un malato inguaribile;  quella dolosa del cavaliere d’industria Felix Krull descritto da Mann o del Bugiardo goldoniano con le sue “spiritose invenzioni” non prive di intenzione esibizionistica; predominante, questa, in quella ampia frazione di “fake news” (traduzione alla moda di “bugia”) che non risponde a un preciso interesse economico o politico.
Fa storia a sé l’autoinganno, che mettendo la sordina ai conflitti può avere un ruolo rassicuratorio e apparentemente equilibratore nell’economia mentale. L’autoinganno può avere un preciso rapporto con quella condizione collettiva che è la falsa coscienza, sorta di grande e globale bugia che ci ha fatto e ci fa dimenticare nessi scomodi: che so, la violenza implicita in ogni potere incluso quello statale; o, nel nostro campo, le radici socioeconomiche del disturbo mentale e della  sua prognosi. False coscienze superate, si dirà: ma non è superata quella che, mentre giustamente compiangiamo una a una le vittime di un attentato terroristico, non ci fa riservare altrettanta attenzione a quelle dei bombardamenti aerei messi in atto, anche su civili, dalla forza aerea dei paesi  occidentali. Di quelle spesso conosciamo nomi e volti: di queste, mai.
E’ tuttavia possibile che certe forme di falsa coscienza siano parte irrinunciabile del mito fondante di una collettività: forse non c’è società che possa farne a meno, anche con finlità di autoconservazione. E questo introduce al problema  etico. Con discutibile intransigenza, Kant giungeva a dire che, se qualcuno si rifugia in casa mia perché inseguito da un assassino, se interrogato da questi devo dire la verità. Posizione criticata da tanti, a partire da  B. Constant:   nessuno ha diritto a una verità che nuoce ad altri.
Infine: nell’esempio posto da questo articolo, e in tante altre situazioni, la bugia ha evidente rapporto con la trasgressione. E’ dunque sensato rivalutare l’una e l’altra come momenti sanamente evolutivi, e l’articolo porta acqua a questo mulino. Ma questa rivalutazione porta con sé un’insidia: quella di svuotarle di senso. La trasgressione, come la bugia spesso connessa, è momento sanamente evolutivo: ma se la incoraggi, che trasgressione è?  Si deve trasgredire contro qualcuno, non con il suo permesso. Mi pare che questo discorso sia in rapporto con la perdita del padre più volte lamentata da Recalcati, che ci lascia forse, più che liberi, oppressi da un penoso senso di vuoto.



Una risposta.

  1. FELICE ALESSANDRO SPATA ha detto:

    Mi piace molto quanto scritto dal prof Pisseri. E concordo soprattutto con l’ultima parte del suo intervento quando ci mette in guardia da un eventuale disinvolto incoraggiamento della bugia. Ovviamente come sottolinea il prof pisseri il problema non è la bugia in sè “momento sanamente evolutivo”. Semmai la domanda dovrebbe essere: “perché un bambino mente?”. Cioè se vogliamo fare della bugia un momento di sano sviluppo ontogenetico dovremmo imparare, gli adulti, a contestualizzare la bugia infantile per dare una risposta che sia un minimo “educativa”. Il che non significa stare lì tutti i momenti col ditino alzato che poi ci crescono con l’ansia poveri figli ma nemmeno far finta sempre di niente. Certo ci vuole un po’ di attenzione da parte degli “educatori” di turno. Quello che mi lascia perplesso è invece l’ultimo capoverso dell’articolo commentato quando Lee e Victoria Talwar gli sperimentatori ci avvisano che la sincerità “si può comprare”, a suon di dollari, eventualmente Mah! Spero che questo non significhi che dobbiamo crescere i nostri pargoli col mito che “tutto si può comprare” pure la verità. O che ogni uomo e donna che si rispetti hanno il loro prezzo. O che “se non hai niente da vendere al mercato resti fuori dal gioco” e altre amenità del genere. Che magari sarà pure vero ma, dico, vogliamo proprio svezzarli così precocemente e crudelmente i nostri cuccioli umani? Latte e bugie. Omogeneizzati e dollari “così ti puoi comprare quello che vuoi figlio mio…Così cominci ad allenarti alla vita vera sangue del mio sangue”. E basta con questa beata innocenza! Bisogna essere pratici! Per la serie “Piccoli Trump crescono”. E difatti mr Trump che la sapeva lunga fin da piccolo, da adulto si è comprato persino la Casa Bianca. Poco male se poi uno rischia di scatenare una guerra nucleare in medio oriente. Dettagli. Gli insoliti effetti collaterali di un’infanzia cresciuta a suon di biglietti verdi? E va bene continuiamo così. Facciamoci del male”.

Aggiungi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scopri come vengono trattati i tuoi dati