Vaso di Pandora

Giornata Mondiale della Felicità: la ricerca che ci svela se siamo felici a lavoro

Sembrerebbe in crescita la felicità mondiale e a beneficiarne anche il nostro Paese. L’Italia si posiziona al 25esimo posto di una speciale classifica. E allora, il 20 marzo, Giornata Mondiale della Felicità , Ipsos ha presentato i risultati di una ricerca che ci svela se siamo felici sul lavoro

Le misurazioni del noto Ente rivelano un trend positivo: sono due anni consecutivi che si protrae questa crescita. Tra i fattori essenziali e quanto mai propedeutici alla nostra felicità, ecco la famigerata coppia: famiglia e amici

Felicità, sogno o realtà? 

Il 20 marzo si celebra la Giornata Mondiale della Felicità, un’occasione per capire se si tratti di una condizione alla portata di tutti o un beneficio per pochi e se esiste un segreto della felicità. Una recente ricerca a cura di Ipsos e che ha visto coinvolti 32 Paesi, ha palesato come mediamente, nel corso di quest’anno, quasi tre persone su quattro (73%) si dichiarino felici e per differenti ragioni.

I maggiori standard di felicità si sono registrati perlopiù in Paesi come Cina (91%), Arabia Saudita (86%) e poi nei Paesi Bassi (85%). L’infelicità si farebbe spazio in Polonia (58%), Corea del Sud (57%) e Ungheria (50%). Stando all’indagine, l’Italia non rientrerebbe tra quelli con i più alti tassi di felicità al mondo: tra i 32 presi in esame si collocherebbe solamente alla 25esima posizione

Ciò nonostante, il 68% dell’opinione pubblica ha affermato di “sentirsi” felice. La famiglia e gli amici rappresenterebbero i maggiori fattori di felicità per la gran parte degli intervistati, sebbene vi sia una quota notevole di persone che avrebbe affermato di non poter fare affidamento sul supporto di parenti o amici in momenti di necessità. 

Vigerebbe un considerevole pessimismo, specie fra i Boomers e la Generazione X, sulle chance di trovare il partner ideale con cui condividere la tanto bramata felicità.

Giornata Mondiale della Felicità, tendenze in crescita

Non fermiamoci solamente al 20 marzo, la felicità mondiale cresce per il secondo anno di seguito. Si parla di un aumento di sei punti rispetto al dato di un anno fa e di ben 10 punti rispetto ai risultati dell’agosto 2020, pochi mesi dopo lo shock pandemico. 

La crescita complessiva cela trend alquanto differenti tra i vari territori: mentre il numero delle persone affermatesi felici è aumentato considerevolmente in America Latina, sarebbe colato a picco in non pochi Paesi occidentali. Basti pensare al boom di addirittura 26 punti in Colombia e Argentina e al calo di 13 punti in Gran Bretagna.

Mediamente, la felicità negli Stati a medio reddito (stando all’espressione della Banca Mondiale) ha segnalato un allargamento più evidente rispetto ai Paesi ad alto reddito. Gli standard medi di felicità dei Paesi a medio reddito hanno oltrepassato quello dei Paesi ad alto reddito per la prima volta da quando Ipsos ha cominciato a prenderne visione nel 2011.

Felicità: i fattori

Su scala mondiale, le persone si affermano maggiormente soddisfatte delle relazioni amicali e familiari. Viceversa, vige insoddisfazione in quanto a situazione economica, lavorativa e politica del proprio Paese. 

Tra i 30 fattori esistenziali presi in essere, cinque dei sei essenziali rivelano i più elevati standard di soddisfazione e fanno riferimento alle relazioni:
1. I miei figli (se genitore) (85%)
2. Rapporto con il partner/coniuge (se ne ha uno) (84%)
3. Accesso alla natura e contatto con essa (80%)
4. Livello di istruzione (80%)
5. Rapporto con i parenti (78%)
6. Amici (78%).

Infelicità: i fattori

La cinquina dell’insoddisfazione abbraccia:
1. Situazione sociale e politica del Paese (40%)
2. Situazione economica del Paese (40%)
3. La propria situazione finanziaria (57%)
4. Vita sentimentale/sessuale (63%)
5. Esercizio fisico/attività fisiche (65%).

Non è tutto. I cittadini degli Stati a reddito elevato hanno la tendenza a provare maggiore soddisfazione nella sicurezza personale, nel godimento di beni materiali e nelle proprie condizioni di vita. I cittadini appartenenti a Paese a reddito medio mettono in primo piano la loro vita religiosa, la loro salute fisica e il loro aspetto estetico.

Giornata Mondiale della Felicità, perché siamo felici

Ipsos ha calcolato i termini della relazione tra lo standard di felicità generale affermato da ciascuno dei pretendenti parte al sondaggio e lo standard di appagamento per i 30 fattori della vita. 

In questo modo vien fuori come la cinquina di aspetti connessi alla felicità sia, nell’ordine, così composta: avvertire che la propria esistenza abbia un senso e una direzione, sentirsi in controllo della medesima, benessere fisico e psicologico, vita sociale e condizioni di vita.

Come detto, familiari e amici risultano essere tra le maggiori fonti di felicità sebbene un adulto ogni cinque non può contare su una rete amicale o familiare in grado di dare supporto in momenti di estrema necessità. Coloro che tra i pretendenti parte all’inchiesta hanno presentato reddito non elevato, minore grado di istruzione, nessun legame matrimoniale e appartenenza alla Generazione Z, avranno meno possibilità di avere accesso a reti di sostegno rispetto ovviamente agli intervistati a più alto reddito, maggiormente istruiti, coniugati e più anziani.

Del resto e come prevedibile, le difficoltà non mancano, tutto ruoterebbe intorno ad amici e famiglia: chi non ha la garanzia di questi rapporti avrà difficoltà nel costruirli, chi ne ha, d’altro canto, ne avrà nel mantenerli a lungo. 

Felicità e lavoro, una riflessione

Caso vuole che, il 20 marzo, la Giornata Mondiale della Felicità, abbia coinciso con un lunedì, per opinione comune il giorno più detestato della settimana.

Il 20 marzo è un’occasione per riflettere  su cosa ci renda felici e quanto al contrario vorremmo eliminare di buon grado dalla nostra vita. In questo senso, il lavoro dovrebbe porsi come una di quelle componenti della nostra esistenza delle quali dovremmo, necessariamente, essere felici.

È semplice, attualmente, con il vigente e dominante giudizio economico, affermare che “l’importante è avere un lavoro” e sinceramente è arduo rimproverare quanti ritengano come disporne di uno, a prescindere dalle condizioni, sia piuttosto importante. Nondimeno, l’idea di ricoprire un ruolo che non ci piace e che non reca appagamento per più di un tempo limitato, è deleterio ai fini della felicità e può compromettere la salute mentale di ognuno.

Quindi, la Giornata Mondiale della Felicità impone una riflessione sul lavoro: quale mansione si vuole svolgere rispetto al ruolo che si ricopre attualmente; sondare i possibili terreni, pur onorando gli impegni attuali e quanto si è stipendiati alla fine del mese 

Malgrado sia vero che per vivere occorre lavorare, non è possibile trascorrere una vita svolgendo un lavoro che proprio non mandiamo giù. Sul luogo di lavoro vanno via gran parte delle ore delle nostre giornate. Il pensiero di trascorrerle senza avvertire anche un minimo di felicità varrebbe come una imperdonabile mancanza di rispetto verso la nostra stessa persona.Considerando l’importanza della Giornata Mondiale della Felicità, la ricerca e il buon senso invitano allora a vivere e lavorare avendo sempre ben a mente l’essenziale elemento del benessere e della felicità.

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