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Emi Bondi presidente di Sip: prima volta per una donna in 149 anni

Per la prima volta nella sua lunga storia, la Società Italiana di Psichiatria (SIP), fondata nel 1873, nel 2022 ha eletto una donna alla sua presidenza. La protagonista di questa svolta è Emi Bondi, psichiatra, psicoterapeuta e direttrice del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze dell’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo. La sua elezione ha rappresentato un momento simbolico ma anche sostanziale nel cammino verso una maggiore equità di genere nelle professioni sanitarie e, in particolare, in ambito psichiatrico, dove il carico relazionale, empatico ed emotivo è spesso elevatissimo.

Una carriera costruita sul rigore e sull’ascolto

Nata a Morbegno e cresciuta nella Bassa Valtellina, Emi Bondi ha saputo portare nella propria professione uno stile umano, rigoroso e profondamente orientato all’ascolto. Dopo la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Milano e la specializzazione in Psichiatria, ha consolidato la sua esperienza clinica e manageriale nei servizi pubblici, assumendo negli anni ruoli sempre più rilevanti fino a guidare uno dei dipartimenti di salute mentale più grandi e complessi d’Italia.

Il suo curriculum evidenzia una formazione articolata e continua, che include:

  • Specializzazione in Psicoterapia Psicoanalitica e corsi di perfezionamento in Psicogeriatria, Psichiatria dell’emergenza e gestione clinica delle dipendenze
  • Una lunga attività come docente, ricercatrice e referente scientifica per progetti nazionali e internazionali nel campo della salute mentale

La prima donna alla guida della psichiatria italiana

L’elezione di Emi Bondi alla guida della SIP non è solo un riconoscimento individuale, ma anche un segnale culturale forte. Il fatto che sia la prima donna a ricoprire questa carica in ormai oltre 150 anni, evidenzia quanto ancora sia necessario interrogarsi sugli equilibri di genere nelle istituzioni scientifiche. Nonostante la crescente presenza femminile nelle professioni sanitarie, i ruoli apicali sono ancora spesso appannaggio maschile.

Bondi rappresenta un esempio di come la competenza, l’autorevolezza e l’impegno possano rompere barriere storiche, ma anche di come la psichiatria stia evolvendo verso modelli sempre più inclusivi, attenti alle differenze e capaci di integrare prospettive multiple.

Un mandato all’insegna della responsabilità sociale

Sin dal suo discorso di insediamento, Bondi ha sottolineato la necessità di una psichiatria vicina alle persone, capace di affrontare le sfide contemporanee: dalla crescita del disagio giovanile all’impatto della pandemia sulla salute mentale, fino alla complessità delle nuove dipendenze comportamentali.

Tra le sue priorità figurano:

  • Rafforzare il ruolo della psichiatria all’interno del sistema sanitario nazionale, promuovendo una cultura della prevenzione e della continuità assistenziale
  • Valorizzare la ricerca e la formazione, con particolare attenzione al lavoro multidisciplinare e alla collaborazione tra territori

Una figura ponte tra istituzioni e cittadinanza

La cifra distintiva di Emi Bondi è quella di una psichiatria “di prossimità”, in grado di coniugare rigore scientifico e attenzione al vissuto umano. La sua esperienza la pone come figura ponte tra le istituzioni e la cittadinanza, capace di interpretare le istanze sociali e tradurle in progetti concreti, sempre con una forte componente di ascolto.

Il suo stile è improntato a una leadership non autoritaria ma generativa, in cui la dimensione relazionale viene valorizzata anche nei contesti organizzativi. Un approccio che riflette una visione della salute mentale non come semplice assenza di malattia, ma come condizione dinamica che coinvolge l’intera esistenza della persona.

Oltre il soffitto di cristallo

La nomina di Emi Bondi non è solo un risultato individuale, ma l’emblema di un cambiamento che attraversa la società e la professione. È un invito a riconsiderare le dinamiche di potere nelle comunità scientifiche, a promuovere un approccio più equo e rappresentativo, e a riconoscere il valore delle competenze femminili non come eccezioni, ma come risorsa strutturale.

In questa svolta, il passato e il futuro della psichiatria si incontrano: da una parte la tradizione scientifica e clinica consolidata, dall’altra una nuova sensibilità attenta alle trasformazioni culturali, sociali e relazionali. In mezzo, la figura di Emi Bondi, che con equilibrio, visione e determinazione ha saputo farsi interprete di un tempo che cambia.

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