Studi e ricerche

Depressione: quando l’Orologio Biologico non tiene il tempo

Anna Bonfanti
18 Maggio 2013
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Depressione: quando l’Orologio Biologico non tiene il tempo

Un passo avanti nella comprensione dei meccanismi molecolari alla base dei ritmi circadiani

Commento all’articolo “Circadian patterns of gene expression in the human brain and disruption in major depressive disorder” H. Akill et al. PNAS april 3rd 2013

Ricercatori dell’Università del Michigan e dell’Università della California a Irvine hanno pubblicato  un articolo su “Proceedings of the National Academy of Sciences”, secondo il quale nei pazienti affetti da depressione maggiore i cicli giornalieri di espressione genica nel cervello sono interrotti.

Uno dei classici sintomi della depressione maggiore sono i disturbi del sonno, espressione della rottura dei ritmi circadiani;  si ritiene che questi ritmi siano  collegati ai cicli di espressione dei geni, benchè le cause della loro oscillazione siano ancora oggetto di chiarimento.

Nello studio in questione i profili dei soggetti depressi sono risultati sfasati di alcune ore rispetto a quelli dei soggetti sani, evidenziando alterazioni nella ritmicità circadiana in alcune regioni. Queste alterazioni possono  avere un impatto significativo sulla regolazione di numerosi processi neurali e quindi dei comportamenti, coerentemente con la vasta gamma di sintomi depressivi.
In complesso, sono state identificate alcune centinaia di geni che mostravano un chiaro ritmo circadiano, alcuni noti, ma molti altri no, come per esempio geni coinvolti nella sintesi dei lipidi e importanti per il metabolismo  o ancora per la regolazione del sonno e della veglia.

Lo studio prende per ora in considerazione un numero limitato di casi, poichè la valutazione non può essere fatta che su tessuti prelevati post-mortem (mentre negli studi su animale è stata ben documentata l’espressione genica ritmica, con una fondamentale coerenza delle relazioni di fase nelle attivazioni geniche tra mammiferi, confermando gli schemi di attivazione ciclica della maggior parte dei geni circadiani noti, anche a livello cerebrale).

Via via che questi meccanismi si andranno chiarendo si potrà sperare di comprendere meglio le cause di alterazioni già note da tempo e sulle quali sono state tentate varie strategie terapeutiche, non solo farmacologiche: infatti l’interazione con l’ambiente è uno dei principali fattori che regolano l’espressione genica, proprio in funzione delle necessità di adattamento degli organismi viventi. Comprendere le basi molecolari del corteo sintomatologico depressivo potrà portare ad un miglioramento diagnostico, al riconoscimento di eventuali sottotipi di disturbo, alla messa a punto di strategie di intervento mirate alla correzione delle alterazioni di fase e di conseguenza al ripristino dei cicli giornalieri, il cui equilibrio è importante sia a livello psichico che organico.



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