Attualità

Colpa della Famiglia?

Roberta Antonello
23 Giugno 2014
3 commenti
Colpa della Famiglia?

Ma sarà che la famiglia è sempre colpevole? Leggo oggi che un prefetto invita al suicidio madri colpevoli di figli drogati..

Non mi scandalizza, a furia di sentir dire da esperti, che la famiglia non è più quella di una volta, che è inadeguata, che il padre è scomparso, che è da curare, che ci mandiamo le tate perché riprenda il suo ruolo, che è la fucina del disagio giovanile questo bel prepotente ha detto una falsità ed è stato rimosso.. bene hanno fatto.

Ma non è forse utile che gli esperti smettano di continuare a diffondere teorie colpevolizzanti a dei genitori già abbastanza provati da una complessità di avvenimenti, come sempre è stato, che la vita comporta, in maniera diversa in epoche diverse. Educare è difficile oggi come ieri, sbagliare è possibile oggi come ieri, e non tutto è catastrofe.

Io sono quella che sono per i meriti e gli sbagli dei miei famigliari . Ognuno di noi ha una sua storia da cui attingere risorse e non colpevolizzazioni che giustifichino l’ essere in un modo e in un altro. Non credo che a nessun giovane faccia bene questo messaggio di colpa del contesto. Certo non l’aiuta a cercare vie d’uscita, a fidarsi, come non fa bene ai suoi genitori essere bollati. Paralizza.

La sentenza paralizza.. finiamola !



3 risposte.

  1. FELICE ALESSANDRO SPATA ha detto:

    Si fa molta retorica intorno al concetto di “famiglia”. La “famiglia” luogo mitico che suscita sentimenti contrastanti: alcuni la spacciano come panacea di tutti i mali altri vi vedono il luogo dove si consumano quotidianamente ignominie inaudite.In questa “famiglia” (in diversi casi) crescono figli in balìa di una emotività forsennata incapaci della minima riflessione privi di strumenti in grado di attenuare l’emozione, figli che “scambiano la tristezza di un giorno per il tormento di una vita”. Figli che ricercano spasmodicamente l’ottundimento emotivo attraverso i“cannoneggiamenti acustici” in discoteca o gli sballi della droga.Figli incapaci di integrarsi adeguatamente nel proprio ambiente socioculturale.Immaturi affettivi che celano una puerilità di fondo insofferenti alle frustrazioni, che fuggono le responsabilità.Si potrebbe dire che questi figli non sono approdati ad un’integrazione dell’affettività nel corso dell’infanzia, carenti sul piano emotivo, incapaci di identificazione con un ideale dell’Io amorfo e caotico. Incapaci di rimozione delle richieste pulsionali dell’inconscio, che verrebbero immediatamente agite senza differimento della gratificazione.E poi la pseudo complicità dei genitori verso ogni scelleratezza della prole,la confusione di ruoli: genitori mai stati adulti che diventano i fratelli dei propri figli e che non sanno essere credibili.Genitori troppo severi(come se severità volesse dire malvagità o violenza), genitori troppo poco severi. Padri padroni oppure assenti, madri anaffettive o ambigue.E ancora figli che”decidono”di drogarsi perché la droga sembra la via più conveniente per sopravvivere in questo”immondezzaio”.Figli che si abbandonano incessantemente all’alcol e alle droghe fedeli allo slogan“se il mondo è pazzo, se i miei genitori sono spregevoli, allora io bevo, allora mi faccio di eroina.Ma dove sta la verità? Di chi sono le responsabilità?SI può ragionare in termini di persecutori e martiri?L’esperienza, la storia, ci insegnano che nelle vita esistono i carnefici e le vittime, ma ci sono contesti in cui il confine tra carnefici e vittime è davvero molto sottile spesso talmente sfumato da non riuscire ad intravedere “chi ha cominciato cosa” e quello delle relazioni familiari, quello del rapporto tra genitori e figli è uno di quelli.
    Poi arriva uno che ci “toglie ogni dubbio” e che rivela delle certezze invidiabili: la famiglia (le mamme, più nello specifico) è messa sul banco degli imputati e condannata senza appello. Personalmente sono tra quelli che pensano che la critica tagliente tout court alle famiglie rappresenti soltanto l’abile escamotage di chi è alla ricerca di un capro espiatorio per “smacchiarsi la coscienza con uno sbiancante a buon mercato”.
    Non mi piace la formula del “capro espiatorio” in quanto porta in sé una deriva narcisistica quella che mantiene l’illusione degli opposti, cioè una interpretazione della realtà e degli oggetti (le persone) in termini dicotomici; questa modalità mina la comprensione realistica degli avvenimenti.Cosa quest’ultima che contraddistingue in particolar modo gli schemi di pensiero di questo prefetto, mi pare.Il capro espiatorio rappresenta la forma comune della condanna reciproca. Questo termine è ingannevole poiché sembra implicare che il capro espiatorio sia la persona da condannare il che offusca il fatto che il “capro espiatorio-famiglia”(in questo caso) di solito adotta lo stesso stratagemma di individuare nella società o nei figli stessi il capro espiatorio per i propri problemi. In altre parole il “copione” consiste nell’identificare altri come causa delle difficoltà omettendo il piccolo particolare che più dei fatti contano le percezioni individuali nella costruzione della psicologia di un individuo.E invece a nessuno dovrebbe essere concesso all’interno di un contesto familiare di sentirsi vittima, debole o impotente o sollevato da qualsiasi iniziativa, ma al contrario tutti i componenti del nucleo familiare devono sentirsi incoraggiati a sentirsi parte attiva e potente del sistema ed esortati a fare uso delle proprie risorse. Rendere consapevole un figlio degli abusi o delle violazioni dei suoi diritti eventualmente subìti con lo scopo di liberarlo dai sensi di colpa spesso devastanti, non deve equivalere a renderlo impotente o legittimarlo a compiere a sua volta azioni odiose o stupide o autolesioniste. Anche colui/lei che è stato abusato fisicamente o moralmente per non rimanere totalmente impotente e per salvarsi non deve cadere nella tentazione di crogiolarsi nella comoda giustificazione che ciò che gli è capitato o ciò che fa esclude ogni suo coinvolgimento, e che invece sia semplicemente “colpa” di quanti hanno “abusato” di lei/lui.Allora,l’obiettivo è evitare la stabilizzazione del”vantaggio secondario”. Attenzione a che la “sindrome da risarcimento di alcuni non diventi lo stile di vita di un’intera popolazione di giovani e vecchi che cercano un indennizzo impossibile nella”dipendenza”.

  2. obliqua ha detto:

    si sono in accordo.
    Perchè infinite e non definitee chiuse sono le risorse di chi ha subito vive un malnutrimento, di chi lo ha attuato. Infinite se diamo fiducia e competenza.

  3. paola briano ha detto:

    Ricordi

    Sono piena di ricordi…… di famiglia
    Ricordo mia mamma sul poggiolo, si sporgeva così tanto per poter vedere anche solo per un attimo la mia testolina bionda tra i banchi , che trattenevo il fiato quando per caso la scorgevo, per paura che cadesse giù..( la scuola elementare che frequentavo era a pochi passi da casa mia e aveva finestre grandissime che davano su un cortile comune).
    Ricordo che spesso mi svegliavo di soprassalto scossa da incubi terribili (ora al pensiero sorrido pensando che l’incubo terribile era uno stupido scheletrino sgangherato che mi teneva a forza sulle sue spalle), ma la porta della camera dei miei era sempre aperta e il posticino caldo tra loro due solo per me c’ era sempre, anche se questo costringeva mio papà a dormire sul bordo del letto immobile tutta la notte per paura di schiacciarmi…
    Ricordo mio papà, mi faceva salire su un grande ciliegio di mia zia con un cestino in mano, avevo paura di cadere, ma poi guardavo giù e mio padre aveva grandi braccia tese proprio sotto di me e seguiva ogni mio piccolo movimento.
    Ricordo mia nonna lasciava sempre nella cassetta della posta due camelie rosa, una fiorita per la mamma e un bocciolo per te che sei la mia piccolina, così mi diceva sempre.
    Non sono come sarei oggi se avessi avuto un’altra famiglia, ma se ora la sera. guancia a guancia sullo stesso cuscino prima del suo ultimo battito di ciglia negli occhi di mia figlia io vedo il mare, vedo le barriere coralline, vedo la schiuma delle onde,vedo le cime innevate,vedo l’arcobaleno…….se oggi ancora mi commuovo se mi stringe forte la mano quando ha paura…lo so per certo, è perchè qualcuno tanto tempo fa mi ha tenuto la mano quando avevo paura e nei miei occhi ha visto il mare,le barriere coralline la schiuma dell……………..
    Paola b

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