Storia della Psichiatria

Anni fa…

Giovanni Giusto
10 Febbraio 2018
1 commento
Anni fa…

Sono passati 40 anni…
Già, mi sono laureato in medicina e chirurgia nel 1978, non avevo ancora 25 anni…

Il tempo è trascorso rapido, fortunatamente sono riuscito a realizzare molte delle mie idee in ambito psichiatrico con particolare riferimento  alla terapia di comunità ed oggi mi ritrovo a riflettere sui risultati e sulle prospettive di una specialità medica (la psichiatria appunto) per la quale il tempo non sembra essere trascorso: i nostri maestri sono morti, ma non mi pare esserci nulla di nuovo concretamente in grado di dare un apporto ben definito al processo di cura e guarigione della malattia mentale (vogliamo chiamarla cosí?).
In altri campi la medicina e la chirurgia hanno fatto passi da giganti: l’aspettativa di vita è salita di 15 anni grazie alla prevenzione precoce ed alla cura mirata di varie malattie, la ricerca in campo farmacologico ed il progresso tecnologico hanno mutato radicalmente le prognosi di molte patologie.
Mi direte che la bassa componente tecnologica della nostra specialità ci penalizza: d’accordo; mi ricorderete che tutto sommato abbiamo dei nuovi farmaci antipsicotici (il più recente ha più di 10 anni), mi ricorderete i concetti di recovery e resilienza: certamente.
E le neuroscienze dove le mettiamo? Il punto di incontro tra cervello e psiche, tra nervi e affetti.
E’ da lì che bisogna partire, è lì che bisogna concentrarsi.
Tutto vero; in fondo i nostri pazienti sono trattati meglio, meno esclusi più riconosciuti, sempre sofferenti ma di una sofferenza più esprimibile e più comprensibile, in fondo gli psichiatri sono un poco medici e un poco sacerdoti di una disciplina complessa e affascinante che rischia sempre di essere banalizzata da interventi repressivi e falsamente solidali che mal tollerano il “non poter sapere”, il “non poter vedere”e il dover intervenire a tutti i costi.
Sono passati 40 anni
da quando la legge 180 è stata promulgata…-…-…



Una risposta.

  1. Antonio Maria Ferro ha detto:

    Anch’io a 24 e resto contento di essere medico e psichiatra e di avere scelto ,tanti anni fa , di andare a Reggio Emilia dal prof Jervis.
    Terzian ,il mio prof di neurologia, mi diceva:”ti si ignorante,te devi studiar,vardar ben la gente “,aver rispetto e lenire il dolore.
    Hai ragione la medicina continua a fare scoperte strabilianti ma lo iato ,tra progresso scientifico e medicina applicata e fruibile per tutti, è ancora ingiustificabile. La legge 180 ha aperto possibilità impensabili per la Psichiatria italiana :i diritti dei cittadini,dei pazienti e dei loro famigliari, sono comunque migliorati non poco. Infine restiamo ,credo di non sbagliarmi,ancora l’unica realtà nazionale che ha “ chiuso i manicomi” e che ha complessivamente onorato questa bella,coraggiosa ma difficile legge . Di tanto in tanto emergono proposte di modifica ,proposte “nostalgiche”, ma complessivamente la legge è stata difesa e quindi porta piuttosto bene i suoi 40 anni.
    La psichiatria applicata segna tuttavia, oggi ,non di rado il passo e fatica ad immaginare nuove forme di pensiero e di cura che tengano conto adeguatamente del progredire delle neuroscienze,delle teorie dell attaccamento e del trauma,della cultura “psicodinamica” .Sono “scienze “che vanno però applicate ,e verificate nella loro validità nella pratica clinica della cura delle patologie psichiatriche e delle sofferenze esistenziali troppo dolorose ,onorando e ravvivando così il valore dei principi della legge 180
    La psichiatria è potenzialmente “disciplina bellissima anche perché di confine e di cambiamento” ma nella sua storia , ed anche oggi avviene, è stata ed è anche tutt’altro: mancanza di rispetto per “l’altro da noi”, pratica pigra ed incolta , pratica di contenimento ,talvolta addirittura repressivo( vedi ad es un certo uso spregiudicato degli psicofarmaci,peraltro fondamentali e spesso utili).
    Nelle cliniche psichiatriche universitarie vengono insegnate la fenomenologia , la psicoanalisi nelle sue molteplici forme,le scienze neurocognitive le neuroscienze,la psicologia,ma anche la neurologia ? Spero di sì ….ma ho spesso sorprese disperanti. Il lavoro dello psichiatra è , a mio avviso , piuttosto difficile e presuppone competenze ampie ed al confine di molteplici discipline…non è meno difficile della pratica di un neurochirurgo ,di un fine gastroenterologo o cardiologo,etc., ma – e questo è inaccettabile – ben di rado la sua pratica è sottoposta ad una verifica….lavori ,risultati clinici ,ricerca etc. Perché? Ecco una domanda alla quale rispondere , per chi vuole onorare la legge 180 e ricordarla senza retorica…..quindi una riflessione sulla preparazione degli operatori della Psichiatria e sulle possibili forme di costante verifica di questa preparazione. Un’altra ricerca ,che comporta poi la conseguente capacità di denuncia,può riguardare le non rare,haimè, forme di nuova manicomialità, vuoi nel lavoro territoriale che in quello asilare ( ospedaliero e comunitario)
    Un abbraccio Antonio Maria Ferro

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