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Uccisa la poesia: la prima volta è come una sigaretta

Claudia Vinante
22 Marzo 2014
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Uccisa la poesia: la prima volta è come una sigaretta

Come affrontare il tema della perdita, dei confini e dell’appartenenza? Margherita e la sua storia racchiudono questi temi in maniera cruda e realistica, senza lasciare spazio all’illusione magica di essere uniche. L’unicità sembra essere un peso e, per non perdere il gruppo, si perde la verginità.

La riflessione che è nata leggendo la storia di tante quattordicenni è rivolta sia al gruppo che all’individuo e prevede una commistione di tali aspetti al punto da non riconoscere più la differenza tra l’unicità e la gruppalità. Dal punto di vista individuale emerge come, la necessità di non essere esclusi dal gruppo il cui il denominatore comune è quello di non essere più vergini, conduca a utilizzare il proprio corpo con fini diversi da quelli canonici. L’accento è sull’individuo nel gruppo e la decisione di fare predominare invece la richiesta del gruppo sull’individuo sovverte l’ordine delle cose. Freud in Psicologia delle masse e analisi dell’io esprimeva come l’individuo soccombesse a causa di un innato bisogno di collettività (cfr. Freud, Psicologia delle masse e analisi dell’io): “Ma, se la consideriamo come un tutto, la massa presenta anche altre caratteristiche. Segni tipici come l’indebolimento delle facoltà intellettuali, lo sfrenarsi dell’affettività, l’incapacità di moderarsi o di differire, la propensione a oltrepassare tutti i limiti nell’espressione del sentimento e a scaricarla per intero nell’azione, forniscono un inequivocabile quadro di regressione dell’attività psichica a uno stadio anteriore, affine a quello che non desta meraviglia trovare nei selvaggi o nei bambini. Questo ci ricorda quanti di questi fenomeni di dipendenza appartengano alla costituzione normale della società umana, quanto poca originalità e quanto poco coraggio personale si trovino in questa, quanto ogni singolo sia dominato dagli atteggiamenti di un’anima collettiva che si manifestano come peculiarità razziali, pregiudizi sociali, adesione a regimi totalitari e così via”. Mi preme sottolineare come un saggio del 1921 sia ancora così attuale e, tornando al nostro articolo, rimane da chiedersi cosa può scegliere l’individuo autonomamente e cosa resta dell’individuo senza gruppo. Questi pensieri potrebbero volgere ad una superficiale accezione colpevolizzante se non fosse che, approfondendo la riflessione, ci si accorge della fragilità dell’individuo e del suo bisogno innato dell’altro.
La storia di Margherita è la storia di una perdita. Ma quando la perdita diventa un nuovo inizio e quando invece rimane solo una cosa persa? La storia di Margherita è la storia della fretta, della necessità di non essere soli e del sacrificio che si è disposti a compiere per rimanere nel gruppo. La verginità è la barriera che divide le sfigate dal gruppo e non è una questione personale ma è fatto sociale, talvolta imbarazzante e sicuramente ingombrante.
Dal punto di vista gruppale, invece, non stupisce la forza e l’imparzialità di un movimento per cui o sei così o sei fuori. L’indifferenziazione è la prima fase del gruppo, momento in cui tutti i movimenti dei singoli volti all’autonomia e alla diversità sono soffocati. Ecco quindi un bell’esempio di un gruppo, che potrebbe essere quello della scuola di Margherita, in cui non si è ancora pronti alla diversità; ma chi lo è a 14 anni?
Mi interrogo anche sul significato che il corpo della donna ha avuto nella storia e sull’evoluzione di questi ultimi anni. Mi tornano alla mente racconti in cui la donna teneva al corpo come ad un gioiello oppure narrazioni in cui il corpo della donna era merce di scambio preziosa ed in entrambi i casi ciò che appariva era una donna capace di scegliere per sé stessa. Non si stava meglio quando si stava peggio ma quello che emerge è uno spaccato di adolescenti annoiati, disposti a tutto ma fondamentalmente soli con un corpo, senza la possibilità di riconoscergli un valore indipendente dalla funzione.
Le tematiche e gli spunti sono davvero molti e mi rendo conto mentre scrivo di non avere dato una risposta definita rispetto al racconto di Margherita, certo rimane un po’ di nostalgia per le vecchie storie delle bis nonne che raccontano di corteggiamenti infiniti e che arrossiscono all’idea di aver baciato di nascosto il futuro marito.

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L’articolo fa riferimento alla notizia Sesso a 14 anni, le adolescenti raccontano: “se non ti fai sverginare sei una sfigata” [IL FATTO QUOTIDIANO].



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