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Triade di Beck: un modello per capire la depressione

La depressione è un disturbo mentale complesso e diffuso, che colpisce milioni di persone in tutto il mondo. Per comprendere meglio le dinamiche di questa malattia intricata, lo psicologo Aaron Beck ha sviluppato un modello noto come “triade cognitiva” o “triade di Beck”.
Si tratta di un modello che ha lo scopo di spiegare in che modo i pensieri negativi influenzino le emozioni e i comportamenti di una persona che soffre di depressione.
Come si struttura dunque la triade di Beck e come può essere utilizzata per comprendere e trattare la depressione?

Triade di Beck: di che si tratta?

La triade di Beck si struttura su tre componenti: si tratta delle tre declinazioni principali in cui si concentrano i pensieri negativi ed intrusivi di chi soffre di depressione.

Questi sono:

  • Pensieri negativi su di sé
  • Pensieri negativi sul mondo
  • Pensieri negativi sul futuro

Quando questi tre elementi interagiscono e si intrecciano tra loro, vanno a creare un ciclo di negatività che appare senza via di uscita e che può intrappolare una persona nella depressione.

1. Pensieri negativi su di sé

I pensieri negativi su di sé consistono in un’autocritica severa verso se stessi e sono mossi da una bassa autostima di base. Combattere contro la depressione vuol dire percepire se stessi come inadeguati, difettosi o senza valore.
Frasi come “Non sono abbastanza bravo”, “Non valgo niente” o “Sono un fallimento” sono frequenti nella mente di chi soffre di depressione e, allo stesso tempo, vanno ad alimentarla: la percezione negativa di sé mina la fiducia e l’autoefficacia, impedendo alla persona di vedere le proprie qualità e i propri successi.

2. Pensieri negativi sul mondo

Con pensieri negativi sul mondo si indica quella visione generalmente pessimistica dell’ambiente circostante e delle relazioni interpersonali. La depressione ci fa percepire il mondo come un luogo ostile, ingiusto, privo di opportunità. Chi soffre di depressione tende a pensare che gli altri non siano in grado di comprenderli e che la vita è inevitabilmente e intrinsecamente difficile e priva di gioia. I pensieri negativi sul mondo possono portare a sentimenti di isolamento e di alienazione sempre più radicati e deleteri.

3. Pensieri negativi sul futuro

I pensieri negativi sul futuro riguardano la mancanza di speranza e l’aspettativa che le cose non miglioreranno mai. Le persone depresse spesso vedono il futuro come oscuro e senza possibilità di cambiamento positivo. Frasi come “Non cambierà mai niente”, “Il futuro è senza speranza” o “Non riuscirò mai a stare meglio” sono comuni. Questa mancanza di speranza può contribuire a un senso di disperazione e all’incapacità di pianificare o impegnarsi in attività future, generando un circolo vizioso per cui piuttosto che provare ad agire, ci si richiude ancora di più in sé stesse alimentando il malessere depressivo.

un uomo si tiene la testa tra le mani in preda alla depressione
La triade di Beck ci mostra come il flusso di pensieri negativi sia tra i principali aspetti della depressione da gestire per poter avviare un percorso di guarigione.

Comprendere la triade di Beck per sconfiggere la depressione

La triade di Beck evidenzia come i pensieri negativi interagiscano e si rafforzino a vicenda, creando un ciclo di depressione apparentemente senza via d’uscita.
Ad esempio, una persona che pensa di essere un fallimento (pensieri negativi su di sé) può interpretare un evento negativo come una conferma di questa credenza (pensieri negativi sul mondo), il che può portare a una visione pessimistica del futuro (pensieri negativi sul futuro). Questo ciclo può essere difficile da interrompere senza l’intervento di uno specialista della salute mentale a l’avvio di un percorso terapeutico per guarire dalla propria condizione.

Comprendere la triade di Beck è fondamentale per sviluppare strategie terapeutiche efficaci per trattare la depressione e spesso solo grazie alla terapia possiamo prendere davvero coscienza della nostra condizione per uscirne. La terapia cognitivo-comportamentale (CBT), sviluppata da Beck, si basa su questo modello per aiutare i pazienti a identificare e modificare i loro pensieri negativi.

Il primo passo della CBT è infatti quello di aiutare i pazienti a riconoscere i loro pensieri negativi automatici. Il terapeuta guiderà il paziente in questo processo spronandolo al dialogo e a monitorare i propri pensieri attraverso ad esempio l’uso di un diario.

Solo una volta identificati, questi pensieri possono essere compresi, messi in discussione e dunque superati attraverso la ristrutturazione cognitiva. Si tratta di un processo attraverso il quale i pensieri negativi vengono sfidati e sostituiti con pensieri più realistici e positivi. Ad esempio, un pensiero come “Non valgo niente” può essere sostituito con “Ho delle qualità e dei successi, anche se a volte faccio degli errori”, ben più realistico del precedente.

La CBT aiuta anche i pazienti a sviluppare abilità di coping per gestire lo stress e le emozioni negative, oltre ad incoraggiare le persone depresse a impegnarsi in attività piacevoli e gratificanti. L’attivazione comportamentale è una componente della CBT che mira a incrementare l’energia e il piacere attraverso l’aumento delle attività positive, così da facilitare l’interruzione del ciclo della depressione.

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