Condivido con i lettori del Vaso di Pandora l’uscita di un numero monografico della rivista internazionale Frontiers, interamente dedicato al tema del tocco affiliativo e alla costruzione del senso di sé.
Curata da Vittorio Gallese, Mark Solms e da me (Peciccia, Gallese e Solms, 2025), la monografia raccoglie sette contributi scientifici che esplorano in profondità questo campo emergente di ricerca.
Benché il tocco affiliativo – noto anche come tocco affettivo – sia oggi uno dei temi più studiati dalle neuroscienze affettive e dalla neuropsicoanalisi, le sue potenzialità cliniche restano ancora sorprendentemente poco applicate nella pratica terapeutica.
Richiamare l’attenzione sul tocco affiliativo
Con questa monografia intendiamo richiamare l’attenzione della comunità scientifica – e di tutte le persone potenzialmente interessate – sull’importanza di valorizzare questo strumento nella cura della sofferenza psichica. Il tatto affettivo, infatti, ha dimostrato di svolgere un ruolo centrale nella regolazione emotiva, nella costruzione del senso di sé e nel consolidamento delle relazioni intersoggettive. Un obiettivo chiaramente espresso anche da Francis McGlone – tra i massimi esperti mondiali sul tema – nel suo contributo intitolato Touch Medicine (McGlone et al. 2024). In esso si auspica l’integrazione del tocco affiliativo nelle linee guida nazionali e internazionali per il trattamento di diversi disturbi psicologici, in particolare quelli legati alla fragilità del sé e alla disregolazione affettiva.
Ma che cos’è esattamente il tocco affettivo, e perché la neuropsicoanalisi lo considera una chiave di accesso privilegiata alla comprensione del sé corporeo e relazionale?
Cos’e il tocco affiliativo
IIl tatto affiliativo è ampiamente riconosciuto come una componente fondamentale delle interazioni sensomotorie tra esseri umani. Esso svolge un ruolo chiave nella formazione e nel mantenimento dei legami sociali (Insel and Young, 2001; Kosfeld et al., 2005) e nella costruzione di un senso di sé coeso e stabile (Bowlby, 1988; Ainsworth, 1989; Beebe et al., 2010) – due processi essenziali per la sopravvivenza e la capacità di adattamento dell’individuo (Dunbar, 2010).
Al cuore di questi meccanismi si trova il sistema C-tattile: una rete di recettori e fibre nervose (fibre C-tattili) specializzate nel rilevare carezze leggere e ritmiche. Questo sistema trasmette segnali al cervello che attivano un circuito complesso e diffuso, che coinvolge aree sottocorticali, corticali ed inter-corticali/intersoggettive (Walker et al., 2017).
A livello sottocorticale
Le fibre C-tattili proiettano sull’ipotalamo, contribuendo alla modulazione della risposta allo stress (Neumann, 2002; Kidd et al., 2023) e sul sistema limbico favorendo i processi di attaccamento e regolazione affettiva (Feldman, 2012; Walker and McGlone, 2013; Feldman et al., 2010). Inoltre, stimolando la sintesi di ossitocina, il tocco affiliativo regola la produzione di ormoni corticosteroidi dello stress (Heinrichs et al., 2009), influenzando così la funzione delle cellule gliali (Sierra et al., 2008; Howes and McCutcheon, 2017). Questi effetti a cascata possono a loro volta modulare la trasmissione dopaminergica, sia in strutture sottocorticali sensibili allo stress, come l’ippocampo, sia in aree neocorticali coinvolte nelle funzioni cognitive e affettive superiori, come la corteccia prefrontale (Sierra et al., 2008; Howes and McCutcheon, 2017).
A livello corticale
Le fibre afferenti C-tattili che collegano i recettori C-tattili all’insula posteriore svolgono un ruolo centrale nella costruzione della rappresentazione del sé corporeo (Olausson et al., 2002). Queste connessioni permettono l’integrazione tra segnali interocettivi — che riflettono gli stati interni del corpo — ed informazioni sensoriali esterocettive provenienti dall’esterno del corpo. (Crucianelli and Filippetti, 2020; McGlone et al., 2014). Questo processo di integrazione multisensoriale è fondamentale per delineare i confini del sé e stabilire il senso di appartenenza del proprio corpo (body ownership), entrambi aspetti che contribuiscono a mantenere un sano senso di sé (Craig, 2009; Gallese et al., 2024; Gallese and Sinigaglia, 2010, 2011; Blanke, 2012; Serino et al., 2013; Tsakiris, 2010).
A livello intercorticale/intersoggettivo
il tocco affettivo, rafforzando la distinzione tra sé e l’altro, contribuisce a regolare i meccanismi della simulazione incarnata. Questo processo si basa su due principi concomitanti: uno di somiglianza, per cui l’altro è implicitamente percepito come un’estensione del sé, e uno di differenziazione, che preserva il confine critico tra sé e l’altro (Gallese, 2003, 2005, 2007, 2014; Peciccia, Gallese et al, 2023).
Le varie azioni descritte a livello sottocorticale, corticale ed intercorticale/intersoggettivo coincidono con le disfunzioni evidenziate dalla ricerca nelle gravi forme di disregolazione emotiva associate a disturbi del senso di sé, come le psicosi(Peciccia, 2024)
In questo contesto, il tocco affettivo emerge come uno strumento terapeutico di grande valore: facilmente accessibile, privo di effetti collaterali e profondamente radicato nella biologia relazionale dell’essere umano. La sua efficacia e sostenibilità ne fanno una risorsa clinica fondamentale, che merita un approfondimento rigoroso per valorizzarne appieno il potenziale nel trattamento delle forme più gravi di sofferenza mentale.



