Attualità

“Suicidi gay? Spingiamoli all’eterosessualità”

Giovanni Giusto
30 Marzo 2015
4 commenti
“Suicidi gay? Spingiamoli all’eterosessualità”

Articolo del 20 Aprile 2015

La strana teoria del neurochirurgo anti gender

Al di là di ogni diatriba ideologica sul gender come variante naturale o come disturbo adattivo, a me sembra che i trattamenti mirati alla cosiddetta “guarigione” dall’omosessualità non si possano considerare psicoterapie, ma piuttosto tecniche di “brain-washing”.



4 risposte.

  1. Giovanni Giusto ha detto:

    dare spazio a teorie grottesche che derivano da convinzioni-problemi personali , è inopportuno .
    Dimostra il limite della persona e la prepotenza del ruolo

  2. Gg ha detto:

    Forse sono notizie che non meritano nemmeno di uscire dalla piccola dimensione di piccoli uomini (!?)
    comunque indicano il rischio di un utilizzo violento di pseudocompetenze che non tollerano la diversità comunque si manifesti.

  3. Pasquale Pisseri ha detto:

    Fa bene Gianni Guasto a parlare di diatribe ideologiche: ma devono proprio restare tali per sempre? Verrà mai il giorno che si considererà l’orientamento sessuale un fatto strettamente personale e libero, e l’omosessuale potrà decidere se accettare liberissimamente e senza pressioni esterne il proprio desiderio o se ritiene meglio farci un lavoro psicologico? (non escludo neanche questo, pur se politicamente scorretto). Siamo, temo, ancora lontani da ciò: la collettività sente il problema come carico di angosce e di risvolti politici eredità del passato: non è lontano il tempo in cui la famiglia etero classica era cellula irrrinunciabile dell’ordine sociale.
    Diverso, credo, il discorso sul disturbo di identità di genere, ancora considerato tale dal DSM IV TR (non ho ancora il V), e credo con ragione. Se una persona somaticamente maschio si sente psichicamente femmina, o viceversa, questa è una lacerazione grossa che fra l’altro induce proprio il soggetto stesso a cercare un rimedio in interventi medici invasivi, ormonali e chirurgici. Fra l’altro, questi conseguono un reale cambiamento di sesso o piuttosto una mal riuscita imitazione dell’altro sesso somatico? Ricordo che la pensava così la collega Rasore che aveva esperienza specifica, avendo seguito psicologicamente gli operati e operandi. Ma che poi si pensi di scongiurare ciò offrendo bambole alle bambine e fuciletti ai maschi, mi pare francamente puerile e, peggio, rivolto proprio a incrementare quella pressione sociale che andrebbe possibilmente ridotta o annullata.

  4. Fabio Pasquarelli ha detto:

    Credo che il concetto di intervento abbia a che fare non con il pre giudizio ma con il disagio e la libera scelta di una persona di avere, nel rispetto dell’altro l’orientamento sessuale che meglio crede.
    L’omosessualità è sempre esistita, esiste fra gli animali e sarebbe folle pensare di trattarla come una patologia…
    Altra cosa è il disagio e se durante un trattamento psicoterapico emerge un problema dell’identità sarà compito aia del paziente che del terapeuta di fare luce e orientare il percorso in modo adeguato.
    Può capitare che sia il soggetto stesso a decidere un cambiamento oggettule in senso etero, ma in maniera libera e consapevole, mettendosi in gioco in termini de desiderio ma non in termini di giusto o sbagliato o peggio di sano o malato… Anche in questo caso non credo che l’eccezione possa confermare la regola

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