Attualità

Sessualità e affettività. I rischi del web

Paola Buonsanti
26 Settembre 2016
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Sessualità e affettività. I rischi del web

Commento all’articolo: Quelle bugie sul sesso che danneggiano le donne

con la collaborazione di Paolo Moretti

L’articolo di Lucetta Scaraffia solleva due temi di grande interesse: la differenza, tra uomo e donna, di pensieri e atteggiamenti riguardo al sesso, e l’impatto del web e dei social nelle relazioni di genere. Purtroppo l’approccio proposto dall’autrice appare intriso di pregiudizi vetero-antifemministi e l’argomentazione utilizzata a sostegno delle sue tesi sembra partire da premesse del tutto personali. Questo fin dall’incipit dove si sostiene che i recenti fatti di cronaca, in cui le donne sono state umiliate, violentate, esposte alla gogna virtuale, rivelerebbero “la faccia oscura e potentemente negativa del web, dei social e di tutta la comunicazione informatica” (!).

E’ fin troppo facile qui, e quasi banale, dire che ciò che tali fatti rivelano è, piuttosto, la faccia oscura e potentemente negativa della violenza maschile e dei pregiudizi di genere.

Si fa riferimento a tali fatti per sostenere la tesi del fallimento della “rivoluzione sessuale” e della pillola anticoncezionale, nel rendere le donne uguali agli uomini nell’approccio al sesso. Che il movimento femminista avesse tra i suoi obiettivi quello di “rendere le donne uguali agli uomini” è quantomeno dubbio, ma da qui viene fatto discendere tutto l’argomentare successivo. La pillola avrebbe determinato una libertà sessuale femminile diventata ancora più pericolosa con l’avvento dei social network. Qui, se non fosse per l’accenno al web, l’argomento ricalcherebbe pari pari le posizioni più retrive ai tempi del dibattito sull’introduzione della pillola nel nostro paese, 40 anni fa.

L’autrice afferma che uomini e donne attribuirebbero al sesso significati profondamente diversi, e su questo è facile concordare. Sostiene poi che l’effetto nefasto della rivoluzione sessuale sarebbe quello di livellare tali differenze, illudendo le donne di poter essere uguali agli uomini. Ma gli esempi della tredicenne di Melito abusata per anni da un gruppo di adulti e della donna suicida per la vergogna appaiono del tutto fuori luogo. La ragazzina calabrese sembra addirittura venire colpevolizzata per essersi fidanzata troppo giovane con l’uomo sbagliato (“non era forse meglio evitarlo?”). Poco dopo si definiscono “prestazioni sessuali”, seppure per contrasto con un ipotetico maschio tredicenne, le violenze da lei subite, e questo francamente non si può accettare. La giovane donna napoletana esposta per mesi al dileggio persecutorio del web per aver filmato un rapporto sessuale, sembra essere vittima degli stessi pregiudizi di chi l’ha messa alla gogna, in un contesto in cui la cultura non è stata in grado di superare il retaggio del modello “naturale” dell’uomo predatore, che afferma se stesso sottomettendo la donna. Qui la rivoluzione sessuale non c’entra, o meglio non sembra esserci mai stata, c’entra piuttosto, perché totalmente assente, l’educazione sessuale e di genere e il rispetto dell’altro.

Concordo con il dr. Pisseri nel commento allo stesso articolo, quando parla di fragilità psicologica di una donna che pubblica il suo filmato in rete e poi non riesce a gestire le critiche e i giudizi degli altri.
Ma oltre alle differenze di genere, alla sessualità e l’uso dei metodi contraccettivi, va analizzato il fenomeno sociale di appartenenza ad un gruppo, cioè molto spesso per entrare a far parte di un gruppo bisogna mettere in atto alcuni comportamenti, dei riti di passaggio. Questo forse spiega cosa spinge alcuni a pubblicare sul web immagini private che riguardano la propria sessualità.

I temi trattati in questo articolo, mi fanno pensare al fatto che in tutte le culture gli individui vengono divisi in uomini e donne a partire dalle differenze biologiche. Il senso comune ancora oggi ha la tendenza di unire il sesso al genere. Invece, gli studi sul genere propongono una suddivisione, sul piano teorico-concettuale, tra questi due aspetti dell’identità:

– il sesso (sex) costituito da un corredo genetico, un insieme di caratteri biologici, fisici e anatomici che producono il dualismo maschio / femmina;
– il genere (gender) è una costruzione culturale, una rappresentazione, definizione e spiegazione di comportamenti che rivestono il corredo biologico e danno vita allo status di uomo / donna.
Sesso e genere costituiscono due dimensioni interdipendenti: biologiche che portano il processo di produzione delle identità di genere e traducono le due dimensioni dell’essere uomo e dell’essere donna.

Il genere è un prodotto della cultura umana, è il frutto di un persistente rinforzo sociale e culturale delle identità che viene creato quotidianamente attraverso una serie di interazioni che tendono a definire le differenze tra uomini e donne.
Ancora oggi, a livello sociale, è necessario sottolineare la propria appartenenza di genere attraverso il comportamento, il linguaggio, il ruolo sociale. Si parla a questo proposito di ruoli di genere. Il genere è un carattere appreso e non innato. La prima definizione del concetto di genere venne formulata dall’antropologa Gayle Rubin nel suo The Traffic in Women (Lo scambio delle donne) del 1975. La studiosa parla di un sex-gender system in cui il dato biologico viene trasformato in un sistema binario asimmetrico in cui il maschile occupa una posizione privilegiata rispetto al femminile, al quale è legato da strette connessioni da cui entrambi ne derivano una reciproca definizione.

Maschi e femmine si nasce, uomini e donne si diventa.
Il rapporto tra sesso e genere varia a seconda delle aree geografiche, dei periodi storici, delle culture di appartenenza. I concetti di maschilità e femminilità sono concetti dinamici che devono essere storicizzati e contestualizzati. Ogni società definisce quali valori additare alle varie identità di genere, in cosa significa essere uomo o donna. Maschilità e femminilità sono quindi concetti relativi.

Il concetto di identità di genere, in alcune correnti della sociologia sviluppatesi negli Stati Uniti d’America a partire dagli anni settanta, viene utilizzato per descrivere il genere in cui una persona si identifica: se si percepisce uomo, donna, o in qualcosa di diverso da queste due polarità. Secondo i ricercatori, l’identità di genere può avere origini biologiche, tra cui lo sviluppo e i fattori ormonali durante la gestazione, e venire in seguito influenzata dall’ambiente sociale e culturale in cui nasce il bambino o la bambina, per poi consolidarsi dopo i due anni di età. Non c’è comunque un’età precisa e risulta molto variabile anche l’età in cui potrebbero sorgere eventuali problemi legati all’identità di genere.

La sessualità è fondamentale nella vita e per la vita, senza di essa non potremmo esistere e la nostra specie si estinguerebbe.
La sessualità è il punto di intesa con un’altra persona, è alla base della relazionalità, dell’affettività, e poichè attiene alla nostra salute, occorre averne consapevolezza e prendersene cura.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la salute sessuale e riproduttiva comprende lo stato di benessere fisico, mentale, sociale correlato al sistema riproduttivo. La salute sessuale risulta dall’integrazione degli aspetti somatici, affettivi, intellettivi e sociali dell’essere sessuato che consentono la valorizzazione della personalità, della comunicazione e dell’amore. Tutto ciò, se trascurato, può costituire ostacolo dal punto di vista relazionale, affettivo e sessuale.
La sessualità così intesa, rimane però, nel nostro paese, un argomento difficile da affrontare per la presenza di tabù culturali e religiosi e per la scarsa conoscenza. Per quanto riguarda invece l’utilizzo commerciale di una sessualità stereotipa e mercificata, come nella pornografia, stando ai dati sul consumo virtuale di tale materiale, siamo perfettamente in linea con gli altri paesi occidentali.

L’educazione sessuale nelle scuole è di fondamentale importanza per evitare che soprattutto gli adolescenti apprendano in piena solitudine questi argomenti.
In un contesto storico in cui pare che tutto quello di cui si ha bisogno possa essere soddisfatto da ciò che viene proposto in internet, la relazionalità, quella reale troppo spesso sostituita da quella virtuale, viene gradualmente soppiantata dal tentativo di creare un’immagine di sé capace, potente e, spesso, addirittura onnipotente. Accade, quindi, che in relazione alla sessualità, si tenda a “giocare” la parte del seduttore ad ogni costo, della persona irresistibile perché perfetta, che non può non piacere.
In un contesto relazionale così alterato, di conseguenza, si ha paura a confidare le proprie difficoltà sessuali, sfera in cui si manifestano quei problemi che, spesso, sono solo effetto di questioni molto più profonde e non la mera causa.

Riferimenti bibliografici

Storia del femminismo e studi di genere (Le pari opportunità, Trento)
La sessualità al giorno d’oggi (Centro italiano per la psiche, 2015)
Rubin, Gayle, (1975) “The traffic in women: notes on the political economy of sex” in Reiter, Rayna R., Toward an anthropology of women, New York, Monthly Review Press
Psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale. (D. Dettore, ed. McGrow Hill, 2001)



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