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Perché uno psichiatra deve occuparsi del caso Sollecito, Knox ovvero del delitto di Perugia

Giovanni Giusto
6 Febbraio 2014
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Perché uno psichiatra deve occuparsi del caso Sollecito, Knox ovvero del delitto di Perugia

E’ la domanda che mi sono fatto, assistendo casualmente ad una trasmissione che per l’ennesima volta affrontava il caso del delitto di Meredith, cercando di raggiungere lo share migliore stimolando la contrapposizione tra innocentisti e colpevolisti ed anche la “pruderie” che tutti ci accomuna quando lo sfondo della tragedia è quello sessuale.

Al di là di considerazioni sullo stato contradditorio della giustizia italiana che mal si conciliano con la rigidità anglosassone che non confonderei col necessario rigore che un’indagine del genere necessita, vorrei continuare con voi la mia riflessione.

Non mi pare che ci siano chiari elementi psicopatologici sui quali confrontare le proprie opinioni di specialisti della mente (ammesso che gli psichiatri possano definirsi tali), certamente il delitto efferato è stato compiuto di impulso in una situazione non premeditata (a quanto è dato sapere dagli atti), forse favorito dall’uso di sostanze che slatentizzano, liberandoli ed ampliandoli gli istinti primordiali, che appartengono a ciascuno di noi (eros e thanatos) e che caratterizzano tutte le nostre esistenze.

Quindi non ha senso che uno psichiatra sia chiamato in quanto tale, in una trasmissione a dire cosa ne pensa dal punto di vista specialistico infatti non c’è nulla da dire perché non c’è nulla di patologico (diverso è il caso di Kobobo ad esempio).

Altra cosa è se interviene come persona detentrice di una propria opinione, un poco quello che sto facendo io con queste righe e che porta come contributo un vertice di osservazione di tipo psicologico-psicodinamico.

Il problema è quando però il pubblico può fraintendere. Sarebbe come confondere l’opinione di un premio Nobel per la fisica che parla di sesso e perversioni, ritenendo che la sua opinione in quel campo possa essere assimilata alla competenza che ha nella fisica per cui gli è stato dato il premio.

Un giornalismo eticamente indirizzato dovrebbe evitare queste possibili equazioni, e lo stesso dicasi per l’intervistato.

Personalmente censurerei i dibattiti da bar sport.

La mia opinione della giustizia italiana (i giudici sono persone con problemi umani come tutti e quindi fallaci, non bisogna avere un’idea di giustizia che si può astrarre dall’uomo e dalle sue passioni) è che, in questo caso, si è dimostrata più garantista ed articolata che altre.



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