Cronaca

Perché si muore per uccidere

Giovanni Giusto
1 Aprile 2016
1 commento
Perché si muore per uccidere

Sono d’accordo con Papa Francesco, grande uomo cristiano.
Non ho mai pensato a Bin Laden e ad ISIS se non come ad organizzazioni funzionali e pertanto alimentate da grossissimi interessi economici soprattutto dei trafficanti d’armi, ma non solo.

I governi cosiddetti occidentali hanno consentito tali traffici a loro volta utili ad esercitare il potere per il potere e la prepotenza disumana intendendo con tale termine un patrimonio di violento egoismo che in parte caratterizza tutti quando pensiamo di essere onnipotenti, immortali e in definitiva più furbi degli altri eccitati intensamente dall’inebriante sensazione di non dover fare i conti con l’effimero tempo da trascorrere nel mondo.

Il terrorismo degli anni di piombo in Italia, come anche quello attuale in Europa ha da sempre utilizzato persone fragili e certamente fortemente disturbate sul piano psichico che giustifica forse queste mie brevi considerazioni che non vogliono “psichiatrizzare” un fenomeno complesso, ma riflettere brevemente su alcune caratteristiche di chi muore per uccidere.

Difese psichiche malfunzionanti o primitive come la scissione, la proiezione e soprattutto la negazione concorrono nel determinare la preparazione dell’atto estremo pur non facendo parte strutturalmente di un disturbo psicotico.

La religione può contribuire come elemento suggestivo a favorire tale atteggiamento e ad incrementare la predisposizione a morire in nome di qualcuno, ma certamente rappresenta un pretesto e non è nemmeno importante quale sia.

Ricordate i suicidi rituali della setta Manson?

Quindi il problema da individuale diventa collettivo e da psichiatrico diventa sociale, economico e politico ed in definitiva culturale e nessuno se ne può sentire estraneo come nessuno poteva né doveva sentirsi estraneo al nazismo.



Una risposta.

  1. pasqualepisseri@alice.it ha detto:

    Tutto da sottoscrivere, e in particolare che non si tratta di un problema religioso. Nel Corano – un po’ come nella nostra Bibbia – ognuno può trovare di tutto e il contrario di tutto. Sura IV: “Combattano dunque sulla via di Dio coloro che cambiano, barattandola, la vita terrena con l’altra”. Sura VIII: “Le vostre truppe, quand’anche fossero numerose, non potranno proteggervi. Chè Dio è con i credenti”. Sura IX: “se non vi lancerete in battaglia, Dio vi castigherà”.
    Però nella Sura II, normativamente fondamentale: “coloro che credono, siano essi ebrei, cristiani o sabei…e operano il bene riceveranno il compenso presso il loro Signore e non avranno nulla da temere… se cristiani ed ebrei crederanno nelle stesse cose in cui avete creduto, saranno sulla retta via”. “Combattete per la causa di Dio contro coloro che vi combattono, ma senza oltrepassare i limiti, perchè Dio non ama coloro che eccedono”.
    Conta invece il contesto storico. Per un migliaio di anni – dalla battaglia di Poitiers a quella di Vienna – con quella controparte che è l’Islam abbiamo avuto incontri e scontri con reciproci danni e sostanziale equilibrio di forze. Poi loro hanno subito per secoli, e ora sono animati da voglia di rivalsa: gli attentatori esaltati di cui parliamo sono stati appoggiati dalla loro collettività, che chiaramente ha posizioni ambigue e variegate su come considerarli: Eroi? “Compagni che sbagliano”? Criminali? Utili pedine? Credo che l’atteggiamento che prevarrà possa orientare il futuro.

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