Attualità

Per una ridefinizione di servizio pubblico in sanità e non solo

7 Settembre 2020
3 commenti
Per una ridefinizione di servizio pubblico in sanità e non solo

L’occasione della pandemia col suo carico di emotività e di tragedia potrebbe permettere alle persone di riappropriarsi di una funzione che via via é scaduta : il pensiero.

Mi riferisco alla capacità di immaginare e poi realizzare un progetto che garantisca la sopravvivenza della specie attraverso il rispetto delle differenze e dell’ambiente quindi della natura.

Dichiarazione, la mia, apparentemente scontata se non banale; non certamente alla luce del progressivo prevalere dell’istinto di morte e della “destrudo” nei confronti della libido e della capacità di amare.

Il messaggio vivifico di Papa Francesco cozza contro la povertà umana di personaggi come Trump, Boris Johnson, XI Jinping, Bolsonaro, Kim Jong, Putin che cinicamente e in maniera distruttiva pensano onnipotentemente di poter condizionare la natura ai propri voleri : il messaggio del Covid-19 in tal senso è chiaro ma inascoltato.

Passando oltre vorrei soffermarmi brevemente sul tema del servizio pubblico in sanità, ma non solo, che ci cala nella pratica giornaliera della nostra realtà.

Insisto sul concetto di pubblico, aggettivo che si riferisce da vocabolario a un ambito cui appartengono o si riferiscono i diritti o gli interessi di una collettività civilmente ordinata.

Certamente siamo tutti d’accordo il problema è poi l’applicazione pratica di questi principi che cozzano contro la nostra povertà umana col prevalere dell’interesse personale sul collettivo ed allora assistiamo a mancanza di risposte tempestive, efficaci ed efficienti ai bisogni espressi dalla malattia ed all’assenza spesso di alternative che mettano in concorrenza reale il servizio direttamente gestito dalla pubblica amministrazione e quello fornito dai privati col rischio reale di pagare due o tre volte per una assistenza incompleta o parziale.

L’avvento dell’accreditamento istituzionale che metterebbe (fatto che avviene solo formalmente e a volte nemmeno) sullo stesso piano i servizi caratterizzati da qualità certificata da un ente terzo (mai successo) e che garantirebbe un servizio realmente pubblico perché indirizzato a chi soffre e quindi in una posizione contrattuale spesso debole, è stato molto spesso disatteso con conseguenti inefficienze e ritardi.

Riprenderei però comunque da una riflessione su questo prendendo quanto di buono sino ad ora realizzato per creare un movimento che dal basso, ovvero da chi ne ha bisogno, rilevi le necessità di cura e verifichi i tempi e i modi delle risposte in campo sanitario.

Liste di attesa superate, esami fatti rapidamente con referti immediatamente refertati, visite domiciliari con assistenza garantita in alternativa a ricoveri controproducenti e a volte fatali (quanti morti per infezioni ospedaliere)
Capacità di accoglienza ……………

Bisogna che le persone si riapproprino dei propri diritti ma per farlo è necessario sapere quale è il proprio dovere e soprattutto garantire che venga assolto.



3 risposte.

  1. Vecchiato Caterina ha detto:

    Osservazioni indispensabili e tempestive! Penso che in questo momento sia essenziale riuscire a promuovere azioni efficaci che possano costituire la base per una realistica speranza di miglioramento In sanità . Tutti abbiamo dovuto sperimentare i nodi venuti al pettine di disorganizzazione e errori. Purtroppo non è facile e il clima generale sovreccitato e rabbioso non favorisce ,forse È proprio la nostra disciplina che dovrebbe entrare più in campo?

  2. A.F. Spata ha detto:

    “entrare più in campo” spero non significhi voler psicologizzare o peggio psichiatrizzare certo fenomeno. Io più modestamente mi limiterei a segnalare l’approfondimento di autori come Gramsci e De Martino, tra gli altri, eventualmente, le cui letture in questo frangente (ma non solo) potrebbero risultare illuminanti per chi ricopre ruoli di pubblica responsabilità

  3. Pasquale Pisseri ha detto:

    Questo intervento, denso quanto sintetico, costituisce una vera provocazione a intervenire su una serie di topiche fondamentali.
    Crisi del pensiero: può essere mortale per la capacità di compiere scelte meditate. Vedi referendum: si può sensatamente e meditatamente votare “sì” o “no” sulla base di considerazioni funzionali; ma il guaio è che una motivazione ampiamente prevalente nel pubblico è la volontà di “punire” la casta parlamentare, dimenticando che questa primitiva pulsione è stata uno degli elementi che hanno favorito il fascismo. A quel tempo Guido Keller dal suo aereo buttava un orinale sulla sede delle Camere, come meritato segno di disprezzo.
    E nella crisi del pensiero quanto contano, oggi, le comunicazioni social, in meglio o in peggio? Da un lato lasciano emergere posizioni e pulsioni estreme, irriflessive o francamente folli che comunque esisterebbero e agirebbero e che forse è meglio conoscere ; dall’altro, danno loro immeritato spazio e ne favoriscono un rafforzamento reciproco.
    Prevalere dell’istinto di morte: non so quanto sia specifico di questo momento, anche se appare abbastanza robusto. Nella celebre classica corrispondenza fra i due geni, Einstein ne ha parlato – in quelle sede – prima dello stesso Freud. L’aggressione intraspecifica esiste un po’ in tutte le specie, ma è certo che nella nostra è più spesso mortale. Siamo più cattivi oppure il problema è che la nostra intelligenza ci ha dotati di strumenti tragicamente efficaci, dalla selce scheggiata fino alla bomba all’idrogeno? Comunque, padroneggiare la destrudo è sfida fondamentale per la nostra stessa sopravvivenza.
    Crisi dell’onnipotenza: i nostri antenati sapevano di non essere onnipotenti: vedi il Leopardi del dialogo fra la natura e l’islandese. Forse ce ne eravamo dimenticati, e il virus ce lo ricorda. Meglio se non ci fosse, certo; ma è anche meglio non essere onnipotenti, qualora l’onnipotenza possa portarci a distruggere il mondo e noi stessi: vedi la profezia di Svevo nella Coscienza di Zeno.
    Parliamo di destrudo e di onnipotenza perchè, da psichiatri, abbiamo gli strumenti per farlo, ed essi forse ci consentirebbero un utile contributo alla collettività, specie uscendo da una dimensione angustamente tecnica e collegandoci a riflessioni filosofiche e antropologiche,: ma davvero ne siamo in grado? Ne dubito: ma per non fare il grillo parlante dovremo dimostrarlo anche in pratica nel nostro campo e in particolare in quello in quello, affrontato da Gianni Giusto, del servizio pubblico, con interventi gestiti direttamente o affidati, con le dovute verifiche, al privato; con capacità di ognuno di far prevalere l’interesse collettivo su quello personale, da intendere in senso non solo economico ma anche di prestigio e di potere .

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