Vaso di Pandora

Papa: preti da psicologo? Prima meglio dalla Madonna

commento di Pasquale Pisseri all’articolo “Papa:preti da psicologo? prima da Madonna” del 12 maggio su ANSA

È quasi un luogo comune ricordare le tensioni mai del tutto risolte fra l’approccio scientifico e l’esperienza religiosa, non solo  quale storicamente si è stratificata in credenze, prescrizioni, istituzioni, ma anche nei suoi connotati fondamentali e in qualche modo universali.

Tensioni tutt’altro che nuove: ricordo la celebre invettiva contro la religione di quel Lucrezio che si ispirava all’approccio protoscientifico della tarda grecità incarnato da personaggi come Democrito o Epicuro, e che già si era rivelato capace di realizzazioni sorprendenti come la misurazione quasi esatta della circonferenza terrestre opera di Eratostene. Troppo complesse e in parte oscure le ragioni della lunga eclisse di tale approccio, che quando secoli dopo è riemerso ha portato a drammatici scontri come il processo a Galileo, messo in atto da una istituzione che pretendeva ancora a un primato teorico in campo cosmologico e cosmogonico.
Questo conflitto appare oggi superato per quanto riguarda le scienze fisiche, grazie a una “divisione di competenze” abbastanza chiara. Ma questa è   meno realizzabile per  quanto attiene alla psicologia e alla psichiatria, queste  ultime arrivate che quali “scienze dello spirito” entrano inevitabilmente  in concorrenza con la dimensione religiosa, al di là delle superficiali analogie fra confessione e seduta psicoterapica oppure fra esorcismo e interventi psicoterapici di tipo catartico.
La religione, in particolare quella cristiana, si pone, fra l’altro, anche come difesa  dall’ansia.  Dal discorso della montagna: “non siate in ansia per la vostra vita, di che cosa mangerete o di che cosa berrete. ..il padre celeste sa che avete bisogno di tutte queste cose”. La specifica ansia parente stretta del timore, ma anche l’angoscia fondamentale insita nella nostra esistenza (v. Kierkegaard)  trova sollievo nel rapporto con un ente superiore, onnipotente e perfettamente buono. Messaggio questo che ha conosciuto nei secoli un parziale degrado, con la ricerca di benefici personali, la fiducia nei miracoli, l’affidarsi a quel mediatore che è il santo protettore: tutti potenti ansiolitici  anche se messi alla berlina già tanto tempo fa da quel precursore dell’Illuminismo che è stato Erasmo col suo Elogio della follia.
Del resto, la Chiesa cattolica non è certo dimentica dell’eredità Paolina: “Non ha forse Dio reso pazza la sapienza di questo mondo? …la pazzia di Dio è più saggia degli uomini…Dio ha scelto le cose pazze del mondo per svergognare i sapienti” ( 1 Corinzi, 1, 17-27). E’ quindi portata ad accogliere, pur con le debite cautele,  una dimensione visionaria quale si esprime fra l’altro nei veggenti di Lourdes, Fatima, Medjugorie e, perchè no? Verezzi; non può che accostarsi con cautela a una psichiatria che tende comunque, sia nei suoi orientamenti biologici che in quelle umanistici, a dare al mondo della follia una qualche chiave di lettura  razionalmente fruibile.
La concorrenza si fa particolarmente evidente con la psicoanalisi, perché essa come la religione tende a una ricerca di senso, pur se su un piano più individuale anziché collettivo. Essa anzi  in qualche modo pretende a un primato teorico fornendo chiavi interpretative dell’esigenza religiosa come nel Freudiano “L’avvenire di una illusione”, o più specificamente entrando in temi come l’esperienza mistica e il suo rapporto con la sessualità.
I due mondi convergono poi, in modo non sempre concorde, sul grande tema della colpa, sviluppato fra gli altri dalla scuola kleiniana, che in qualche modo riduce le distanze  avvicinandosi precisamente a una visione religiosa: mi sembra che il concetto kleiniano di riparazione trovi un lontano antecedente in quello di riconciliazione, anch’esso espresso da Paolo (2 Corinzi, 5, 19): “Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo, non imputando agli uomini le loro colpe…”.
Penso che tutto ciò sia da tener presente per comprendere la posizione di Papa Francesco. Egli appare ben consapevole dell’intrecciarsi di due diversi paradigmi operanti nella nostra considerazione di noi stessi, e mantiene un atteggiamento saggiamente prudente e possibilista, anche se certo non può rinunciare al primato del paradigma di cui è massimo esponente: rivolgetevi pure allo psicologo o allo psichiatra, ma prima alla Madonna.

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