Attualità

MAMME CATTIVE

Federica Olivieri
12 Dicembre 2014
2 commenti

MAMME CATTIVE

di Giovanni Giusto

 

Son tutte belle le mamme del mondo
quando un bambino si stringono al cuor!
Son le bellezze d’un bene profondo
fatto di sogni, speranze ed amor.
E’ tanto bello quel volto di donna
che veglia un bimbo e riposo non ha!
Sembra l’immagine d’una Madonna,
sembra l’immagine della bontà

(U. Bertini cantata G. Latilla)

 

Ora non è più cosi? Il popolo italiano, mammone per eccellenza scopre inorridito che la mamma è cattiva, uccide, abbandona, violenta, tradisce.
I mass media si lanciano in una gara intensa quanto penosa, cercando di solleticare le più nascoste perversioni di ciascuno pur di fare audience. Colui che ritrarrà meglio la mamma più cattiva sarà il vincitore.
Gli esperti (sedicenti tali) emettono sentenze.

 

Al congresso sono tanti,
dotti, medici e sapienti,
per parlare, giudicare,
valutare e provvedere,
e trovare dei rimedi

(E. Bennato)

 

E le sentenze sono intrise di banalità singolarmente compiacenti con il teorema del conduttore di turno: che lo spettacolo continui.
Il disagio che proviamo deriva dall’assoluta mancanza di “pietas” dalla incondizionata tendenza a non prendere in considerazione la sofferenza del singolo e del sistema sociale ad esso collegato in definitiva alla più assoluta solitudine. Mi pare scontato dire che un sistema sociale si debba organizzare di fronte al lutto che rappresenta il crudo confronto con la propria mortalità e con il proprio essere effimero, in tal senso le cerimonie funebri sono il classico esempio della ritualizzazione di tutto ciò.
Non lo sono gli show che diventano noiosi e ripetitivi come uno spettacolo pornografico.
Dove sta in tutto ciò la violenza? Dove alberga Amore?



2 risposte.

  1. Luigi Ferrannini ha detto:

    Sarebbe terribile prendere atto/ammettere/pensare/ipotizzare/credere che sono diventati più buoni i padri…

    Pensiamoci, con attenzione/intelligenza/onestà intellettuale/empatia/memoria della nostra storia personale e collettiva.

  2. roberta antonello ha detto:

    Ahimé io non ho risposte… rispetto la sofferenza… anche la più atroce
    altrimenti avrei fatto il giudice non la psichiatra… che ne so di queste disperazioni… persone messe in scena dai media di cui non capisco e conosco nulla. Fantocci…
    Ricordo di esserla stata anche io un fantoccio messo sul giornale… e non perché facevo outing ma molto prima quando giovanissima facevo cose strane per i tempi… ricordo di aver distrutto quegli articoli con smarrimento.
    Tempi diversi fanno scrivere cose diverse ma l’ignoranza e la sentenza sono antidolorifici sempre efficaci, mi sembra

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