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Disturbi mentali e criminalità: il legame nascosto tra mente e crimine

Capire le motivazioni e la natura dei crimini, di qualunque tipo essi siano, è una delle cose più difficili ma anche più essenziali nel mondo della criminologia. A questo proposito, molti sono stati gli studi sul rapporto tra disturbi mentali e criminalità, cercando nelle psicosi una spiegazione per i comportamenti violenti.

Disturbi mentali e criminalità

La relazione tra disturbi mentali e criminalità è da molto tempo oggetto dei dibattiti accademici e forensi, tanto che ha portato alla nascita della psichiatria e psicologia forense. Prim’ancora degli studi, però, è evidente come nella storia ci sia stata la tendenza ad associare alle persone con malattie mentali una maggiore propensione alla violenza, seppur dal punto di vista statistico sia risultato non esserci nessun tipo di associazione che avvalori questo pregiudizio. Pregiudizio che nasce in particolare nell’Ottocento, quando si iniziò a vedere il criminale come una persona mossa da “follia”.
La realtà è che disturbi mentali e criminalità sono sì fenomeni diffusi nella nostra società, ma nella maggior parte dei casi sono fenomeni del tutto indipendenti l’uno dall’altro. Questo non significa che non possano alimentarsi a vicenda: malattie mentali e impulsi criminali possono coesistere all’interno di un individuo e possono anche essere causa diretta l’una dell’altra.

L’idea di una correlazione tra i due fenomeni deriva probabilmente dal fatto che entrambi provocano spesso un’incapacità di mantenere un rapporto stabile con l’ambiente sociale. Ciò si aggiunge al fatto che la malattia mentale grave è associata a tratti psicopatologici, quali rabbia, aggressività, disregolazione e disordini comportamentali, che dunque fanno individuare nei soggetti in questione dei potenziali criminali.
In verità, la possibilità di commettere un reato riguarda tanto le persone mentalmente sane quanto quelle affette da disturbi di natura psichiatrica. L’incidenza della violenza per gli individui con patologie risulta più alta solo in concomitanza di abuso di sostanze o in associazione a pregressi eventi violenti, fattori socioeconomici e disposizionali o una cura errata del disturbo.

Gli studi sulla materia

Sebbene fosse stata ipotizzata e gli studi fossero iniziati già da tempo, è solo negli anni Sessanta del secolo scorso che la relazione tra disturbi mentali e criminalità è stata approfondita da diverse aree scientifiche. Dalla teoria del “gene della criminalità” alla costituzione della disciplina criminologica, sono stati molti gli studiosi che hanno provato a dimostrare la codipendenza dei due fenomeni. Quello che è emerso è che i sintomi di alcune psicopatologie possono aumentare il rischio di sviluppare comportamenti devianti, ma solo se intercorrono altri fattori come quelli sopracitati. Negli anni Novanta è stato poi evidenziato in maniera definitiva come il pericolo di criminalità non sia rappresentato dalla malattia mentale in generale, ma solo da alcuni particolari tipi di disturbi, soprattutto psicotici. L’unica correlazione certa ed evidente a cui si è giunti è quella tra criminalità e pazienti con diagnosi di schizofrenia: questa risulta infatti l’unica forma di psicopatologia per cui è legittimo sostenere una maggior incidenza di comportamenti violenti.

Alcuni disturbi mentali a rischio

Riferendoci agli studi condotti da diversi studiosi a partire dagli anni Ottanta, è possibile individuare una serie di disturbi psicotici che potrebbero aumentare il pericolo di mettere in atto comportamenti criminali, soprattutto se esposti a fattori di rischio.
La schizofrenia, come accennato prima, è un grave disturbo mentale che è risultato avere una probabilità quattro volte maggiore di commettere crimini rispetto alla popolazione generale. Si tratta di una patologia che porta i soggetti a interpretare la realtà in modo anomalo, provocando allucinazioni, deliri, pensieri e comportamenti disordinati.
Altri disturbi mentali che possono includere comportamenti devianti sono il disturbo antisociale della personalità e il disturbo di condotta.
Il disturbo antisociale della personalità, o sociopatia, è una “condizione morbosa che si ripercuote sulla società o che trae origine da fattori sociali”. Questa è caratterizzata da una mancanza di empatia, una inosservanza e violazione dei diritti altrui e incapacità di sottostare alle norme sociali. La sociopatia, in comorbidità con la schizofrenia, è una delle condizioni che possono aumentare il rischio di sviluppo della criminalità. Il disturbo antisociale della personalità può avere dei tratti psicopatici, ossia essere caratterizzato da una mancanza di empatia, ansia o paura, e da uno stile di vita disadattivo.
Vi è poi il disturbo di condotta, comune in bambini e adolescenti, che prevede tendenzialmente quattro tipologie di comportamenti: quello aggressivo, quello distruttivo, quello ingannevole e la violazione delle regole.

Terrorismo, criminalità e disturbi mentali

L’idea che disturbi mentali e criminalità siano strettamente legati ha portato all’idea che, nel caso di criminalità organizzata e terrorismo, gli individui coinvolti in questi ambienti possano presentare delle patologie. Questo pensiero non solo è fuorviante ma anche controproducente, perché contribuisce ad alimentare i pregiudizi, le discriminazioni e l’isolamento di chi soffre di una malattia mentale.
Nei casi in cui un criminale sia risultato affetto da un disturbo, i suoi crimini risultavano frutto di sue idee e azioni singole, in solitaria. Anzi, una persona con difficoltà relazionali e di controllo risulta poco idonea a essere inserita nelle dinamiche delle organizzazioni criminali. Per le sue caratteristiche e rispondendo a stati mentali autoriferiti, al massimo si può trovare a rivestire ruoli marginali nel gruppo poiché non in grado di compiere atti violenti programmati.
Inoltre, i tentativi di interpretare fenomeni politici e sociali come frutto di malattie mentali di leader e adepti fanno sì che la portata di tali eventi (come il nazismo, le mafie, gli attentati, ecc.) e le loro molteplici cause (culturali, sociali, religiose, economiche, ecc.) non vengano totalmente comprese dalle persone.
Collegare tali fenomeni di criminalità con dei disturbi mentali pare ancora una volta un modo per rendere più accettabili i crimini per le persone “normali”.

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