Storie

La storia di Claudine e del suo ultimo viaggio

Anna Codino
15 Agosto 2015
7 commenti
La storia di Claudine e del suo ultimo viaggio

La chiamavamo Claudine perché lei voleva essere chiamata così. Le volevamo bene come a una persona di famiglia, come a una vecchia zia un po’ bizzarra magari…
Che poi, vecchia, Claudine non lo era affatto. Poco più di cinquant’anni e un tumore cerebrale che l’ha portata via in pochi mesi. Un lungo progetto terapeutico seguito con costanza e professionalità dai suoi operatori che la avevano accompagnata quasi alla “libertà”.

E così da paziente “difficile” Claudia si era trasformata in una persona felice, soprattutto quando, con un lungo viaggio in autobus e in treno, partiva dalla comunità per andare a Genova, dove l’aspettava l’anziana mamma.

La stessa mamma che ora, tra le lacrime, ci chiede “Ma perché a lei e non a me?”. Già… perché? Ci sono tanti perché nella vita di Claudia.

Perché la malattia è arrivata come un terremoto distruggendo i suoi sogni e interrompendo gli studi che l’avrebbero fatta diventare medico? Claudia voleva essere da una parte della scrivania e invece è finita dall’altra, spintonata con violenza da un destino che non le ha dato tregua. Perché il mondo di Claudia era pieno di bambole, biberon, scatole di latte in polvere? Contrattavamo per ore con lei quando decideva che quello era il suo unico alimento per giorni e giorni perché, in quanto neonata, era giusto che fosse così.

Ci facevano sorridere le lunghe e fintissime telefonate senza nessun interlocutore che l’ascoltasse, i buffi racconti di fidanzati inesistenti, i suoi bottini da shopping sfrenato… In tutto quel mondo di follia c’era una grande carica di affetto e di gratitudine che Claudine ti faceva arrivare in maniera immediata. L’ultima volta che l’ho vista era in un letto di Ospedale. Avevamo saputo da poco della sua terribile sorte. Ero arrabbiata e triste ma lei, pur confusa e dolorante, mi tranquillizzò con uno dei suoi migliori sorrisi che mi fece scacciare il mio pessimo pensiero sull’inutilità del nostro lavoro. Se Claudine, per qualche attimo o qualche giorno o qualche mese ha provato la felicità allora vale la pena di non scoraggiarsi mai neanche nei momenti più tristi… che poi sono i momenti tristi della vita di ognuno.

A volte penso che vorrei cambiare lavoro, fare fatica fisica, piuttosto, ma essere protetta dalle emozioni dolorose che ti trafiggono come frecce mentre cerchi di rendere migliore la vita di qualcun altro. Altre volte e per fortuna molto più frequentemente, penso che pochi lavori ti possano mettere a contatto con aspetti di una umanità così profonda da muovere corde tanto intime e personali. Se amo questo lavoro è anche per le tante Claudine che ho incontrato, per quelle espressioni che ho visto negli occhi solo delle persone sofferenti, per quell’affetto che circola tra i colleghi parlando di queste cose…. ci si sente tutti, come si suol dire, “sulla stessa barca”, pazienti ed operatori, sani e malati, in balia di una vita che ti sfida ad amarla nonostante tutto.

Spesso Claudine tornava dai suoi permessi con dei regali per noi. Un giorno mi regalò un bel braccialetto arancione dicendomi che lo aveva scelto perché sapeva che quel colore mi sarebbe piaciuto. Aveva ragione, io amo i colori che mi ricordano il sole, la luce e lei se n’era accorta, osservandomi più di quanto io me ne fossi resa conto. Conserverò quel bracciale tra i miei gioielli più belli perché in un mondo dove spesso le persone che hai accanto non si accorgono neanche se sei alta o bassa, bionda o mora, triste o allegra, Claudine aveva capito che io amo i colori.

Per me, e sicuramente per molti colleghi, lascia un grande vuoto, anche se era “matta” e non era neanche nostra parente. Se esiste un posto dove vanno dopo la morte le persone, e in particolare quelle che hanno sofferto più di altre, mi auguro che sia un luogo pieno di bambole bellissime che le tengano compagnia, di negozi pieni di vestiti e gioielli che la possano rendere ancora più bella, di montagne di latte in polvere dove tuffarsi e rotolare sino a sfinirsi.

Buon viaggio Claudine ovunque tu sia…



7 risposte.

  1. luigi ferrannini ha detto:

    brava Anna!
    L

  2. Fabio Pasquarelli ha detto:

    Grazie Anna per questo tuo contributo toccante e pieno di affetto, grazie a Claudine per il suo sguardo sincero da bimba, il suo sguardo luminoso e il suo sorriso pieno di gratitudine…
    Un saluto grande come la schiuma del mare che tanto, divertita, amavi.

  3. Giovanni Giusto ha detto:

    Mi pare di dover ringraziare Anna che col suo scritto sintetizza in maniera esemplare lo spirito di servizio e di affetto partecipato che caratterizza lo stile originale del Gruppo Redancia.
    La “comprensione” come momento di partenza per la terapia.

  4. Monica Carnovale ha detto:

    … Signori benpensanti,
    Spero non vi dispiaccia
    Se in cielo, in mezzo ai santi
    Dio, fra le sue braccia,
    Soffocherà il singhiozzo
    Di quelle labbra smorte
    ….
    Dio di misericordia
    Il tuo bel paradiso
    Lo hai fatto soprattutto
    Per chi non ha sorriso
    Per quelli che han vissuto
    Con la coscienza pura
    L’inferno esiste solo
    Per chi ne ha paura

    Preghiera in gennaio, Fabrizio De André

    Cara anna, tutti noi che lavoriamo da tanti anni con le persone e per loro, abbiamo una Claudine che ci e’rimasta nel cuore.
    I nostri pazienti attraversano il Ponte in modo discreto, quasi come se la loro vita tormentata avesse bisogno di finire senza clamori.
    In queste circostanze, ti pervade un senso di rispetto che ancora una volta ti fa trarre insegnamento dal loro vivere la vita e la morte in modo particolare.
    Ho conosciuto Teresa, Giacomo, Paola, Virginio, morti prematuri e rassegnati, quasi volessero consolarti nel darti ancora da pensare.
    Le gioie del quotidiano e dell’estremo si incrociano in circostanze straordinarie per noi che passiamo tanto tempo ed invecchiamo con loro.
    Questa non è terapia, ma vita condivisa.
    Quando Anna e Cristian si sono sposati, poco tempo fa, io ho partecipato al più bel matrimonio a cui ho assistito.
    Era vero, provavamo tutti il piacere di esserci.
    Penso che esserci anche nelle ultime ore sia la testimonianza estrema di gratitudine nei loro confronti.
    Claudine porterà con sé il tuo volto e forse non si sentirà sola come ha vissuto per tanti anni.

  5. Gastoldi Alessandro ha detto:

    Voglio ringraziare Anna e Claudia,
    Anna per quel modo delicato ma profondo di esprimere le emozioni, carico di contenuto e di immagini, un buon modo per ricordare a tutti noi che non si può “evitare” …di ricordare, di soffrire con partecipata emozione, perchè serve a rimanere in contatto con il nostro sentire.
    A Claudia per tutto quello(tanto) che mi insegnato.

  6. Valentina Ritondale ha detto:

    Grazie Anna, non c’è nulla che si possa aggiungere a quanto già detto da te. Una notizia scioccante, dura di quelle che la vita ti butta in faccia all’improvviso senza domandarsi se sei pronta a riceverla, ma tu hai saputo darla scioccando e al tempo stesso consolando quanti con Claudine hanno vissuto parte della loro vita.
    Claudine ha vissuto con dignità e circondata da affetto la sua malattia, grazie al lavoro di professionisti in gamba te.
    Ciao Claudine, ciao mattacchiona, grazie per aver contagiato un pizzico ognuno di noi con la tua adorabile follia.

  7. FELICE ALESSANDRO SPATA ha detto:

    Ho letto di Claudine.
    Non ho conosciuto ovviamente questa persona, così come non conosco realmente nemmeno Anna Codino se non attraverso la lettura dei suoi articoli o per averla di sfuggita incontrata nel corso di qualche conferenza (ma questo comunque non mi impedisce di apprezzarne il valore). Tuttavia, mi ha impressionato comunque la sua “lettera” tenera e toccante per la leggerezza e la passione con cui descrive Claudine. Un profondo affetto doveva legarle. Anche se non la conoscevo sento che doveva essere una bella persona se ha lasciato un così grande ricordo in chi l’ha conosciuta. Di sicuro bella è la “famiglia” in cui in questi anni si sono reciprocamente accolti Claudine e gli operatori. Se è vero che ha avuto una vita breve è anche più vero che la sua è stata una vita intensa, e soprattutto significativa per tutte le persone che sono venute in contatto con lei. Lascia comunque una testimonianza, un segno negli “Altri”. Per quanto ne so non si può chiedere di più all’esistenza.
    Allora, anche se sono un perfetto estraneo vorrei unirmi anch’io nel saluto “alla donna che si faceva chiamare Claudine”

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