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La merla si fa il nido

Tiziano Stefanelli
31 Marzo 2018
3 commenti
La merla si fa il nido

La merla si fa il nido

di Monica Carnovale

Sono a Masone, in un momento di quiete per me in quanto è l’ ora di pranzo (momento invece di grande tensione per gli operatori: a tavola sappiamo che  scoppiano spesso liti per i motivi più disparati).

Fa freddo, ma la primavera spinge, il ritmo della natura anche quest’ anno è inesorabile e ci riempie di speranza.

Le camelie hanno patito il gelo dei giorni scorsi, i boccioli sono bruciati, ma penso che la forza della natura ne produrrà altri.

La merla raccoglie legnetti e pagliuzze, si alza in volo appesantita mentre il maschio la controlla da poco distante.

Certo che questi maschi fanno proprio niente…le permetterà però di avere i piccoli, feconderà le sue uova…senza di lui il ciclo di vita non si compie.

Fa il nido lì sull’abete che diventa albero di Natale, poveretto, una volta all’ anno. Penso che vedrò la coppia di merli costruire ed allevare la nuova famiglia, magari durante la pausa del mio non-pranzo, quando di là tutti mangiano.

Si, non pranzo perché io da quando è morto mio papà, ormai 22 anni, non mangio pranzo.

Solo colazione e cena quando sono sola.

Altrimenti mi metto a tavola anche con piacere. A me piace mangiare, forse anche troppo.

Ma da sola non mangio. O non gusto, o non mi concentro sul piacere del cibo.

Spesso ho pensato al perché di tutto ciò.

La bambina “scoppia di salute”, mi dicevano.. “guarda che guance!”.

Io odiavo essere così, volevo essere bambina magra e filiforme. Ero bambina robusta tutta da stringere. Non volevo essere toccata, mi dava fastidio. Mio zio Silvio che abitava a Varese, quando mi vedeva mi baciava con affetto e mi stringeva, io di nascosto mi pulivo strofinandomi il viso.

Adolescente decisamente fuori dai canoni: robusta, “ ben piantata”, come dicono al mio paese.

Devo dimagrire, dicevo a me stessa, voglio le gambe come Patti Smith.

Quasi senza accorgermene ho iniziato intorno ai 18 anni a diminuire il cibo, dapprima in modo assennato, tagliando dolci, pasta, pane e tutto ciò che per logica ingrassa.

Perdevo chili ed ero contenta, ma le mie gambe non erano certo come quelle di Patty Smith.

Eliminiamo i condimenti allora, magari eliminiamo anche la carne rossa.

Magra e bella…cambio taglio di capelli… me li faccio come Rod Stewart.

Papà un giorno a tavola, mentre io ormai sono ridotta a mangiare una montagna di verdura condita solo con aceto (e tanto), mentre lui e la mamma si scofanano (a mio giudizio) pastasciutta laida e velenosa, mi dice:

“Mi pare tu sia troppo magra,  mangi niente,.. starai mica diventando anoressica?”

La parola anoressica mi taglia come un coltello e mi riempie di rabbia.

Io non sono anoressica, sono salutista e mi distinguo da coloro che si riempiono di cibo.. sono loro i diversi, non io!

Questo meccanismo mi ha portato in quel periodo a feroci litigi, con mio padre soprattutto, che più si preoccupava, più mi rimetteva al sicuro nella mia ostinazione.

La fame la conosco.. L’ ho conosciuta.

Mentre studiavo la mattina, pensavo a cosa mangiare a pranzo; al pomeriggio alle 2 pensavo a cosa mangiare a cena.

La domenica cucinavo io… Mi ero messa in testa che fosse il giorno libero dalla dieta, per cui imponevo cibi grassissimi e pesanti. Mangiavo tutto il giorno e poi stavo male la notte seguente.

Sono andata avanti così per circa due anni.

Le liti in famiglia si sono mutate in apprensione tangibile.

La mia tristezza era sotterrata dalla mia efficienza , dai successi a scuola e dal mio sentirmi proprio fica..

Le mie gambe erano quasi come quelle di Patti Smith.

Arriva l’ estate di un certo anno, vado in montagna con un gruppo di amici.

Amo la montagna e il camminare guardando la natura mi fa star bene.

Non mi accorgo di mangiare tutto ciò che mangiano gli altri, o meglio mangio convinta che lo sforzo fisico compensi ciò che ingerisco.

Torno a casa, felice ma un po’ più grassa..

Nell’ autunno decido di fare  la baby sitter. Giornalmente lavoro dalle 8 alle 15. Dopo studio.

A pranzo non ero quindi mai a casa.

Dovevo cucinare per il bimbo e mangiavo con lui. Le stesse cose.

Ho ripreso i miei chili in un inverno, ma anche il mio equilibrio.

Le liti a tavola con i miei si sono diradate .

Nel 96 mio papà muore improvvisamente ed è per me un dolore grandissimo.

Tutte le cose che non gli ho detto, tutti gli abbracci che avrei voluto fargli.. è tardi.

Me lo ricordo soprattutto a tavola; è impresso nella mia memoria come fosse fatto recente.

Da sola non mangio più pranzo da allora.

…È tardi. La mia pausa è finita.

Di là il pranzo è terminato senza urli; si raccolgono le briciole sotto i tavoli.

Ci fosse la merla.. ma no, è carnivora!

 


3 risposte.

  1. Bellissimo...grazie, ha detto:

    Luigi Ferrannini

  2. roberta antonello ha detto:

    ognuno i suoi ricordi… diversi sicuramente ma che ci fanno stare su questa sponda. In modo diverso forse ma sulla stessa sponda.

  3. michela boccabella ha detto:

    Grazie per questa bellissima testimonianza.
    Uno psicoanalista che stimo un giorno disse che “uno si avvicina a questa professione.Uno soffre di un sintomo e a partire da come vuole affrontare questo sintomo si ritrova o non si ritrova psicoanalista”.
    Forse partiamo tutti da un punto di sofferenza, singolare per ognuno, che spalanca la porta di un interrogativo. Forse senza quel punto interrogativo non ci troveremmo qui…

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