Attualità

L’Italia è un paese malato di mente.

Giovanni Giusto
10 Agosto 2016
1 commento
L’Italia è un paese malato di mente.

Commento all’articolo del Professor Andreoli

L’Italia è un paese malato di mente. Esibizionisti, individualisti, masochisti, fatalisti.

A chi servono gli psichiatri?

Sono medici?

Sono politicanti?

Sono santoni?

Sono artisti ?

Sono burocrati?

O forse attori inconsapevolmente costretti da irrisolti problemi che potrebbero definirsi in modo analogo a quello che Andreoli riferisce agli italiani nell’articolo…



Una risposta.

  1. Pasquale Pisseri ha detto:

    Vittorino Andreoli dice sicuramente delle verità, ma non mi pare sia da prendere del tutto sul serio: il suo è un divertissement provocatorio. Particolarmente paradossale il riferimento alla fede come sintomo del nostro malessere, che ci apparirebbe estranea alla nostra visione del mondo abitualmente disincantata: ma in realtà conosciamo non solo la nostra abituale fiducia nello “stellone”, ma anche il nostro periodico affidarci a un “salvatore”, di solito accentuatamente istrionico.
    Non ci sono dubbi sull’individualismo, che è come dire scarsa capacità di collaborazione al collettivo. E’ cosa presente da sempre, già Francesco Guicciardini mostrava come ognuno fosse fedele al “suo particulare” : parlava dell’umanità in generale, ma chiaramente rifletteva in un contesto italiano, e del resto la cosa non gli pareva necessariamente un difetto: non proprio cosa buona, ma un modo realistico di muoversi in una realtà piena di ombre.
    Pessimista (ma realista) quasi quanto Andreoli: “Tre cose desidero vedere innanzi alla mia morte; ma dubito, ancora che io vivessi molto, non ne vedere alcuna; uno vivere bene ordinato nella città nostra…” e: “L’imitazione del male supera sempre l’esempio, come per il contrario l’imitazione del bene è sempre inferiore”. L’adesione al “particulare” giungeva a un cinismo vagamente similmafioso: “Ingegnatevi avere degli amici, perché sono buoni in tempi, luoghi e casi che tu non penseresti”.
    Credo accetterebbe questo parallelo fra le riflessioni di allora e quelle di oggi, poiché “Le cose passate fanno lume alle future, perché il mondo fu sempre di una medesima sorte, e le cose medesime ritornano, ma sotto diversi nomi e colori…”.

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