Vaso di Pandora

Jane Goodall: gli animali hanno emozioni e sentimenti

L’etologa ed antropologa Jane Goodall è una vecchia signora inglese che ha passato la propria esistenza per e tra gli animali dell’ Africa, dedicando le proprie ricerche ed osservazioni allo studio della vita sociale degli scimpanzé.

Tra le tante testimonianze lasciate da Goodall, quella che mi interessa è una semplice, lineare testimonianza di una vita dedicata alla conoscenza, al futuro della vita stessa ed alla natura scritta anni fa.

La sua accorata preoccupazione per il futuro del pianeta posso definirla una scelta etica, e la scelta stessa di dedicare questa lettera ai bambini, in un momento della vita in cui inevitabilmente penso si sentisse a fine percorso è la rappresentazione di quanto il cuore e la passione, uniti allo studio ed alla tenacia in una mente intelligente, altruista e creativa, possano trasformare una scoperta in un messaggio di speranza per il mondo di cui a mio giudizio, occorre far tesoro.

In sostanza Goodall racconta la propria vita e quanto ha visto cambiare negli anni dell’ innovazione e dello sviluppo tecnologico. Afferma che se la società continuerà nell’opera di creazione “distruttiva” a discapito della natura il futuro del figli e delle nuove generazioni sarà destinato ad essere più cupo.

Nel tentativo di coinvolgere in modo cosciente le nuove generazioni al fine di promuovere un cambiamento di pensiero, propone a ciascuno di noi di pensare a tutte le conseguenze delle piccole scelte che compiano ogni giorno: cosa comprare, cibo, vestiti e tutto il resto. Pensare da dove proviene, come è stato realizzato, se ha causato la sofferenza di un animale o è in qualche modo derivato dallo sfruttamento di lavoro minorile, se ancora ne abbiamo davvero bisogno. Se queste domande, dice Goodall, ce le ponessimo tutti, il futuro non potrà che essere migliore.

Missione impossibile? Jane ricorda a questo proposito le parole della mamma, quando ragazza chiese di andare in Africa e vivere con gli animali della foresta e le fu risposto dal governo di allora: impossibile ( periodo intorno alla seconda guerra mondiale): “Se desideri davvero qualcosa dovrai lavorare sodo per ottenerla, , imparare a cogliere ogni opportunita’ ed importi di non rinunciare per nulla al mondo”.

Jane ha seguito il consiglio della mamma ed il proprio sogno e’ diventato realtà. È arrivata nel dopoguerra in Africa ed a vissuto insieme agli animali selvaggi. Ha condiviso la sua via con gli scimpanzé la specie che più ci assomiglia e si è innamorata della foresta, della sua preziosa biodiversità e della sua più pura bellezza.

Si è allontanata soltanto quando ha scoperto che il numero degli scimpanzé stava diminuendo velocemente, che le loro foreste venivano distrutte senza alcun rispetto, che venivano cacciati ed uccisi mentre i loro cuccioli rapiti con la scusa di un po’ di intrattenimento, e ha capito che la nostra specie stava causando l’estinzione delle altre in tutto il mondo. Così Jane ha lasciato la foresta per andare per il mondo a diffondere questa consapevolezza.

Una grande persona, che non ha mai accantonato i propri ideali, che ha trascorso 40 ani della propria esistenza in mezzo ai primati, studiandoli da vicino ed imparando a conoscerli come nessuno li aveva mai conosciuti prima. Vivendo in Tanzania a stretto contatto con essi, ha messo in evidenza alcune loro caratteristiche che hanno permesso di capire meglio noi stessi, la razza umana. Ha la testa, ma anche il cuore. Senza Il cuore non avrebbe avuto la possibilità di connettersi attraverso sottili fili dell’istinto a questi meravigliosi esseri, che lei chiamava per nome in barba ai criteri scientifici di allora che li volevano solo numeri .

Grazie a lei sappiamo oggi che possono fare cose che la scienza prima di allora credeva impossibili.

I primati imparano il linguaggio umano dei segni e sanno modificare un oggetto per renderlo adatto ad uno scopo specifico, cioè sanno creare strumenti. Fino ad allora si pensava che questa fosse una dote prettamente umana; soprattutto è interessante sapere che questi comportamenti sono trasmessi di generazione in generazione, attraverso l’osservazione, l’imitazione e la pratica.

Non esiste di fatto una demarcazione netta fra l’uomo ed il resto del regno animale. È una linea sottile.
Gli scimpanzé conoscono la compassione e l’altruismo, comunicano con gesti non verbali ed usano il tatto, la postura, si toccano, si abbracciano negli stessi contesti in cui lo facciamo noi. Provano tristezza, paura, gioia e disperazione.

Interessante sapere che si riconoscono allo specchio e quindi che hanno un io seppur arcaico, esistente. Hanno il senso dell’umorismo , che è sempre stata ritenuta una prerogativa umana.

Qualcuno ha detto che il pianto sarebbe il tratto distintivo che ci rende diversi dagli altri mammiferi; Roger Fouts, pioniere delle ricerche sul linguaggio delle scimmie e promotore dei loro diritti, ha visto come una femmina reagiva alla morte del suo cucciolo: non solo con depressione ed astenia, ma con pianti veri e propri. Se riusciamo ad ammettere di non essere gli unici esseri con personalità, menti ed emozioni e pensiamo al modo in cui danneggiamo irreparabilmente la natura, dovremmo vergognarci della nostra intelligenza.
Avremmo bisogno di un diverso concetto degli animali, dice Beston, naturalista e scrittore statunitense, più saggio e poetico.

In un mondo più arcaico e completo del nostro, gli animali si muovevano compiuti e perfetti, dotati di percezioni sensoriali che noi non abbiamo mai raggiunto o abbiamo perduto, vivendo di gridi che non udiremo mai. Gli animali sono popoli altri, coinvolti come noi nella trama della vita e del tempo, compagni di prigionia dello splendido e faticoso travaglio della terra.

Il mondo di oggi è malato di cose elementari, di fuoco, di aria e di terra. In effetti, riflettendo su questi concetti, il mio sentire questo grande fascino per gli animali e questa ricchezza che scorgo quando guardo il loro occhi cercando di non interpretare come un mio bisogno ciò che mi trasmettono, ma ponendomi in posizione ricettiva ed ascoltandoli il più possibile, mi rendo conto che quegli sguardi implicano comunicazione con l’altro, mediante una gamma di espressioni. Guardare negli occhi un animale è un esercizio affascinate e disarmante.

Il cane ci guarda sempre negli occhi, sa cogliere intenzioni ed umori anche dal minimo battito di ciglia o dal repentino cambio di espressione. Noi al contrario siamo sempre troppo sbrigativi e superficiali nei suoi confronti. Eppure i suoi occhi non mentono.
Noi abbiamo appreso a dissimulare o a controllare i movimenti espressivi evocati dalle emozioni; loro no. Il loro sguardo è del tutto trasparente al loro sentire.

Spesso vorrei possedere l’Anello di Re Salomone per parlare e capire gli animali.

Credo basti un po’ di pazienza ed un affetto caldo e genuino, così che molte cose si capiscano anche senza doti magiche. Ed allora pare nascere dentro una serenità profonda, se con molta umiltà ci poniamo in un atteggiamento di gratitudine nei confronti della Natura.

Vorrei concludere queste mie divagazioni rivolgendo un ringraziamento di sincera ammirazione a coloro che hanno dedicato la loro vita alla conoscenza ed alla salvaguardia della natura. Il mio modo di sentire le cose intorno a me, mi ha da sempre portato a volte con morbosa curiosità all’esplorazione del mondo degli animali, che non è mai andato però oltre la costruzione di un profondo legame con tutti quelli che mi hanno arricchito la vita e continuano a condividere con me il mio spazio.

Trovo bellissime e confacenti al mio essere le parole di Lord Byron, scritte in memoria del suo cane:
“Fu bello senza vanità, forte senza insolenza, coraggioso senza ferocia, Egli possedeva tutte le virtù dell’uomo senza i vizi.
Queste pietre segnano il posto di un amico.
Uno solo ne ho conosciuto e qui riposa”.

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Commenti su "Jane Goodall: gli animali hanno emozioni e sentimenti"

  1. Grazie per questa appassionata e precisa ode al mondo animale. Jane Goodall ha sviluppato un metodo e dedicato la sua vita all’osservazione degli scimpanzé senza avere nessun titolo e formazione scientifica. La sua forza è stata quella di farsi guidare dagli animali, di guardarli negli occhi per capirli. Sono stato due volte a Gombe, un luogo lontanissimo e sacro, nel cuore dell’Africa, dove ha iniziato e finito le sue ricerche. Pensare che gran parte delle generazioni di scimpanzé da lei seguite sono state spazzate via dal bracconaggio e dalla guerra mi devasta. Servono molti racconti e articoli così per ricordare chi siamo e chi sono gli animali. E’ davvero un insulto dire ad un uomo di esserlo?

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