Attualità

Il sottile desiderio di manicomi

Giovanni Giusto
12 Settembre 2017
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Il sottile desiderio di manicomi

Che cosa caratterizzava il manicomio in sintesi:
  • scarsa professionalità;
  • ridotto rapporto curanti-curati;
  • impersonalità;
  • prevalenza dell’assistenza (quando andava bene) sulla cura;
  • incapacità degli psichiatri di affermare una specifica competenza;
  • incapacità d’interpretare i fenomeni umani.
Ora dopo oltre trent’anni assistiamo al tentativo degli psicoburocrati e dei politici di strada di condizionare gli interventi delle comunità terapeutiche alla stessa logica nonostante molti colleghi seriamente impegnati nel tentativo di dare una risposta terapeutica alle esistenze disgraziate dei pazienti più gravi si rendano conto della necessità d’innalzare il livello di preparazione e quindi la qualità degli interventi degli operatori.
Avviene il contrario.
Non si ascoltano i pazienti, i parenti e coloro che conoscono la materia per averla praticata piuttosto che sterilmente immaginata dietro alla scrivania dell’apparato che li separa dal mondo vissuto.
Si pensa di risparmiare come lo si pensava al tempo della costruzione degli ospedali psichiatrici; si disumanizzerà l’intervento e si creeranno sacche di cronicità che poi “dottamente” si spiegheranno con l’ineluttabilità della sorte.
Si spenderà di più.
Si spenderà peggio.
Il desiderio del manicomio alberga in tutti coloro che non posseggono fantasia, che non vedono oltre il muro della loro pochezza umana, che non sanno buttare il cuore oltre l’ostacolo perché non lo possiedono, che non hanno la capacità di programmare l’intervento sanitario prospetticamente.
Resisteremo!



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