Attualità

IL RICHIAMO A LE BON NON PUO’ NON FARCI RICORDARE FREUD

Federica Olivieri
6 Maggio 2015
Nessun commento
IL RICHIAMO A LE BON NON PUO’ NON FARCI RICORDARE FREUD

Commento all’articolo

Byung-Chul Han: “Io, apocalittico contro gli integrati di Internet”

La Repubblica, 22 Aprile 2015

 

IL RICHIAMO A LE BON NON PUO’ NON FARCI RICORDARE FREUD

La Redazione

 

Si parla delle posizioni del filosofo tedesco-coreano Byung-Chul Han, fortemente critico riguardo la comunità Web, paragonata a uno “sciame” privo delle caratteristiche di una comunità dialogante e anche di quelle di una vera folla. Sarebbe un vero pericolo per la democrazia, imponendo la scomparsa di una sfera pubblica di fronte a una crescente trasformazione egotica e narcisistica.

 

Si può non condividere questo catastrofismo: il filosofo è stato paragonato a un luddista, con richiamo all’ottocentesco disordinato movimento di opposizione a una produttività che si valeva di macchine in misura crescente.
È però intrigante il tentativo di riflettere su questa nuova modalità di aggregazione, dalle caratteristiche del tutto originali e pertanto interessanti o inquietanti a seconda dei punti di vista: viene in mente la posizione opposta dei “grillini”, che vedono – o vedevano – nel web una possibilità di democrazia diretta, quasi un rivivere della agorà, della proto-democrazia ateniese (peraltro alquanto idealizzata).

Opportunamente, l’articolo ricorda Le Bon, riportandoci a Freud che per la sua opera “Psicologia delle masse e analisi dell’Io” ha preso spunto proprio dalla “Psychologie des foules” di quell’autore, antropologo e, diremmo oggi, politologo francese, pubblicata nel 1895: lo ha ampiamente citato anche se non si è astenuto dallo snobbarlo, dicendo che non aveva detto nulla di veramente nuovo. In questo c’è qualcosa di vero, e basti ricordare le pagine di Alessandro Manzoni sulla rivolta dei forni; ma non è meno vero che Le Bon è stato anche un pensatore ben consapevole del ruolo delle motivazioni inconsce che sottendono proprio i comportamenti delle masse, in cui gli individui “acquistano una sorta di anima collettiva”. Nel suo lavoro, contemporaneo alle prime opere di Freud, scriveva: “i fenomeni inconsci svolgono una parte preponderante non soltanto nella vita organica, ma anche nel funzionamento dell’intelligenza. La vita cosciente dello spirito ha una parte minima rispetto alla vita inconscia di esso”.

 

Freud ha approfondito il discorso, cercando d’identificare le motivazioni del cambiamento cui va incontro il soggetto-massa e legandole alle dinamiche individuali che organizzano l’Io: da un lato, il sentimento di potenza invincibile che nasce dall’appartenenza a una moltitudine, con perdita del concetto di limite e dell’impossibile; dall’altro, il contagio mentale e la suggestionabilità, che Freud apparenta addirittura a uno stato preipnotico. Da qui l’indebolimento dei freni etici, l’irresponsabilità, l’imbarbarimento, di solito la devozione a un leader che emerge dalla massa e la domina. Ne sappiamo qualcosa, dalle vicende dei totalitarismi (che si ripetono, su scala ridotta, con le gesta dei black bloc o degli ultras da stadio). È accaduto allora, e non solo allora, che la massa abbia finito con l’organizzarsi in una struttura permanente e coerente: massa artificiale, come la chiama Freud, contenuta da una camicia normativa.

 

Tornando al web, vediamo che incentiva la costituzione di un gruppo di persone spesso centrato su un problema: una sorta di gruppo di discussione, certamente esposto a ogni sorta di degenerazioni. È vero che tale gruppo non costituisce una “massa” in senso proprio e tradizionale, anche perché manca quella fisicità che induce suggestionabilità e adesione acritica a un messaggio e/o alla persona di un Capo; certo può verificarsi una serie di rimandi e feedback che moltiplicano il peso di una posizione non riflessiva, ma questo effetto mi pare in qualche modo contenuto dal pur minimo intervallo temporale che comunque per necessità s’interpone fra discorso e replica.

Non vera massa, dunque. Tuttavia mi pare impropria la definizione proposta, di “sciame”, poiché questo ha una direzione ben precisa e finalizzata a uno scopo, e ciò nel web accade solo in casi particolari, come in quello citato del Movimento cinque stelle, con Grillo o Casaleggio nella veste di ape regina.

 

Sarebbe presunzione cercar di andare al di là di questi pensieri a ruota libera, tentando di approfondire ancora la riflessione su questo fatto nuovo di grande portata: certamente continueranno a farlo persone ben più autorevoli, fino alla realizzazione di un costrutto teorico.



Aggiungi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scopri come vengono trattati i tuoi dati