Attualità

Il Fascino perduto del corpo nudo

Monica Carnovale
1 Luglio 2016
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Il Fascino perduto del corpo nudo

Commento all’articolo apparso su La Repubblica il 26 giugno 2016

Son tornato al torrente dove venivo quest’inverno, e come succede in queste ore calde mi e’ venuta l’ idea di mettermi nudo… Ogni volta il mio stato di assoluta nudita’ mi sbigottisce e mi stupisce, quasi fosse una gran cosa attuarlo qui senza pensiero. Ogni volta che stendo sull’ erba le mie lunghe gambe e rovescio la nuca, so che il sole mi vede e mi fruga quale sono dalla testa ai piedi e non c’e’ nulla di diverso da me a un sasso, a un tronco, a una biscia screziata, se non appunto il turbamento che provo a mostrarmi. Ormai l’acqua ed il sole mi hanno tornito e velato, ed anche in questo mi par di capire che la natura non sopporta il nudo umano e con tutti i suoi mezzi si sforza, come fa con i cadaveri, di appropriarselo.

                                                                        (Cesare Pavese)

Riguardo alla nudita’ e a tutti i correlati culturali, storici, antropologici legati ad essa ed al suo significato emotivo esistono scritti e pensieri piu’ disparati.
Il dr. Pisseri ha gia’ ampiamente e come sua consuetudine, in modo dotto ed organizzato esposto il suo pensiero sull’ argomento.
Mi limitero’ pertanto ad alcune riflessioni un po’ libere che mi sorgono alla mente sull’ argomento.

Secondo Desmon Morris il concetto di nudita’ e’ importante nel definire l’essere umano in relazione al regno animale.

Fra tutte le specie viventi di scimmie, solo l’uomo si presenta come uno scimmione nudo.
Se fra i primati il grooming del mantello e’ una delle attivita’ principali intorno alla quale si sviluppa la vita sociale, fra gli esseri umani questa si connette alle abitudini ed agli abiti con cui gli uomini si relazionano e ricoprono il proprio corpo.
La cultura occidentale ha sempre ritenuto le altre culture dove spesso e’ presente la nudita’, come primitive ; gli esordi della curiosita’ etnologica hanno l’immagine del selvaggio nudo.

Ogni societa’ umana ha una propria idea si cosa sia la nudita’ ed in alcuni contesti questo concetto acquista significati socialmente e culturalmente rilevanti.
Gli indigeni Americani e africani vengono raccontati nei resoconti di viaggio dei primi esploratori senza un abbigliamento sufficiente a coprire parti del corpo che nella cultura occidentale vengono generalmente coperte.
Vi e’ sempre stata per noi europei una stretta correlazione fra il coprire il corpo ed il concetto di pudore o vergogna.

Pertanto si giudicavano gli indigeni evolutivamente inferiori ed ignari delle piu’ elementari regole morali e civili.

Ma la relazione fra nudita’ pudore e vergogna e’ tipica soltanto di alcune culture e non dell’ essere umano in generale.
Ogni societa’ ed ogni etnia stabilisce quali parti del corpo possono restare senza indumenti o viceversa.
Nella maggior parte dei gruppi umani le parti del corpo che vengono sempre coperte sono gli organi genitali ( ma non il seno che non sempre e’ correlato alla sessualita’).

Nella cultura greca gli atleti gareggiavano nudi, ma era vietato alle donne vederli; il nudo artistico greco-romano rappresentava statue prevalentemente nude, mentre il popolo ebraico considerava la nudita ’come umiliante ed oscena ed era grave offesa mostrare parti della pelle ( sia maschile che femminile, in pubblico).
A livello della religione cristiana, il libro cardine, il Vecchio Testamento, fornisce una lettura del motivo per cui la nudita’ genera vergogna, immoralita’ e perversione.

Nella genesi ( 2.25-3.24):
Adamo e la moglie Eva erano nudi ma non provavano vergogna, fino a che il serpente non tento’ Eva ad assaggiare la mela, frutto che Dio indico’ come unico da non toccare o assaggiare per evitare di morire. Eva porse poi al marito una parte della stessa mela .
Si aprirono quindi gli occhi di entrambi e si accorsero di essere nudi .
La vergogna fu inflitta loro come pena del peccato dopo che fu commessa la trasgressione .
La cultura occidentale ha pesantemente assecondato questa lettura, rappresentando in ogni forma la nudita’ come imbarazzante e di conseguenza da coprire.

Nella storia e nel tempo sono poi mutate le regole della decenza, in un alternanza di stili e di mode che hanno portato alla nascita della cultura dell’ abbigliamento in tutte le sue forme , ma anche al nudo esibito sempre usato come contrapposizione e provocazione (mi vengono in mente i nudisti sessantottini, le minigonne inglesi degli stessi anni, il bikini), ma venduto pretestuosamente , consumato ed involgarito dalla pubblicita’e dai media.

Ai giorni nostri e’ ormai difficile distinguere cio’ che e’ pura naturalita’ da cio’ che invece siamo costretti a ritenerla tale , sotto ad una sorta di bombardamento mediatico piu’ o meno occulto quale riceviamo dalla nascita in poi.
Dicevo prima che anche le tribu’ piu’ primitive di solito coprono i genitali: sara’ per istintiva conservazione degli organi riproduttivi e quindi della specie oppure perche’ la nudita’ in se’ esprime semplicemente la nostra fragilita’ non solo psichica , ma prettamente fisica?

La perdita della pelliccia , che nei primi ominidi era ben folta, e’ stato un importante passaggio evolutivo, ma ha reso visibili i dettagli del nostro corpo, il sesso e le sue reazioni, contribuendo alla nascita di un istintivo bisogno di coprire le nudita’.
Chissa allora se Lucy, la nostra antenata vissuta 3 milioni di anni fa , fosse nuda o se si coprisse dal freddo o ancora se si coprisse perche’ posseduta da un innato sentimento di vergogna.
La nudita’ ed il mostrarsi e’ alla base della nostra sessualita’ intesa principalmente come istinto riproduttivo.
La cultura ha rivestito la sessualita’ di altri componenti che hanno costituito e costituiscono una parte importante della vita istintuale di ogni persona.

Riguardo la nudita’ mi torna alla mente una bella fiaba di Handersen “ I vestiti nuovi dell’ imperatore”, : attraverso la verita’ rivelata da un bambino, il re in questione si accorge di essere nudo, mentre ingannato dai sarti, pensava di essere adornato di vesti opulente.
La nudita’ o l’ essere vestiti ,il mostrarsi o il nascondersi, il rivelarsi spogliandosi o per contro il rivelarsi vestendosi sono condizioni soggettive e personali, anche se i bombardamenti dei media ci deviano spesso dalla naturalita’ e da cio’ che ognuno di noi sente.


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