Cronaca

Fenomeno

26 Novembre 2020
12 commenti
Fenomeno

Qualcuno dei lettori o dei colleghi riesce a spiegarmi l’enorme eco che ha avuto la morte di Diego Armando Maradona?

Oggi, svegliandomi, ho cercato uno spazio libero su radio, Tv, giornali, in cui non si celebrasse la vita spericolata e il talento di un calciatore…
Quando sono morti Fausto Petrella o Remo Bodei, non ci sono state manifestazioni di lutto cittadino o notizie in prima pagina.
Comprendo il fascino della esasperazione di una vita vissuta al limite da un artista del pallone, che lo rendono idolo, in cui la folla si identifica in un disperato tentativo di dare senso all’esistenza.
Capisco la passione che uno sport come il calcio suscita e il bisogno della folla di scaricare le tensioni e le contraddizioni sociali in un contenitore che abbia un leader che poi paga le conseguenze del ruolo che interpreta, un poco come capita ai dittatori.
Rifletto sul fatto che i giovani abbiano bisogno di eroi, anche trasgressivi, da imitare e nei quali rispecchiarsi; lo stesso in modo ridotto è avvenuto per la morte di Kobe Bryant, ma non riesco a spiegarmi del tutto l’enorme attenzione mediatica del fenomeno Maradona e quindi vi chiedo di esprimervi per aiutami a capire meglio.
Grazie.


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12 risposte.

  1. Remigio Barbarino ha detto:

    Maradona è un personaggio che ha saputo entrare nell’anima dei napoletani e degli italiani in genere che si sono identificati in lui.
    La sua vita con alterne vicende positive e negative ha fatto sì che tutti lo riconoscesse come un mito tangibile, concreto reale e raggiungibile.
    Forse oltre ai gol stupendi che ha fatto i suoi errori lo hanno avvicinato all’uomo comune più di chiunque altro personaggio di valore.

  2. F.A Spata ha detto:

    Io sinceramente non mi sono mai identificato con Maradona, ma non sono un gran tifoso di calcio. A suo tempo nutrivo una discreta ammirazione per Michel Platini che sembrava proprio caratterialmente l’opposto del campione argentino. Di Maradona non mi piacevano i suoi modi da guappo e le sue dubbie frequentazioni di certi personaggi legati al mondo della camorra. E questo sì che probabilmente avrà favorito e facilitato l’identificazione di molti italiani che ancora fanno fatica a scegliere tra stato e malavita organizzata. E mi ricordo del famoso gol segnato con la mano di dio in persona all’Inghilterra dei mondiali dell’86. Ma lì c’era di mezzo la questione delle Falkland quindi era tutto lecito, pare. Che dire? Io penso che il giorno in cui morirà Roger Federer campionissimo di sempre cui auguro lunga vita e sportiva nessuno piangerà. Ma questo nulla toglierà allo splendore della sua classe cristallina. Campione in campo e nella vita salvo smentite dell’ultima ora, si capisce.
    Oppure potremmo dire più semplicemente che questo non è un mondo giusto e la finiamo qui.

  3. Antonio Sibio ha detto:

    Concordo con il commento del dottor Spata.
    Il fenomeno Maradona si è sviluppato in una città complessa come Napoli dove il confine tra il lecito e l’illecito è alquanto labile.
    Maradona probabilmente non possedeva gli strumenti per porsi domande, e probabilmente non ne aveva interesse.
    Successo, soldi e quant’altro, oltre alla sua indiscutibile abilità, erano la sua vita.
    Lo hanno amato perché era come noi: un uomo qualunque che raggiunge l’olimpo!
    Io sono napoletano e non ho mai nutrito simpatia per quel’indiscusso campione.
    Ma comprendo i sogni, io stesso ne faccio uso, dove faccio la parte dell’eroe.
    Il meccanismo di identificazione ci appartiene, anche semplicemente per finire il giorno e ricominciare domani.

    1. A F. Spata ha detto:

      Sento l’obbligo di precisare qualche punto giusto per evitare potenziali fraintendimenti. Dunque, quando parlo di – italiani che ancora fanno fatica a scegliere tra stato e malavita organizzata – non intendevo riferirmi ovviamente soltanto ai “napoletani” tipologia di persone molto diversificata, come è noto, che ovviamente non può essere identificata e nemmeno rappresentata unicamente dalla categoria dei camorristi e del suo sottobosco. Non voglio sottovalutare la problematicità di certe realtà locali. Io sono un meridionale di Sicilia e non mi nascondo la difficoltà e certe brutture della mia terra, ma dobbiamo anche ammettere per onestà che – Il confine tra il lecito e l’illecito è alquanto labile – non soltanto a Napoli o nel “meridione in genere”. Certa pericolosa commistione tra interessi leciti e illeciti è questione strutturale ed “endemica”, oserei dire, italiana, nord compreso, se proprio vogliamo fermarci esclusivamente al nostro paese. Mi sembra superfluo dover sottolineare tutto questo e mi scuso anticipatamente per le reazioni contrastanti che dalla pronuncia di simili “ovvietà” potrebbero scaturire, ma non è una roba tanto scontata per tutti, mi duole riconoscere.

  4. Roberta antonello ha detto:

    Non ho stupore Gianni
    .spettacolo …….bisogno di dare spettacolo.
    E dare spettacolo seda più che dare da pensare.
    Il personaggio si addice.
    (senza nulla togliere alla sua dimensione umana che appunto ‘non mi è estranea’)

  5. Cristiano Farina ha detto:

    Ci si potrebbe fermare alla semplicistica quanto vera considerazione che il popolo si accontenta di panem et circenses, ma al di là di questo il clamore che ha suscitato la morte di Maradona, quantomeno per Napoli e l’Argentina, dipende da quello che ha significato Maradona per queste realtà. A Napoli Diego ha vinto in 7 anni, due scudetti, una coppa UEFA e credo due coppe Italia in anni in cui l’Italia (calcistica e non) era dominata dallo strapotere del Nord e i napoletani erano i “colerosi”, i “terroni”, i “terremotati”; è stato il riscatto morale (calcistico) di una città e di una parte di Italia. Il tanto vituperato gol con “la mano de dios” contro l’Inghilterra nell’86 ha significato la beffarda rivincita del Davide sudamericano contro il Golia europeo, dopo la controversa guerra delle Falkland_Malvinas, che aveva visto l’Argentina uscire pesantemente sconfitta e umiliata. Questo il calciatore. Poi c’è l’uomo, con tutti i suoi errori, le sue cadute, le sue fragilità, sbattute sotto i riflettori (giustamente) per colpa della fama del calciatore, e per questo più umano. Aldilà di tutto il controverso fa notizia, fa scalpore, fa audience, fa popolarità.

    1. A F. Spata ha detto:

      mi chiedevo: quanto sono migliorate le condizioni sociali dei napoletani o dei meridionali più in generale in conseguenza della conquista di – due scudetti, una coppa UEFA e credo due coppe Italia – del Napoli football club? Insomma, se gli svantaggiati di tutte le latitudini pensano di trovare il riscatto morale in uno scudetto allora siamo nei guai serissimi. Mi piacerebbe che i cittadini più diseredati di questo pianeta trovassero il loro riscatto nell’affermazione dei più elementari diritti alla salute, al lavoro ad un ambiente più salubre, tra gli altri. Mi vengono in mente alcuni versi intramontabili di una canzone di un rinomato napoletano Edoardo Bennato quando cantava “E per distrarli dalle cose serie ogni domenica li mandava in ferie tutti allo stadio a farli divertire”. Pessima idea!
      E tornando a Maradona. Ma davvero si può pensare che quella simpatica canagliata del mondiale dell’86 potesse rappresentare la rivincita dell’Argentina a suo tempo “uscita pesantemente sconfitta e umiliata” dai colonialisti britannici? Ma poi che centrava Maradona con le Falklands? Il mondiale è dell’86. La cosiddetta “guerra lampo” è dell’82. Allora non capisco questa associazione. Ricordiamoci che non fu la popolazione argentina ad essere sconfitta e umiliata in quel frangente, ma semmai la feroce dittatura dei generali che si giocarono la carta disperata della retorica nazionalista e sovranista per distrarre la popolazione da una immane crisi economica e dalla sistematica sanguinaria repressione di qualunque opposizione al regime del terrore. È pur vero che una certa parte di popolazione argentina si scordò momentaneamente dei suoi guai e scese in piazza ad applaudire i generali che si erano presi la briga e di certo il gusto e non senza un certo mal interpretato senso dell’onore di invadere inutilmente le Malvinas. Oppure è vero che c’è sempre qualcuno che sta bene indipendentemente dalla forma di governo? O forse questo sta a provare ulteriormente che una folla disperata è semmai sempre maggiormente strumentalizzabile e ricattabile dai governanti di turno? E con questo non mi sogno nemmeno di giustificare qualsiasi forma di colonialismo, sia chiaro. Dico soltanto che la guerra delle Falklands/Malvinas era biecamente strumentale.
      Oltretutto il regime dei generali decadde tra gli altri nel 1983. Quindi il gesto di Maradona sarebbe arrivato piuttosto in ritardo, comunque. Non credo affatto che Maradona volesse vendicare i militari e soprattutto non credo alla retorica del riscatto attraverso lo sport. Forse questo potrebbe valere per i singoli non certo per una collettività. A livello sociale sovraindividuale lo sport temo purtroppo sia più probabile che venga strumentalizzato per malvagie attività di propaganda nazionalistica. E torna buono soprattutto quando si deve mascherare il sangue e smacchiare l’immagine pubblica con i filmati di tanti cittadini che si precipitano tutti allegri per le strade di qualche capitale, eventualmente. Ma se proprio abbiamo bisogno di eroi segnalo il dimenticato e quasi sconosciuto Jorge Carrascosa terzino sinistro dell’Argentina anni settanta che si rifiutò di partecipare ai mondiali del 1978. Buon calciatore, non un fuoriclasse, pare (ma come ben sappiamo ci sono vari gradi di eccellenza) rinunciò alla fascia di capitano della sua nazionale per protesta contro la dittatura dei militari. O forse è vero che gli eroi buoni sono quelli di cui non si parla mai? Mah!

  6. M.C. ha detto:

    Non ho mai amato lo sport,non mi piace,non mi interessa.
    Mi affascina però guardare grandi fuoriclasse ,vedere il loro essere oltre e la padronanza che mostrano quando giocano o gareggiano.
    Un campione si distingue,come si distingue un genio da un uomo comune.
    Maradona mi ha affascinato.
    Mi piaceva guardare come si toglieva di mezzo gli avversari,come arrivava alla rete,con naturalezza,con tutto se stesso.
    Lui era il calcio;incarnava la capacità sorretta da una volontà che veniva da riscatti lontani.
    Se ben ricordo da periferie di miseria e di sud del mondo.
    Il suo portamento tronfio ed il suo volto atteggiato a perenne sfida erano la maschera di un uomo che sotto al campione si sentiva nessuno.
    Non ha saputo vivere da uomo,la fama lo ha travolto,in un turbine maniacale che lo ha ucciso.
    Credo che molti possano identificarsi se non altro nella sua parte migliore.
    In questo terribile momento per un giorno la cerimonia ed il clamore intorno alla sua morte ci ha distratto l’attenzione da altre morti,dal triste rituale della conta quotidiana dei decessi e degli infetti da covid.
    Forse anche per questo la sua morte ha avuto così clamore sui media.
    Abbiamo bisogno di pensare ad altro,anche se sempre di morte si tratta.

  7. Franco Lugo ha detto:

    La spiegazione è che non ci sono spiegazioni. Semplicemente passione e piacere, che a volte sono di uno, o di pochi, o di tutti. Il mito ed il meglio ed il più bello di ciò che ci appassiona. Marylin, Jim Morrison (ancora oggi peregrinaggi al cimitero du Père Lachaise di Parigi), Mozart, Van Gogh, Ligabue, Elvis. Michael Jackson (si dipingeva il volto di bianco, mille perversioni) nessuna identità: non credo. George Best, mito del Manchester United degli anni sessanta, migliaia di persone al suo funerale: libri e film su di lui. Nel letto di morte dice: “o buttato via moltissimi dei miei soldi in donne, automobili e alcool: gli altri li ho sprecati”. Il minimo comune denominatore? Forse la morte precoce. Semplicemente quando un quadro un libro una musica una azione sportiva, ma, perché no, una rivoluzione scientifica, un progetto, etc qualunque cosa soddisfi passione e piacere ( qualunque siano) al massimo di tutto non puoi fare altro che viverlo e basta. Non puoi farne a meno.

  8. marta ha detto:

    non sono una grande appassionata di calcio, un tempo lo trovavo più affascinante, ma da quando c’è stato lo scandalo del doping , i processi,personaggi come Moggi fino ad arrivare al giro di soldi degli ultimi anni che trovo inaccettabile, mi sono definitivamente allontanata.
    Maradona però me lo ricordo: è stato un personaggio in una città che , senza essere offensiva, è per natura sopra le righe,ed è stato “santificato” : nel periodo in cui giocava al Napoli i nuovi nati erano tutti Diego, le statuine per il presepe si sprecavano. durante la sua attività, comunque, non è stato esente da critiche , anche feroci e certi errori e atteggiamenti non gli sono stati perdonati. Come spesso accade ai morti si perdona quasi tutto ciò che hanno fatto di sbagliato in vita e la stessa cosa è stata per Maradona ora che è morto.
    Quello che impressiona è la misura di questo sentimento di lutto che va dalla disperazione di una città come Napoli a quello del caos senza controllo di una nazione come l’Argentina:3 giorni di lutto nazionale, caroselli per strada, scene di pianto, la polizia che consiglia ad adolescenti e bambini di non uscire di casa per alto rischio di scontri e violenze.
    A mio parere la spiegazione di tutto ciò è banale, ed è da ricercare nell’immensa ignoranza che domina la nostra società, a tutti i livelli ed in modo trasversale, si guarda troppa tv, che continua ad essere brutta e banale,si leggono pochi libri, ci accontentiamo di leggere i titoli dei giornali e non gli articoli, anche quando siamo curiosi ci soddisfano le 3 righe di qualche twitter.

  9. Dario Nicora ha detto:

    Penso che l’immensa partecipazione e il clamore destato dalla scomparsa di Maradona siano legati alla combinazione di genialità e fragilità, al fatto che nel calcio sia stato il migliore e nella vita sia stato invece uno di noi, fragile rappresentante della condizione di essere uomo. Lo è stato senza ipocrisia, senza nemmeno sforzarsi di apparire diverso. Almeno per i Napoletani e per gli Argentini non era uno meglio di loro, ma il migliore di loro.
    Con la città di Napoli è poi successo qualcosa difficile da comprendere, Napoli e Maradona si sono scelti perché si assomigliavano, si sono amati. Maradona a quei tempi era già il migliore giocatore del mondo, giocava nella migliore squadra del mondo, il Barcellona, ed è venuto a giocare in una squadra che prima di lui e dopo di lui non ha vinto nulla. Non ha scelto una squadra, ha scelto una città, un modo di essere e lo ha rappresentato con l’orgoglio tronfio della sua genialità. Difficile per Napoli non amarlo.

  10. Francesca ha detto:

    Per me la cosa più impressionante è l’ipocrisia, per quel poco che so di Maradona e del calcio. Io vedo un uomo, di umili origini, che aveva trovato riscatto grazie ad un grande talento, che è caduto nella trappola del denaro, della dipendenza, che è stato coperto finché era comodo (non gli venivano fatti gli esami anti-doping perché un grande calciatore sotto effetto della cocaina si trasforma in un dio del pallone). Poi, sempre secondo le logiche perverse del mercato calcistico, è stato messo alla gogna, abbiamo visto un uomo distrutto, sfatto, sofferente. Non so chi si sia mai occupato dell’uomo Maradona, della sua parte fragile. Ora che è morto tutti a osannare il mito non la persona, di cui, come per altri idoli dello spettacolo, nessuno si è mai veramente preso cura. Nel circo mediatico si fanno sacrifici umani.

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