Attualità

Gioco e processi cognitivi nell’invecchiamento

Giovanni Giusto
3 Maggio 2013
1 commento
Gioco e processi cognitivi nell’invecchiamento

[Il commento si riferisce alla notizia “Videogiochi ritardano declino cognitivo negli anziani (AGI – 2 mag 2013)”]

Da quando la redazione ha deciso di dedicare un poco di tempo a commentare i lanci di agenzia o le notizie pubblicate che abbiano attinenza con la mente, il cervello o l’anima, mi sono imbattuto in interessanti studi, proposti e riproposti all’attenzione del consumatore. Ho potuto anche con un certo stupore, per uno che viveva abbastanza chiuso nel mondo della comunicazione scientifica delle riviste specializzate, notare con quale frequenza ci si dedica a questi temi, segno evidente non solo dell’interesse generico, ma sicuramente anche del desiderio di conoscere meglio i meccanismi che regolano la nostra relazione nel mondo e con il mondo.

In questo caso ancora una volta nulla di nuovo sotto il sole, si tratta di una ricerca che conferma quanto si sapeva dai tempi di Ippocrate, ovvero che un  costante allenamento mentale favorisce le capacità cognitive e riduce non tanto l’invecchiamento, quanto le abilità legate ai processi neurotrasmettitoriali cerebrali.

Ovviamente le fonti di stimolo cambiano ed i videogiochi sono senz’altro una di questi, una volta a scuola si facevano studiare a memoria le poesie e le tabelline ai bambini delle elementari e ciò favoriva probabilmente l’aumento dei dendriti cerebrali, ora che si fa di conto con la calcolatrice queste funzioni vengono ridotte o meglio sostituite da altri interessanti stimoli.

Voglio spezzare però una lancia, forse nostalgica, a favore del vecchio scopone gioco che oltre a migliorare le capacità cognitive dei partecipanti migliora le capacità relazionali ed affettive gruppali……non mi pare poco.

gg



Una risposta.

  1. roberta ha detto:

    ma cosa dire delle valutazioni deille capacità cognitive? ho un’amica di 73 anni e un’altro di 72 , la prima inserita in una ricerca, tutto grati per carità, esami doppi, lacrime e frustrazione venendo poi a sapere che è ai limiti della norma, border. Ma che magari può prendere un farmaco. La mia amica, la mia paziente è stata una persona con gravi difficoltà di adesione all realtà e non penso che il farmaco consigliato sia adatto e che nessuno si sia preoocupato nè di un’anamnesi nè sopratutto di una relazione che abbia intuito i pericoli di un farmaco anticolinergico di dubbia utilità ma sopratutto sull’impatto devastante di un’incapacità vista come halzheimer, senza ritorno. Passiamo al secondo, sicuramente detriorato ma in cui lo sballottamento tra risonanze magnetiche con ventricoli dilatati e visite private e richieste se era depresso e constazioni di microischemie cerebrali messe senza spiegazioni nelle sue mani hanno smarrito. E’ un uomo intelligente e a scopone sicuramente mi batte, ci vuole poco ma stravince i colleghi. Complimenti alla medicina che si lamenta di un’aggressività verso lei rivolta

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