Storie

Esperienza di una professionista sulla maternità

Maria Schillaci
20 Settembre 2015
2 commenti
Esperienza di una professionista sulla maternità

Un momento arricchente come quella di diventare madre inizia con una simbiosi, lucida, evidente e particolarmente affascinate.

Da professionista del settore della psichiatria ho voluto parlare di simbiosi, dandole il significato bello e naturale che assume quando si aspetta un figlio e nelle prime fasi della vita del piccolo.

Diventare genitore ti mette nella condizione di sentire quanto puoi dare all’altro il permesso di esistere nel mondo, di accettare e accettarsi, messaggi non trascurabili da dare al proprio figlio, che possono condurre alla risoluzione della simbiosi.

Per scrivere questo articolo ho dovuto ripercorrere tutti i vissuti, pensieri ed emozioni dal momento in cui ho scoperto che sarei diventata mamma, a quello in cui ho vissuto l’altro che prima era dentro di me.
Durante la gravidanza la “simbiosi” (termine molto usato da noi professionisti del settore), prende forma dentro di te, si concretizza e assume caratteristiche belle e naturali, e non patologiche come siamo abituati a pensare.

Il ciclo della vita inizia con una simbiosi e ci riporta ai bisogni primordiali di ogni essere umano, l’essere curato e amato.
Se ripenso al periodo in cui aspettavo mia figlia, mi vengono in mente i limiti di movimento, di alimentazione, del sonno, agli sbalzi di umore, insomma ad una condizione di vita che necessariamente mi ricordava che qualcosa stava cambiando, e che i tempi e i modi sarebbero stati quelli di cui un bambino aveva bisogno, lenti, moderati e attenti…

Durante i nove mesi di gravidanza senti nascere una presenza emotiva molto grande, con la quale si comincia a stabilire una relazione forte con una parte di te, comunque altra e diversa.
Il bambino diventa un “altro sé”, un sé interno, piccolo e da proteggere.

In questa fase dell’attesa, la simbiosi che si instaura tra mamma e bambino è un momento importante. Infatti, i cambiamenti fisici, la diminuzione o assenza del lavoro, la riduzione dei contatti sociali, possono essere fonte di disagio e stress, e per tale motivo il bisogno di riconoscimenti e di attenzioni sono fondamentali per la mamma.

L’ascolto delle proprie emozioni, il soddisfacimento dei propri bisogni sono un primo passo per cominciare a dare valore all’ESISTERE, messaggio fondamentale da passare al proprio piccolo.
Il permesso interno di esistere che ha la madre, è una condizione importante per far passare al proprio bambino che può sentire, esprimere e ascoltare ciò che ha dentro. Una simbiosi che conduce alla risoluzione della simbiosi. Le relazioni simbiotiche diventano patologiche poichè implicano una svalutazione di una o più parti di sè, e si affida all’altro il potere di sostituirsi ad esse.

Immaginare il suo volto, le sue mani, i suoi movimenti è un’esperienza magica, emotivamente intensa, accompagnata dal fascino dell’incognito; che seppur spaventa, mette necessariamente in evidenza l’inadeguatezza del controllo davanti a ciò che naturalmente avviene.

Accade il parto e la prima sensazione che si prova è lo svuotamento, l’altro sè che si sposta verso l’esterno, e l’idea che la simbiosi sia terminata, che il tuo piccolo sarà in balia di altre relazioni, con la conseguente mancanza dell’esclusività.

Il momento immediatamente successivo al parto, le emozioni si raggomitolano in maniera disordinata, la paura di non essere in grado di fornire il primo fondamentale bisogno di nutrimento, la tristezza della perdita di ciò che era dentro di te, e infine, ma non meno importante, la gioia immensa di vedere negli occhi, toccare e sentire l’ESSERE che magicamente hai creato.

Alla nascita del piccolo, la neo-mamma rivive sentimenti e situazioni tipici di chi è appena nato in ogni sua forma, il neo-nato per la prima volta in vita e la neo-mamma per la prima volta a vivere questa particolarissima esperienza.

Per questi motivi, i vissuti del nuovo genitore sono molto simili a quelli del nuovo nato, il bisogno di nutrirsi per nutrire, l’essere accudita e accarezzata, il bisogno di dormire; senza dimenticare le difficoltà di muoversi in questa diversa modalità di esistere.

Anche la madre rivive parti di sè “infantili”, ricche di ansia, il timore di inadeguatezza e incapacità di gestire il nuovo, riattivando così la paura della vita tipica della fase neo-natale.
Quindi, ancor di più in questo stadio, la mamma ha bisogno di essere riconosciuta, di ricevere messaggi positivi, e che vengano rispettati i suoi tempi e le sue necessità; insomma, il rispetto dei tempi della natura conduce al benessere della persona.

Anche dopo il parto la simbiosi quindi non cessa e continua, l’assecondamento dei bisogni è fondamentale sia per la madre che per il piccolo.
La naturale e sana simbiosi progredisce e si sposta all’esterno, si sviluppa ed evolve nel riconoscimento reciproco madre-bambino e l”altro sé” diventa “l’altro da sé”.

Il nuovo nato si affida totalmente alle cure materne, al nutrimento che lei gli offre, alle carezze e le attenzioni di cui ha bisogno; a sua volta la neo-mamma necessita della comunicazione del corpo del figlio per riconoscersi come madre, per sentire l’altro da sè in maniera particolarmente empatica e trasportata, e che sta ESISTENDO anche per lui.



2 risposte.

  1. Guest ha detto:

    Una esperienza commovente, carica di sensibilità amore, chiarezza comunicativa.
    Una testimonianza, ma anche un insegnamento che permette di sentire qualcosa che va oltre al capire.
    Brava Maria, donna, madre e professionista, un abbraccio a te e un bacino alla piccola.
    Fabio Pasquarelli

  2. Guest ha detto:

    Ho avuto il piacere di conoscere Maria e averla come collega sul lavoro, anche se in realtà io sono un Infermiere.
    Una collega che è diventata anche genitore, il “lavoro” più difficile che esista….tant’è vero che per farlo veramente bene è indicato il “full-time” e non il “par-time” come spesso si è costretti a fare in questa società non organica.
    Un modello società basata sulla specie umana ma non per la specie umana, una contraddizione di fondo con cui un genitore deve subito fare i conti, soprattutto se madre.
    E quindi bisogna scegliere se stare avulsi in se stessi, magari in una torre d’avorio, oppure provare a dare un senso “supremo” all’esistenza umana che non si limiti alla propria ma che sfoci in un’altra, una nuova vita.
    Questa è l’essenza della specie umana, basterebbe che la realtà si adeguasse a se stessa, invece tutto è molto più complicato.
    E te, cara Maria, hai avuto il coraggio di scegliere la vita, la specie umana

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