Esiste il sesto senso? Che cosa sappiamo relativamente a questo concetto, di cui spesso si parla e al quale si sono rifatti cinema e letteratura più di una volta, per sottolineare qualcosa di paranormale? La scienza ci dice che esiste. Non è nulla di magico o esoterico. Lo possediamo infatti tutti, accanto ai cinque che ben conosciamo. Oltre alla vista, al tatto, all’udito, all’olfatto e al gusto, abbiamo un senso ulteriore. Si chiama propriocezione, sebbene qualcuno utilizzi la parola cinestesia. Anch’essa è una capacità innata, al pari delle altre cinque, e consente di percepire il proprio corpo nello spazio.
Si deve a questo senso la capacità che tutti abbiamo di riuscire, per esempio, a toccarci la punta del naso anche al buio. Sappiamo infatti perfettamente dove si trovi la nostra mano, anche se non siamo in grado di vederla. Così come siamo consci di avere il naso al centro del viso.
Un radar chiamato propriocezione

Il cosiddetto sistema propriocettivo non ha occhi né orecchie. Si serve di tanti recettori diversi, sparsi nel corpo, per raccogliere informazioni e farci capire, anche nel buio pesto o a occhi chiusi, dove siamo e in che posizione ci troviamo. Numerose informazioni ce le fornisce il sistema vestibolare, situato nell’orecchio interno, il quale ci notifica dove siamo, in rapporto allo spazio che ci circonda. Per riuscirci, sfrutta tre canalicoli semicircolari, orientati in tre direzioni differenti, e gli otoliti, dei sassolini, se così vogliamo definirli, liberi di muoversi. Grazie alla loro azione, possiamo accorgerci se stiamo andando in avanti o indietro, verso l’alto o verso il basso, se stiamo girando su noi stessi, rallentando oppure accelerando. Insomma, è il sistema che ci consente di mantenere, sempre e comunque, o quasi, il controllo del corpo e la piena padronanza sul nostro equilibrio.
Il fatto che molti di noi non siano neppure a conoscenza del fatto che esiste il sesto senso si deve al una deliberata azione del cervello, il quale elimina dalla coscienza, e dunque dalla memoria, gli stimoli sensoriali continuamente presenti. Lo fa perché sono poco importanti e ha bisogno della cosiddetta memoria di lavoro, dunque del massimo dell’attenzione, per potersi occupare di altro. Se fossimo sempre in allerta nel percepire i vestiti indossati, la pressione del pavimento sotto i piedi o l’angolazione del gomito, non potremmo porre l’attenzione su compiti complicati e delicati: guidare l’auto, scrivere, parlare, concentrarci e così via.
Esiste il sesto senso ma non è sempre attivo
La propriocezione, esattamente come la vista, l’udito e gli altri sensi, può avere qualche difetto e non funzionare sempre al meglio. Ciò può succedere, temporaneamente, in chi è sottoposto a terapie con sostanze citotossiche. Pensiamo alle chemioterapie per i tumori, magari in momenti di crescita rapida dell’organismo. Per esempio durante l’adolescenza. Anche un dimagrimento dovuto a liposuzione o accumulo di muscoli rapido, come nel caso dei body-builders, può cambiare la capacità di percepire il proprio corpo. La stessa cosa avviene in caso di trauma muscolare o ai legamenti. La propriocezione, in questi casi, può essere recuperata. Un valido metodo è la fisioterapia riabilitativa. Questa prevede esercizi specifici per la propriocezione, come quelli svolti utilizzando cuscinetti oscillanti su cui stare in piedi, fino a ritrovare la stabilità.
Se esiste il sesto senso, ne esiste anche un settimo?
Abbiamo dunque visto come esista un sesto senso e non sia soltanto qualcosa di fantasioso e leggendario. Tutt’altro. Ognuno di noi ha sei sensi, non soltanto i cinque che ben conosciamo. Alla luce di questa nuova informazione, siamo davvero sicuri che ci si debba fermare qui? Non è che per caso abbiamo addirittura un senso ancora ulteriore, ovvero un settimo sistema percettivo del quale non parliamo mai? A sentire gli scienziati, la risposta è affermativa. I sensi, a loro dire, non finiscono ancora qui. Ne esiste infatti un altro, della stessa importanza ma più che mai negletto: l’enterocezione. Questo settimo senso ci avverte delle condizioni dell’organismo. Lo fa dall’interno del nostro corpo e va a braccetto con la propriocezione. I due sensi insieme, infatti, hanno lo scopo di farci percepire la nostra fisicità nella sua interezza.
Il sistema enterocentrico raccoglie dati di ogni genere da organi, circolazione sanguigna e così via. Non appena lo ha fatto, ci fornisce informazioni sul loro stato. In alcune occasioni si manifesta tramite i canali della consapevolezza. Quando ci sentiamo affamati, assetati, addolorati, o dobbiamo andare urgentemente in bagno, è l’enterocezione che si sta facendo sentire. Altre volte, invece, non ci accorgiamo minimamente del suo operato e dobbiamo sforzarci se vogliamo esserne resi coscienti. È quel che accade con il battito del cuore o il ritmo del respiro. Questi sensi, che definiamo nascosti, sono quelli che ci rendono completamente umani. Se non li avessimo e ci basassimo solo sui cinque canonici, ci mancherebbe qualcosa.
Può interessarti anche: “La bussola delle emozioni: recensione e impatto sul benessere“