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E se avesse ragione lo psichiatra finlandese

Pasquale Pisseri
7 Febbraio 2017
3 commenti
E se avesse ragione lo psichiatra finlandese

Commento all’articolo apparso su La Repubblica il 7 febbraio 2017
Titolo un po’ troppo sensazionale. In realtà, non vedo novità teoriche di rilievo: l’importante (ma non certo esclusiva) azione dei life events su un terreno vulnerabile; il ruolo fondamentale dell’incontro, del colloquio, dell’ascolto; la necessaria pluriprofessionalità senza  delimitazioni dei compiti troppo rigide; il coinvolgimento della famiglia (più delicato quello di un più esteso milieu anche extrafamiliare); la precocità dell’intervento; sono tutti principi da tempo accolti.

È invece vero che  l’accettazione teorica non sempre trova riscontro nella pratica quotidiana dei Servizi, e che a ciò forse potrebbe porre rimedio una organizzazione meglio  finalizzata a una integrata applicazione dei principi guida.
 Ma per piacere niente messaggi miracolistici, come la prospettiva di una rinuncia totale o quasi al farmaco, e ancora di più quella di una enorme riduzione delle nuove diagnosi.
Questa infatti potrebbe essere – eventualmente – il frutto di una efficacissima azione preventiva primaria riguardante  ovviamente non i pazienti conclamati ma l’intera popolazione o almeno le fasce a rischio; per quanto ne so, il modello descritto non la prevede.
Se qualcuno ne sa di più…



3 risposte.

  1. Guest ha detto:

    Verissimo
    C’è da chiedersi perché la necessità di enfatizzare ora uno ora l’altro di sistemi per niente originali
    Al di là della capacità commerciale indubbia

  2. Guest ha detto:

    credo che fare lo psichiatra ancora richieda di non mettersi in una ‘ideologia’ ed intendo non legata ad un’ideologia ma a una chiave unica quella ‘vera’ . Non leggo se non con rabbia, con stupore, con fastidio le varie divulgazioni ma ancor peggio le asserzioni sicurezze certezze che ci sono dietro e vengono date agli assetati di sicurezze a buon prezzo… ma evidentemente come nel resto, la storia, la memoria non serve a nulla . Tutto svanisce e si ripete.
    Serve sapere che un buon servizio coordinato forse da buoni risultati… ma … servono modelli… ma… serve credo saper pensare in modo etico interessato memore colto ed è pare difficile… le vie sono più scorrevoli in altro modo e la vita è breve.

  3. Davide ha detto:

    Ma funziona proprio così….intervento precoce e tendenzialmente senza farmaci. Esattamente il contrario di quel che succede nei servizi italiani.
    E poi non diamo per scontati il tema del “dialogo aperto” in Italia come se davvero gli psichiatri facessero un lavoro di ascolto con i pazienti.
    Se volete raccontatela pure come una banalità nota a tutti ma l'”open dialogue” potrebbe introdurre una vera discontinuità nel diagnosificio della psichiatria italiana così come nella somministrazione di farmaci intesi come cura per qualcosa che biologico non è.

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